A modo mio

Ottant'anni di fondamentalismo

di Luigi Troiani

Gli scontri sanguinosi di queste settimane in Libano, che rinnovano la volontà di Hezbollah di ampliare il suo potere, ripropongono il ruolo del fondamentalismo (ritorno ai fondatori) o radicalismo (ritorno alle radici) nella complessa galassia della religione islamica e del mondo arabo. Per quanto attiene all’epoca contemporanea, la vicenda parte dalla nascita dei Fratelli Musulmani in Egitto nel 1928. L’organizzazione, nonostante le repressioni subite dai regimi arabi laici, ha caratterizzato più di altri la profondità del rinnovamento della storia religiosa e politica dell’Islam, mai smettendo di riconoscersi nei propositi dell’inizio: “Dio è la nostra meta, il Corano la nostra costituzione, il Profeta il nostro capo, la lotta è la nostra vita, e la morte nel nome di Dio la più alta delle nostre aspirazioni”.
Quando Faruk I a 16 anni salì al trono, rampollo di una dinastia laica e filo-occidentale, si trovò subito sotto il tiro dei Fratelli musulmani, ai quali dovette rendere conto del proprio anticonformismo. Sayyid Qutb, affiliato ai Fratelli Musulmani egiziani in seguito al disgusto provato durante un soggiorno negli Stati Uniti, avrebbe ben tradotto la veemenza fanatica contro i non musulmani identificandoli come idolatri, così candidando il mondo islamico alla “purificazione” totale dall’influenza occidentale. I Fratelli sono ora in Egitto una realtà anche politica, con responsabilità ai livelli locali e possibilità di assumerne a livello nazionale. Ipotecano gli assetti di potere che faranno seguito a Mubarak e influenzano i movimenti radicali e fondamentalisti nella galassia araba e islamica. Magdi Allam, vice direttore del Corriere della Sera, ha scritto nel luglio 2005, ragionando sull’Ucoii, Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia.: “Afferma di controllare la gran parte delle moschee, ma è essenzialmente emanazione dei Fratelli Musulmani, una forza politica che strumentalizza la religione per affermare il proprio potere. … Patrocinano un’idelogia anti-occidentale, anti-americana, anti-ebraica. Esaltano i terroristi suicidi islamici che massacrano gli israeliani. Così come legittimano gli attentati contro gli americani in Iraq, fino a spingersi a giustificare la strage degli italiani a Nassiriya”.
L’islam fatica a fare i conti con i valori della modernità, da noi conquistati con secoli di lotte contro aristocrazia e potere religioso. E’ nato beduino, fatalista, bellicoso, stenta a rapportarsi in modo conciliatorio con l’individualismo, l’autonomia del femminile e delle tendenze sessuali, la mobilità sociale e culturale dell’Occidente. Si ritrova, nelle punte estreme, con Muhammad ibn Abd al-Wahhab (1703-1766), iniziatore dell’estremismo islamista politico e religioso: “Giuratemi di condurre guerra santa, jihad, contro ogni musulmano non osservante” (del wahhabismo). Conquistate Mecca e Medina, con i suoi guerrieri costrinse le donne al velo e gli uomini alla barba, lapidando ogni poveraccio considerato “impuro”. Era la fitna, la guerra civile tra musulmani
Quando quel radicalismo si rivolge contro gli occidentali, pensa di affrontare gente imbelle, attaccata in modo esagerato alla vita e quindi inadatta a combattere. Non gli faranno certo cambiare idea decisioni come quella presa, nel settembre 2006, dalla Deutsche Oper, cancellando l’esecuzione dell’Idomeneo di Mozart per una scena ritenuta contraria all’islam. A parte la critica immediata della cancelliera Angela Merkel, l’Oper dovette trangugiare la dichiarazione ufficiale delle comunità islamiche di Germania: “Niente può intromettersi nella libertà artistica”.