Che si dice in Italia

La Sicilia è femmina

di Gabriella Patti

Dici: Donnafugata. E, prima ancora di pensare a degli ottimi vini, ti vengono in mente reminiscenze siciliane e gattopardesche. Fu lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa ad ambientare alcune scene salienti del suo celebre romanzo nei possedimenti di campagna del Principe di Salina che si chiamavano, appunto, Donnafugata. Un nome, dicono gli storici, che fa riferimento alla regina asburgica Maria Carolina che, all'inizio dell'Ottocento, fuggì da Napoli in seguito all'arrivo delle truppe napoleoniche e trovò riparo in Sicilia. Oggi,  però, se dici Donnafugata pensi, sì, a una donna. Ma contemporanea e molto battagliera. José Rallo, imprenditrice della omonima azienda vitivinicola siciliana. Una bella storia questa. Prima di tutto perché è la storia di una famiglia molto unita. Josè, assieme al fratello Antonio, affianca ormai da tempo il lavoro iniziato nel 1983 dai genitori. Ma è una storia bella perché è lei, in prima persona, ad essere vincente: 42 anni, due figli, vincitrice  nel 2002 del Premio Bellisario per avere rivoluzionato in chiave femminile l'immagine del  vino siciliano nel mondo (la sua è un'azienda con una forte presenza di  dipendenti donne), Josè è dotata di una qualità che, confesso, le invidio e che non ha che vedere con le capacità d'affari: ha ottime doti canore, posso dirlo perché l'ho sentita cantare al recente ricevimento della Stampa Estera a Roma. Ma, parlando seriamente, adesso José ha avuto una bella soddisfazione. È entrata nel Consiglio d'amministrazione del Banco di Sicilia, su proposta del Gruppo Unicredit, azionista di maggioranza dello storico istituto bancario  siciliano. Il quale - complimenti! - per la prima volta in 140 di attività ha nominato nel proprio consiglio due donne: oltre alla Rallo, anche l'imprenditrice Maria Luisa Averna, titolare dell'omonima azienda di liquori. È questa l'aria nuova che ci piace respirare dalla Sicilia.

   "NON E' UNA PRIORITA'" ha avvertito subito il neo sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Per fortuna, perché al momento l'iniziativa del nuovo primo cittadino capitolino di cui più si parla è quella di rimuovere la moderna e obiettivamente discutibile "teca" entro cui l'architetto americano Richard Meier ha rinchiuso la vetusta Ara Pacis. Personalmente, a gusto mio, penso che ciò che andrebbe tolto è il lungo e freddo muro bianco davanti al monumento; la teca, infatti,  serve per proteggere dalle intemperie un monumento davvero antico. E, inoltre, è  ben illuminata e suggestiva. Ma ognuno ha i propri gusti e i miei non contano. Quello che mi preoccupa è che il tutto si possa tradurre in una vendetta a distanza. Meier si aggiudicò l'appalto anni fa, assegnatoli direttamente dall'allora sindaco Francesco Rutelli. Ad Alemanno la cosa non andò mai giù e ne fece una questione quasi personale. Ora che ha sconfitto Rutelli.... Ma no, fidiamoci di quello che ha detto. Le priorità per Roma sono altre: lavoro, sicurezza, viabilità. E poi, qualunque buon amministratore sa che le vere priorità sono quelle da costruire, non quelle da smantellare. Non è così?

   GIAN ANTONIO STELLA, giornalista del Corriere della Sera e coautore dell'ormai più che famoso libro La casta, è uno che ha buone fonti  d'informazione e che, di sicuro, le controlla prima di scrivere. Per cui c'è da fidarsi dell'ultimo racconto di mala Italia di cui ha riferito sul suo quotidiano. In sintesi: mesi fa un professore universitario, di cui fa tanto di nome e cognome, gli inviò una email dicendogli di conservarla per verificare di lì a poco se quanto c'era scritto fosse vero o no. E c'era scritto un altro nome e cognome: quella di una donna che, assieme al professore e ad altri docenti,  aveva partecipato a un concorso per ricercatore bandito dall'Università di Salerno. Il vincitore c'è già, anche se non ha i titoli accademici e le qualità professionali degli altri candidati, scrisse il professore al giornalista. La donna che avrebbe vinto, spiegò, aveva un solo merito: essere allieva e collaboratrice del presidente della commissione esaminatrice. Passati alcuni mesi, ecco che la profezia del professore si è avverata. "Ha avuto ragione" commenta Stella. Quello che mi domando è se, vista la dovizia di particolari e di nomi e visto che il tutto è stato pubblicato non su un giornaletto parrocchiale ma sul cosiddetto primo quotidiano d'Italia, questa storia finirà nel nulla.