SIMPOSIO ALLA COLUMBIA UNIVERSITY. Il Risorgimento rivisitato

di Enzo Miglino

ILdibattito sul Risorgimento, periodo-chiave della storia d'Italia che va dal 1847 al 1861, è stato al centro della conferenza ospitata l'11 e il 12 aprile scorsi dall'Italian Academy della Columbia University. "The Risorgimento Revisited", questo il titolo dell'incontro, che ha visto la partecipazione di studiosi provenienti da diverse università  con l'organizzazione di Silvana Patriarca, docente di storia dell'Italia moderna alla Fordham University.

Perché rivisitare, approfondire gli studi sul Risorgimento a distanza di un secolo e mezzo? Perché è un periodo storico complesso, impossibile da racchiudere in pochi anni, perché durante il Risorgimento nacque e si formò il nazionalismo italiano,  che è un elemento fondamentale per capire tanti aspetti della storia del nostro paese. E perché, sempre nel periodo risorgimentale, presero il via anche importanti trasformazioni sociali e culturali e nacquero nuove tendenze artistiche.

Sei le sezioni dei dibattiti alla Columbia, corrispondenti ai temi di studio più rilevanti:

- Pubblici e voci del Risorgimento, con gli interventi di Micheal Caesar (Università di Birmingham), Carlotta Sorba (Padova) e  Simonetta Chiappini (Firenze)

- Genere, nazione ed emozioni politiche, con Anna Arisi Rota (Università di Pavia), Ros Pesman (Sidney) e Marina d'Amelia (La Sapienza, Roma)

- Guerra, rivoluzione e identità politiche, con Agostino Bistarelli (La Sapienza) e Lucy Riall (Birkberk University, Londra)

- Gli usi della storia, con Giovanna Ceserani (Stanford University), Emanuel Rota (University of Illinois, Urbana-Champaign) e Manhaz Yousefzadeh (Nyu)

- Imperi, nazioni e oltre, con Maurizio Isabella (Queen Mary University, Londra), Steven Hughes (Loyola College, Baltimora),  Dominique Reill (Miami), Nadia Urbinati e Stefano Recchia (Columbia)

- Religioni e identità,  con Manuel Borutta (Università di Colonia), Josè David Lebovitch Dahl (European University Institute), Tullia Catalan (Trieste) e Carlotta Ferrara degli Uberti (Scuola Normale Superiore, Pisa).

Un cenno a due interventi chiave, quelli di Paul Ginsborg dell'università di Firenze e Alberto Banti dell'università di Pisa.  Come ha sostenuto Ginsborg, è necessario inquadrare meglio il periodo risorgimentale, estendendo la sua influenza oltre il dato storico principale (il patriottismo e il sogno di nazione italiana), per approfondire i rapporti col romanticismo, che è di fatto una corrente precedente al Risorgimento, ma proprio per questo funge da fonte di ideali e aspirazioni.    Banti, invece, ha rimarcato il significato di tanti termini ricorrenti nella letteratura risorgimentale, come appunto "patria", "nazione", "popolo", "liberazione", "fratellanza", che si ritrovano anche in tanti discorsi del periodo fascista. A prescindere dalle enormi differenze e conseguenze storiche delle due "rivoluzioni", quella del Risorgimento e quella del Fascismo, Banti ha identificato nel periodo risorgimentale le radici di concetti, anzi di veri e propri ideali, portati poi alle estreme conseguenze durante dal fascismo.