SPECIALE ARTE/ Fallo ancora a... Brooklyn

di Olivia Fincato

Forse non tutti lo sanno ma a 12 miglia dalla Whitney Biennal, fermata Kosciusco della linea J, altri 99 artisti, provenienti da tutto il mondo, stanno esponendo il loro lavoro fino al 1 giugno. L'evento si chiama Brucennial 08 ed è stato interamente curato dalla curiosa fondazione Bruce High Quality (1100 Broadway, Brooklyn 11221). Io non avevo idea di   cosa si trattasse. Alcuni amici me ne avevano parlato, ma vagamente, solleticando la mia curiosità sino al punto di decidere di andare all'avanscoperta. E dopo esserci stata e averne conosciuto i fautori posso dire con sincerità che Brucennial 08 ha superato piacevolmente le mie aspettative.

A Bushwick, in una zona che seriamente ha poco a che fare con la lucida Chelsea, in uno spazio più impolverato che lindo, il lavoro di un centinaio d'artisti (rinomati e non) tra cui anche quattro italiani: il duo Isola e Norzi e i fratelli Aurora e Tonatiuh Pellizzi. Con il  tema  Do it Again,  che potremmo tradurre in italiano con "fallo di nuovo" o "fallo ancora", la Bruce High Quality Foundation ha invitato gli artisti a realizzare cover di opere già viste, già criticate, già amate o odiate.

È un biglietto di andata e ritorno nel passato dell'arte. Scegli un'opera, donale un tributo, sfruttane la riflessione, ricreala, fanne quello che vuoi ma parti da lì. Dal fatto che nulla è nuovo. Poi ritorna. Una perpetuazione del nothing new, dicono i seguaci di Bruce High Quality. E così Isola e Norzi partono dall'enigmatico quadro di Philippe de Champagne, "Still-Life with a Skull", e su di una mensola posano gli stessi simboli iconici: un teschio, un fiore e una clessidra. «L'idea è di rievocare l'archetipo della vanità, come riferimento antico e lanciare una provocazione ironica sull'uso-abuso del teschio nella  moda e nell'arte contemporanea degli ultimi anni». I tre oggetti del dipinto sono però leggermente trasfigurati. Il teschio non è più umano ma di scimmia, «volevamo rappresentare ciò che eravamo piuttosto che ciò che ineluttabilmente saremo», il fiore è di plastica «abbiamo preferito  raffigurare l'eterno non l'effimero» e la clessidra perde tempo piuttosto che segnarlo.

Ma proseguiamo lungo la parete della fondazione High Quality e una carrellata di miti rivisitati ci porta sino a "Un chien andalou" dei fratelli Aurora e Tonatiuth Pellizzi. Il video realizzato sulla base dell'omonimo cortometraggio di Luis Buñuel e Salvador Dalí è un tributo all'opera più significativa del cinema surrealista. I 16 minuti (stessa durata dell'originale) mostrano l'occhio di Aurora vivere a fianco di quello di Tonatiuth creando una sorta compozione surrealista tra volto maschile e femminile, fratello e sorella. I fratelli Pellizzi riprendono il motivo dell'occhio tagliato dal rasoio, scena che apre il film originale, e reinterpretano lo scambio-presenza tra uomo e donna.

Mi sono limitata a descrivere le opere dei nostri compaesani anche se tutti gli artisti presenti alla Brucennial 08 meriterebbero voce. Questo è un invito non solo a spingerci oltre i soliti circuiti dell'arte contemporanea newyorkese ma anche a osservarla con occhi diversi. Non è tutto oro quello che luccica. (www.thebrucehighqualityfoundation.com)

Di seguito alcune domande agli artisti Isola e Norzi che ho rincontrato dopo molto tempo qui a New York . Hilario Isola e Matteo Norzi lavorano insieme tra Torino e Bagnolo (CN) dal 1999. La loro è un'opera a quattro mani che parte dalla scultura per andare a coinvolgere altri tipi di linguaggio, dalla musica alla pittura

Perché in "Vanitas" in mostra fino al 1 giugno alla Brucennial c'è una clessidra che perde tempo piuttosto che segnarlo?

«Le tracce del passare del tempo, la sedimentazione della polvere sulle cose, sono riflessioni che portate verso il paradosso ci hanno spinto ha indagare sull'archetipo della clessidra e sulle implicite potenzialità espressive di questo oggetto fragile e inquietante..»

Quale il vostro rapporto con il tempo in relazione a città come New York? E alla campagna torinese?

«Cerchiamo di alternare fasi riflessive a fasi concitate. Il tempo è fatto di attimi e settimane enigmistiche. In campagna troviamo la concentrazione per raccontare nuovi lavori e per sognare nuovi viaggi.New York invece pare ancora la punta più alta di Babilonia, perfetta come piazza, ma è anche una città le cui strade sono piene di idee.. »

 Nel ritmo frenetico contemporaneo oziare è spesso un considerato peccato. Quale la vostra concezione di ozio?

«L'ozio è ormai il vero lusso in una società dove il tempo è denaro. Per noi è spesso un tempo ideale dove dare spazio alle idee, farle decantare in quello spazio sospeso che spesso prende la forma della melancolia. Questo trasforma l'ozio in un tempo di lavoro anche se lento e inconscio. L'ozio è da sempre un esercizio di libertà.. »

Come siete stati coinvolti a Brucennial?

«Ci siamo conosciuti a New York, poi a Torino, poi ancora qui. L'amicizia e l'affinità elettive ci hanno subito messo in sintonia sul progetto della Brucennial, questa idea della vanitas su cui stavamo già lavorando ha preso forma di un dialogo spontaneo con la loro idea di ‘cover' artistica. »

Com'è stato esporre lontano dalle rinomate gallerie di Chelsea

«E' stato un modo per scoprire meglio Brooklyn e a giudicare dal pubblico che è venuto all'inaugurazione, l'interesse della gente è per fortuna legato ancora alla proposta culturale piuttosto che ai luoghi dove avviene».