Arte

Pungenti emozioni da portar via

di Ilaria Costa

Sponsorizzata dall'Istituto di Cultura Italiano di New York, giovedì sera si è inaugurata alla Esso Gallery di Chelsea la mostra dell'artista torinese Nicus Lucà. L'esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 14 giugno.

Intitolata StraightPinPaintings, la mostra presenta una serie di opere che riprendono e riproducono fedelmente - persino nelle dimensioni - quadri famosi della tradizione artistica mondiale, con immagini ben note e riconoscibili, ormai parte integrante del nostro immaginario collettivo, tratte da pittori quali Caravaggio, Wahrol, Modigliani. Questi quadri hanno però la caratteristica di essere "pungenti", nel senso letterale del termine, perché realizzati con una tecnica davvero molto particolare: al posto della tradizionale pennellata pittorica, l'artista impiega centinaia, migliaia di spilli per delineare i contorni di queste raffigurazioni, emergenti da fondi monocromi bianchi o da campi di colori pieni e vivi.

Gli spilli, inseriti dal retro delle tele in modo che fuoriescano verso lo spettatore, sollecitano due ordini contrapposti di percezione: da lontano la fitta massa di spilli crea un seducente effetto vellutato, ricco di riflessi che invita alla prossimità, inopinatamente però negata, proprio nel momento stesso in cui essa viene messa in atto, dal senso di pericolo insito negli aghi puntati verso lo spettatore.

Il processo creativo di queste opere, interessante di per sé, si può seguire attraverso un singolare video della durata di ben 12 ore, prodotto dallo stesso artista e presente in mostra.

Incontriamo Nicus Lucà nella stessa Esso Gallery, di proprietà di un altro torinese veterano della scena artistica contemporanea newyorkese, Filippo Fossati. Nel corso della conversazione ci colpisce la carica etica dell'artista, quando sostiene con fervore che l'arte deve obbligatoriamente arrivare al popolo, per evitare di diventare ermetica, autoreferenziale, elitaria, e perdere in tal modo la sua funzione più genuina di veicolare emozioni.

Avendo cominciato la sua carriera artistica come musicista e cantautore Rock e Punk negli anni ‘80, Nicus divide il tempo della sua attività artistica in due parti: come artista individuale e come parte di un gruppo. Convinto che l'arte acquisti un maggiore senso se fatta come autore collettivo e come somma di esperienze di discipline e campi differenti, ha fondato nel 2000 il Pop Club, un luogo virtuale in cui, come in una galassia, si incontrano competenze creative diverse.

Interessante e simbolico il suo hobby: la kick boxing in cui Nicus trova che eleganza e semplicità si coniugano con armonia, come nella sua ricerca artistica/esistenziale. Il tema della pratica del boxing compare costantemente in molte opere di Nicus che aggiunge: «L'arte del boxing è per me una metafora della vita e dell'arte: schivare i colpi e difendersi elegantemente, con la semplicità della tecnica».

Gli aspetti che ti piacciono di più dell'essere artista e quelli che trovi meno in sintonia con il tuo carattere?

«Non mi piace quando avverto che mi si vuole mettere dei guinzagli, quando devo correggere la mia ideologia in nome di un successo momentaneo per cogliere l''occasione' a scapito della qualità del mio lavoro. Odio quando non posso essere coerente con il mio modo di pensare in nome di una tendenza modaiola.

Quello che mi piace invece è la possibilità attraverso l'arte di ‘esser vero' e autentico. Amo circondarmi di persone con le quali posso lavorare in modo onesto, costruttivo, confrontandomi con loro su ogni tipo di emozione artistica e di fronte alla vita».

Cosa ti spaventa e cosa ti emoziona nella vita?

«Ma lo spavento è già un'emozione! Mi emoziona la semplicità di percepire una sensazione forte.

Mi emoziona afferrarla prima di ragionarci su, vedere quella luce...come uno stimolo a ragionare. Mi emoziona qualcosa che produce in me un entusiasmo interiore che mette in moto un processo creativo da condividere con altri. Mi emoziona un rapporto umano, un'idea! In altre parole, mi emoziona la poesia degli altri».

Qual è il ruolo dell'arte oggi?

«Trasformare emozioni private in emozioni per gli altri. La responsabilità del significato è una sorta di optional.  L'opera viene trasformata costantemente dall'interlocutore, che gli da un significato, che la usa come vuole. L'importante è che l'opera produca un'emozione, catturi attenzione...  provochi una reazione (anche una reazione di disgusto o di schifo, l'importante è che ci sia una reazione). Questo secondo me è il ruolo dell'arte. Di comunicare, e di comunicare emozioni!»

... ed il ruolo di un artista?

«Non sono d'accordo con l'opinione comune che l'artista debba ‘vivere per l'arte'. Penso che si vive per la vita e che, se sei un'artista, ti esprimi attraverso l'arte».

Che cosa è esattamente il Pop Club? E perché lo hai fondato?

«È un gruppo composto da scrittori, registi, musicisti, una banca di competenze diverse che si incastrano e si potenziano come somme di interi, di esperienze, con lo scopo di realizzare ogni volta un unico prodotto comune. Credo che oggi l'arte abbia senso solo se fatta collettivamente come somme di abilità e somme di rapporti umani.

Per questo ho comprato una stella... e le ho dato un nome, perché penso che le persone con le quali collaboro o con cui ho collaborato siano come una galassia».

Cosa fai nel tempo libero?

«Qualcuno più famoso di me una volta ha detto ‘Quando sono affacciato alla finestra, sto lavorando'... Non esiste una separazione tra il mio lavoro e la mia vita. Essere un artista è un modo di essere, non un lavoro! ».

Cosa vorresti che un visitatore, vedendo la tua mostra dicesse dei tuoi lavori?

«Che li vorrebbe avere a casa, mi piacerebbe che uscisse dalla mostra con la voglia di convivere con una delle mie opere».