Cinema

Botta e risposta. Grimaldi e Procacci A proposito del "chi se ne frega del cinema italiano"

di Gina Di Meo

Caos Calmo, di cui stranamente c'è stata una proiezione per la stampa il giorno dopo la prima del film, è piaciuto sia al pubblico che alla stampa. Forse appariremo ripetitivi se diciamo che si tratta dell'ennessima pellicola italiana che riscuote successo ai festival e poi au revoir, diventa un vago ricordo. Ci siamo chiesti e abbiamo chiesto allo stesso regista Antonello Grimaldi se il suo film sarà distribuito negli Stati Uniti "perché di solito - abbiamo aggiunto - i film italiani muoiono con i festival". Lui ha ritenuto opportuno girare la domanda al produttore Domenico Procacci che, secondo quanto ci è apparso, non ha colto la gravità dell'affermazione. Tirandosi un po' la zappa sui piedi ci ha risposto: «Se un film non viene distribuito è perché non piace o perché non c'è interesse a farlo circolare. Noi stiamo discutendo, stiamo cercando di prendere contatti per far uscire il film anche qui e speriamo che Tribeca ci dia una mano. Ma comunque è difficile per le pellicole straniere conquistare il mercato americano».

I francesi però ci riescono...

«Loro sono sul mercato da oltre vent'anni, eventualmente lavorano in modo diverso».

Abbiamo chiesto invece a Grimaldi perché Nanni Moretti non è venuto anche se l'organizzazione del Festival lo ha sempre dato come presente agli eventi.

«Lui è uno che non ama molto questi eventi».

Ma festival del genere vengono programmati mesi prima e lo stesso vale per le presenze, come mai alla stampa non è stato detto niente?

«Perché alla fine aveva deciso di accettare e poi ha cambiato di nuovo idea».

Non è un comportamento molto serio, comunque cambiamo argomento. Lei durante la tavola rotonda che ha fatto seguito la prima del film per la stampa (venerdì 25 aprile per chi legge), alla domanda se il cinema italiano racconterà ancora delle storie, si è in un certo senso lasciato andare ad uno sfogo. Ha detto che "una certa classe politica se ne frega del cinema italiano". Ci spiega meglio?

«Non è una cosa nuova. È un concetto che risale agli anni cinquanta, quando Andreotti disse: "Il cinema lasciamolo a loro, la televisione ce la teniamo noi". Fin dalla sua nascita la televisione è apparsa subito come un mezzo per controllare il popolo, imporre modelli, non a caso la maggior parte dei cineasti sono di sinistra. Il disinteresse per il cinema si manifesta in due modi, uno tagliando i fondi, due non considerandolo perché sanno che certi messaggi arriveranno solo a pochi, a differenza della televisione che arriva a tutti».

Parteciperete a Open Roads, la rassegna del cinema italiano a New York?

«No, ci hanno detto che non è compatibile con il Tribeca Film Festival».