Visti da New York

Tasse. Chi rompe, paga...

di Stefano Vaccara

Che a Vincenzo Visco dovesse andare quel posto di viceministro addetto a far pagare le tasse agli italiani si può almeno "poeticamente" capire. Con quella rima baciata, con Visco paghi il fisco, c'è stato infatti l'incremento delle entrate fiscali da parte dell'erario italiano durante il periodo prodiano. Che però poco prima di uscire dal suo ministero Vincenzino il terribile andasse a compiere un ultima  bravata mettendo su internet le dichiarazioni fiscali di tutti gli italiani che pagano e non le tasse, sembra che neanche il temerario Prodi se lo aspettasse.
Ovviamente le tasche ribaltate degli italiani non potevano che diventare una notizia per i media internazionali, che infatti hanno riportato con dovizia di particolari il gustoso evento. Quei dati, fino a quando sono stati consultabili, facevano curiosare soprattutto su quello che mezzo mondo si chiede da un po': ma chi paga le tasse in Italia?
Così è stato spiegato, come ha fatto per esempio il New York Times, sul fenomeno dell'evasione fiscale in Italia,  che gli italiani guardano alle tasse così: perché dovrei quando gli altri non pagano... e che so fesso? Eppure se si volesse approfondire un po' come abbia funzionato finora  un'economia di un paese importante del G7, si dovrebbe anche tentare una analisi un po', come dire, più pratica. Come infatti affrontare un discorso sui ladri senza parlare delle guardie, o supposte tali? Se le guardie non corrono, i ladri non scappano, quindi non c'è neanche il furto... Cioè si dovrebbe cercare di spiegare non solo perché gli italiani non paghino le tasse dovute, ma perché il loro stato da decenni abbia chiuso un occhio, anzi due come se quello che temesse di più fosse in realtà che i cittadini si mettessero a pagarle veramente queste sue tasse.
Immaginate cosa accadrebbe all'economia italiana se tutti gli italiani, di colpo, pagassero fino all'ultimo centesimo le tasse dovute. Attenzione non in percentuale simili a quelle che si pagano qui negli Stati Uniti, ma tasse a livelli scandinavi senza però avere gli svedesi al governo. Se veramente gli italiani pagassero tutto il dovuto ad uno stato che già spreca più di quello che ottiene, quale sarebbe il risultato sul tenore di vita, sui consumi degli italiani? Soprattutto ora che si sono abbassati e molto, dopo certi "arrotondamenti"  fatti con l'euro, le conseguenze sarebbero facilmente immaginabili.
Secondo i dati fiscali italiani, il 54% dei contribuenti dichiara un reddito inferiore ai 15 mila euro l'anno. Ovviamente se fossero veramente questi i guadagni di circa 22 milioni di italiani,  l'Italia sarebbe un paese ben diverso da quello che per anni abbiamo visto tornandoci  per le ferie. Altro che file ai caselli in autostrada, altro che settimane bianche, o turisti italiani a fare shopping sulla Madison....  Ovviamente i lavoratori dipendenti, con lo stipendio fisso, che godono della sicurezza del famigerato "posto", covano la rabbia di essere loro i fessi che le tasse le pagano fino all'ultimo centesimo. Non hanno scelta ma, comunque, anche per loro un altro lavoretto c'è sempre, pensate agli insegnanti con le lezioni private e così per tante altre categorie - e giustamente, altrimenti come camparebbero?- E di quel doppio e triplo reddito tutto in nero? Tiè se a Roma arriva un euro... Gli altri, i lavoratori autonomi, che non sono certo pochi, pagano "quanto basta" allo Stato. Pensate solo il 2,5% di loro dichiara oltre 100 mila euro all'anno. Più di un terzo di loro, meno di 10 mila euro al mese, professionisti e commercianti che tirano avanti con 800 euro al mese poverini, chissà com'è dura...
Ma lo scandalo delle dichiarazioni fiscali degli italiani su internet? È stato da criminali mettere in mostra la prova del rapporto tra cittadino e stato basato sul "lo so che tu sai che io so che tu sai"?   Certamente nessun paese normale si sarebbe mai sognato di mettere a disposizione di portata di clic e per il mondo intero, un documento così delicato come le dichiarazioni fiscali di tutti i suoi cittadini.  Ma l'Italia, anzi, lo stato italiano, non funziona in maniera normale. Questa anormalità, giustamente, si sospetta sarebbe stata finora il segreto del suo successo. Ora però c'è  l'Europa, che scruta con più attenzione, anzi fiscalità, dato che con quel bel e strano paese ci condivide la moneta. E così comincia la tremarella in certe cancellerie europee, perché da un po' si accorgono del dilemma: l'Italia deve stare alle regole come tutti. Già, ma se poi "normalizzandolo" il giocattolo si rompe? Chi lo paga?