Italiani in America

Il cacciatore dell'Alzheimer

di Generoso D'Agnese

Oggi il suo nome è facilmente rintracciabile tra i docenti della Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University di New York ma il suo aspetto continua a trarre in inganno. A un primo sguardo  Luciano D'Adamio sembrerebbe infatti uscito da un set cinematografico e  nessuno oserebbe infatti accostare il suo volto a quello di un austero ricercatore di laboratorio.

Eppure,la professione scelta dall'immunologo è proprio quella della caccia. Una caccia paziente e silenziosa verso un killer cui pochi badano ma che in tanti purtroppo vivono sulla propria pelle. L'Alzheimer.

Nell'Albert Einstein College of Medicine, il professore conduce infatti una personale lotta contro questa malattia e contro il silenzio che l'avvolge. Al contrario dell'AIDS, l'Alzheimer sembra una malattia riservata ai vecchi. Questo almeno nella concezione comune dell'opinione pubblica. Ma nel 2008 è difficile accostare 65 o 70 anni alla vecchiaia e le ricadute di questa malattia ammontano fra gli 80mila e i 100mila dollari l'anno per ogni paziente, che può vivere per anni in condizioni critiche trascinando nel baratro l'intera famiglia.

Figlio di un medico di base e di una matematica, Luciano D'Adamio è nato a Chieti e ha conseguito la sua laurea a Perugia. Appassionato di matematica, da bambino Luciano aveva l'abitudine di risolvere quiz matematici posti da sua madre e con gli enigmi matematici entrava nel mondo dei sogni. Negli anni questa strana abitudine gli ha permesso di mantenere sempre vivo il divertimento per il ragionamento scientifico. Nel 1988 l'immonulogo è stato  chiamato a Boston, presso la Harvard University. Un'esperienza esaltante, rimasta nel cuore dello studioso.

"Si lavorava gomito a gomito con ricercatori e premi Nobel e l'ambiente era del tutto informale. Non si badava ai titoli né alle posizioni all'interno delle equipe. Tutto era regolato dal gioco di squadra. E quando tornai in Italia, trovandomi di fronte ancora una volta il sistema accademico italiano, non trovai la forza di rimanere e scelsi di tornare negli Stati Uniti per creare qui il mio percorso professionale."

Dopo 4 anni di lavoro a Harvard, D'Adamio è tornato Italia nel 1992 per rimanere un solo anno. Nel 1993 è tornato infatti negli Stati Uniti con un contratto di sei anni come ricercatore presso il NIAD, "National Institute of allergy and infection desease", istituto facente capo al NIH (National Institute of Health) un organismo federale simile al CNR italiano.

"Negli Stati Uniti la modalità di ingresso nel lavoro di ricerca è del tutto diversa da quella italiana. Non si fanno concorsi nazionali per entrare nelle Università. I centri di ricerca pubblicano annunci su riviste specializzate, a caccia di ricercatori e "group leader". Ci si presenta e si fanno i colloqui nei quali si spiegano i propri progetti di ricerca. Se le risposte sono affermative, è possibile avere subito un contratto a tempo, un team di lavoro e un budget economico come fondo. Se alla fine di questo contratto a termine si produce qualcosa di valido, è facile essere assunti a tempo indeterminato, altrimenti ci si saluta da buoni amici ma avendo maturato una positiva esperienza di rierca."

La carta vincente di Luciano D'Adamio  è arrivata nel 2001 con l'assegnazione dell'Alzheimer Award, un premio istituito dalla casa farmaceutica Elan e assegnato ai migliori ricercatori impegnati nella lotta contro il terribile morbo. La ricerca condotta dal professore immunologo  e dal gruppo formato da Emanuela Lacanà (milanese) e Pasquale Vito (napoletano) ha portato all'individuazione e alla clonazione del gene Alg 3 (apoptosis linked gene), che sembrerebbe essere la chiave di ingresso per scardinare la malattia.

La scoperta dei ricercatori ha trasformato per diverse settimane lo staff di D'Adamio in novelli eroi per i due milioni di americani e i 500mila italiani  (ma nel 2030 i casi raddoppieranno) che ne vengono colpiti (eclatante il caso dell'ex presidente Ronald Reagan) ma non ha affatto allentato la voglia di proseguire su una strada irta di difficoltà.

Vincitore nel 2008 di un altro Alzheimer Award come fondatore della Regemenix, Luciano D'Adamio non nutre molta malinconia per il mondo della ricerca italiana.

Lucidamente critico nei confronti di un sistema accademico che privilegia il nepotismo, l'immunolgo confida solo negli istituti di ricerca specializzati.

"Fare rientrare nell'Università italiana studiosi che sono andate via a 27-28 anni, formatesi dentro un sistema diverso, potrebbe causare solo conflitti con un'architettura stabilmente ancorata a certi schemi. Per salvaguardare l'ottimo potenziale umano che spesso non trova sbocchi alle proprie intuizioni scientifiche, sarebbe opportuno investire molte risorse negli istituti collegati alle Università (penso al TIGET, al TIGEM, alla IEO e CEINGE) che possano assorbire sia studiosi tornati dall'estero sia validi ricercatori italiani. Evitando così qualsiasi tipo di ostilità con il sistema accademico basato sul vertificismo formale."