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TRADUZIONI/ALLA COLUMBIA PRESENTATO "FEAR OF FREEDOM" CURATO DA STANISLAO PUGLIESE

di Michelina Zambella

La denuncia del fascismo e dei totalitarismi rimane, a distanza di decenni, un tema di grande centralità. Lo dimostra la tavola rotonda, intitolata "Eterna tendenza verso il Fascismo", tenutasi lunedi 21 aprile alla Columbia University, in occasione della presentazione del libro "Fear of Freedom: col saggio Fear of  Painting" (176 pages, 13 illus., 2008, Columbia University Press) di Carlo Levi, edito per la prima volta in inglese da Stanislao Pugliese, Professore di Storia Europea moderna alla Hofstra University. All'evento sono intervenuti anche Peter Carravetta, Professore di Italiano e di Studi Italo-Americani alla Stony Brook University, e Alexander Stille, Professore di giornalismo internazionale alla Columbia.

"Paura della libertà", con l'appendice "Paura della pittura", è il primo libro di Carlo Levi (Torino 1902 - Roma 1975), di cui è noto soprattutto il romanzo "Cristo si è fermato ad Eboli". Scritto nel 1939, ma stampato solo nel 1948, come appendice di "Paura della libertà", "Paura della pittura" può considerarsi uno dei capitoli di quella spietata analisi dei totalitarismi, delle guerre, delle religioni, degli Stati idolatrici, di cui Pugliese legge alcuni paragrafi: "Il pericolo mortale era la rottura dell'identità dell'uomo col mondo, di ogni relazione come atto d'amore [...]. Costretti a vivere, ad accettare la vita in un mondo da cui si è assenti, assenti dunque ed estranei a noi stessi, avvolti dalla solitudine, nessuna passione ci è consentita, se non il terrore. Il terrore fondamentale e primordiale, la paura del mondo, della vita, della libertà, dell'uomo: la Paura della pittura [...]". Lo scritto si chiude con l'apparizione di un Levi-Messia che spazzerà via gli idoli della scissione dell'uomo dal mondo: "E forse è nato chi prepara, nei quadri, l'annuncio della fine della separazione, l'amoroso sorgere di una pittura senza terrore".

La passione per questo personaggio nasce in Stanislao Pugliese più di vent'anni fa, con ricorrenti paragoni con Primo Levi. "Entrambi Torinesi ed ebrei, ma mentre Primo rimase fermo nella sua piccola realtà con una ossessione kafkiana del corpo, Carlo ha viaggiato molto e lo si può considerare figlio del mondo. Grazie alle diverse esperienze in luoghi e campi diversi, quali la pittura e la scrittura, Carlo è riuscito a diventare un personaggio storico di grande rilievo per il novecento, attraverso la fusione di scrittura e pittura, il cui pensiero però lo rende un contemporaneo" dice il Prof. Pugliese che ha curato l'introduzione al libro sulla vita di Carlo Levi.

Si ritrova in queste pagine, concepite durante la notte più nera di ogni valore etico e politico della nostra civiltà occidentale, la sua proverbiale calma interiore, il suo stile classico, perché olimpico e ottimista, con cui Levi oppone il sacro al religioso, opposizione da cui prende forma una selva di figure allegoriche, di animali, di simboli: nella forzata allusività e reticenza che la situazione esterna imponeva la temperatura magica del libro si carica, e la scrittura sostenuta su un tono alto, evocativo, ieratico ha la sua funzione, è una cosa sola col suo oggetto.

Il primo termine, sacro, viene scandagliato ed esaltato dialetticamente in rapporto all'idolatria, alla superstizione e al conformismo delle forme della religione.

Riconoscendo la magnificenza di un tale saggio meta-poetico, Alexander Stille dice: "I was surfing the lines and I wasn't sure what they meant, but I enjoyed the reading". Il Professor Carravetta, invece, sottolineando le imprecisioni linguistiche che ritrova nel libro, quando si tratta di tradurre dall'italiano all'inglese termini come "spavento" che, a suo dire, non può essere reso con l'inglese "terror", ritiene che l'intero libro sia pervaso da un dualismo tipico del postfascismo che non porta ad alcuna via d'uscita: "Chiesa e impero, giusto e errato, alla fine cosa abbiamo imparato dagli errori del passato, dalla storia? Ancora non ho una risposta!".

Decisa la replica di Stanislao Pugliese che, riferendosi anche alla politica italiana odierna, dice: "Fear of Freedom è la meditazione provocatoria e ambiziosa sull'apparente disintegrazione della civiltà occidentale, con l'avvento dello stato feroce che reduce le persone ad un'unità materiale indistinta e li schiavizza; ma è anche una critica alla religione, che crea solo miti e rituali al posto del sacro. Per l'autore, la libertà è la consapevolezza della realtà, è conoscenza. Il concetto di libertà deve continuamente essere ripensato attraverso forze sociali e culturali: solo in questo modo l'umanità può liberarsi veramente della paura".