Personaggi

In cattedra per superare l’identità

di Gina Di Meo

Ci sono questioni di identità e questioni su come un’identità può essere costruita e consolidata. Nel caso dell’identità italiano americana, spesso la sua costruzione avviene attraverso un’altra ricostruzione, come per una trasmissione orale, alla stessa stregua di un passaparola, con il risultato che parte del discorso originale viene perso inevitabilmente. Diciamo questo per introdurre una figura che potrebbe far discutere, perché le sue argomentazioni sono più l’eccezione che non la regola.
Il nostro uomo è Peter Carravetta, che da un semestre siede sullo scranno della cattedra Alfonse M. D’Amato della SUNY Stony Brook e incoronato ufficialmente la scorsa settimana con una cerimonia a Long Island, nella sede dell’Università. Tra i presenti, la rettrice dell’università Shirley Strum Kenny, il direttore del Graduate Council, collaboratore del Senatore D’Amato e grande promotore della cattedra, Avv. Richard Nasti, il Decano della School of Arts and Sciences, Prof. Jim Staros e il Direttore del Center for Italian Studies e principale responsabile per la raccolta dei fondi per la D’Amato Chair, il Professor Mario Mignone. Hanno partecipato intorno a 100 persone tra colleghi, amministratori e amici del Prof. Carravetta.
Prima di entrare nei dettagli, diamo un assaggio del suo pensiero dicendo che per Carravetta un’identità si costruisce tramite fonti primarie e non attraverso interpretazioni altrui, per questo il suo ambizioso progetto è quello di offrire alle generazioni future proprio questo raw material. Il percorso del professor Carravetta è esattamente in linea con quello di molti suoi colleghi che operano nello stesso campo di studi. A differenza loro, Carravetta è nato in Italia, nel 1951 in un paesino del Cosentino. È arrivato negli Stati Uniti da adolescente, a dodici anni, e sicuramente con la consapevolezza, conscia o inconscia che sia, di essere italiano. Anche l’emigrazione della sua famiglia differisce da molte altre perché i suoi genitori sono arrivati negli Stati Uniti in età pensionabile.
«Io ero l’ultimo di sei figli – ci racconta Carravetta – e a sua volta mio padre aveva dieci fratelli, sei dei quali emigrati negli Stati Uniti prima della Prima Guerra Mondiale. Quando sono arrivato a New York, in particolare nel Bronx, mi sono americanizzato subito, diciamo che non ho vissuto una Little Italy, e nel giro di un anno parlavo perfettamente inglese e raggiungendo ottimi risultati a scuola. In questo mi ha aiutato la mia formazione iniziale in Italia».
Come spesso succede, le intenzioni da ragazzo mutano totalmente da adulto e Carravetta da una passione iniziale per le scienze e per l’aeronautica, si ritrova a studiare materie letterarie e a laurearsi in Storia della Letteratura Americana. «Le scienze mi hanno disilluso – spiega Peter – perché gli unici sbocchi erano lavorare o per una corporation o per l’esercito, ed io mi sentivo come se il mio io fosse annullato. Le materie letterarie, invece, mi hanno fatto scoprire una vena creativa e così ho cominciato a scrivere sia in italiano che in inglese. Poi ad un certo punto ho scoperto Dante e ho cominciato a frequentare un corso sulla Divina Commedia». Poi come succede per molti italiani americani, il viaggio in Italia si rivela foriero di tante altre esperienze, tanto più che il nostro professore non è andato in una città qualsiasi, bensì Bologna. «A Bologna ho scoperto un altro mondo – commenta – mi sono trovato di fronte allo stesso tempo un’Italia antica ma anche molto moderna. Dopo un anno sono tornato negli Stati Uniti, ho fatto domanda alla New York University e ho iniziato un PhD in francese e in italiano e grazie ad un’altra borsa di studi, sono andato a vivere e studiare a Milano».
Nel 1983 Carravetta approda a Queens College/Cuny come Assistant Professor of Italian e nel 1991 ottiene la cattedra. Qui è rimasto fino all’inizio di quest’anno, quando cioè è diventato il primo Alfonse M. D’Amato Professor in Italian and Italian American Studies at Stony Brook University.
Da dove parte il pensiero del professor Carravetta? Diciamo che il suo è un approccio innanzitutto di tipo filosofico e come lui stesso spiega: «Ad un certo punto mi sono accorto che nessuno conosceva il pensiero italiano contemporaneo, mentre, invece, gli italiani americani dovrebbero conoscere la loro storia, soprattutto dopo l’Unità. Inoltre, la questione del recupero dell’identità italiana richiede un maggiore studio e una ricerca storica e l’uso di strumenti critici più raffinati. Ad esempio, invece di continuare a puntare sull’identità doppia perché non accettare che il vero problema è nel gap tra italiani e italiani americani?». E a questo punto Carravetta potrà apparire anche destrutturalista perché si spinge fino al punto di dire che: «Al giorno d’oggi manca un modello ermeneutico adeguato per rendere conto dell’inesistenza di un’identità. È più una questione politica che di identità quando si parla di italiani americani. In realtà noi siamo più persone allo stesso momento, siamo multiprospettici, siamo italiani, americani, entrambi o anche altro. Si deve una volta per tutte farla finita con la storia dell’identità e cominciare a parlare di comunità internazionale».
La cattedra Alfonse M. D’Amato - come lui stesso ci ha confessato – è un riconoscimento prestigioso per Carravetta. «Ne sono molto fiero – dice –e ho intenzione di rilanciare gli studi nel settore italiano Americano in modo radicale e ponendo anche quesiti scomodi. Questa cattedra mi dà anche la possibilità di iniziare a lavorare ad un progetto a cui penso da anni, ossia The Italian American Archive, che intente documentare in diversi volumi la storia sociale e culturale degli italiani americani dal 1870 ad oggi, con un’enfasi particolare sulle prime decadi visto che gran parte di quel materiale è andato dimenticato. Tutta questa documentazione deve essere messa a disposizione degli studenti per far nascere la consapevolezza della complessità del loro passato». Oltre a questo ambizioso progetto, Carravetta sta preparando un simposio su Italian American Criticism che si terrà il 3 e 4 ottobre 2008.