CASO MORO/ Parla lo storico Richard Drake: "Ma le prove indicano solo le BR"

di Gina Di Meo

La tesi che Aldo Moro sia stato vittima di un complotto dello Stato o di una potenza straniera non viene accettata da Richard Drake, docente di Storia Europea Moderna all'Università del Montana. Drake è autore di numerosi saggi  e libri sul terrorismo italiano e ha scritto ampiamente sul caso dello statista democristiano rapito e ucciso. Suo il libro The Aldo Moro Murder Case (Harvard University Press, 1996) e poi anche il più recente Apostles and Agitators, Italy's Marxist Revolutionary Tradition (Harvard, 2003). In queste pubblicazioni ed in altri articoli, lo studioso ha sempre assunto posizioni contro l'ipotesi del complotto da parte del governo italiano o di altri governi. Lo abbiamo rintracciato e ci ha spiegato che secondo lui non esistono prove per supportare una tale teoria. «Tutte le prove che ho trovato - dice - negli archivi giuridici di Roma durante le mie ricerche per la stesura del mio libro, indicavano che le Brigate Rosse e la cultura dell'estremismo Marxista-Leninista, dal quale traevano origine, sono le sole responsabili della sua morte. Spostando, inoltre, l'attenzione dai reali autori di quel crimine alle teorie senza fondamento del complotto di governo, non si è fatto altro che gettare confusione sulla soluzione dell'omicidio di Moro».

Drake ricorda anche che la sua considerazione è stata poi supportata da due studiosi italiani, Vladimiro Satta e Agostino Giovagnoli, che rispettivamente in Odissea nel caso Moro e Il caso Moro: Una tragedia italiana, hanno raggiunto sostanzialmente le stesse conclusioni. «A me sembra - continua Drake - che la scuola di pensiero che si affida alla cospirazione si fondi solo su supposizioni che in molti casi sono generate da una passione politica e ideologica».

Abbiamo, inoltre, chiesto a Drake la sua opinione sulle ricostruzioni che sono state fatte attraverso i film. Lui ha visto tre film: Il caso Moro di Giuseppe Ferrara, Piazza delle Cinque Lune di Renzo Martinelli, e Buongiorno notte di Marco Bellocchio. «In generale - commenta  - non penso sia una buona idea affidarsi ai film per capire la storia. Le complessità della storia poco si prestano alle esigenze drammatiche che un film impone. A diversi livelli questi tre film soffrono di un ulteriore problema: l'inflessibile politicizzazione che il caso Moro ha ispirato in Italia. L'assassinio di Moro non può essere né considerato come una storia di cospirazioni da parte della polizia e dei servizi segreti, né come una tragica sconfitta dell'idealismo rivoluzionario. È stato un omicidio a sangue freddo. Le prove sul caso ci riportano indietro non al governo bensì ai brigatisti rossi e a coloro che in Italia negli anni '70 li hanno sostenuti».