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Alla SUNY si celebra la poesia

di Eleonora Mazzucchi

Come si fa a celebrare "la più inutile e la più necessaria delle arti"? Così è chiamata la poesia da Luigi Fontanella, che ha aperto con queste parole il convegno intitolato "The Cruellest Month: Italian Poetry and American Poetry in New York". Il Prof. Fontanella, uomo di lettere della SUNY Stony Brook, presidente dell' IPA (Italian Poetry in America) e editore di Gradiva Publications, voleva innanzitutto divulgare quella che è la grande necessità della poesia: la sua funzione di arte che, come dice Leopardi, "ci rinfresca e ci accresce di vitalità". Detto altrimenti, è l'arte che ci fa sentire vivi, trafitti da una musica linguistica che si insinua nella nostra emotività-molto più che nella sfera intellettuale. Grazie ai poeti e accademici presenti al convegno, tenutosi alla sede di SUNY Stony Brook a Manhattan il 12 aprile, è stato possibile trasmettere questa  necessità, soprattutto attraverso la lettura di testi originali.

La prima parte del programma ha reso omaggio ai pilastri della poesia contemporanea italiana. Le opere di Attilio Bertolucci, Alda Merini, Giovanni Raboni e Alfredo De Palchi sono senza dubbio cadute su qualche orecchio vergine, di chi nel pubblico non era italiano. Si vedeva nelle facce fresche di giovani studenti americani lo sguardo intenso di chi cerca a tutti costi di capire. Questi ragazzi intenti con occhi a fessura, vestiti in jeans e scarpe da tennis, sembravano essere capitati lì dopo aver vagato da qualche altra sala, attratti forse dal suono ritmico di poesie lette in una lingua straniera. Però, come promesso dal titolo della conferenza, i discorsi successivi rappresentavano la biculturalità e si sono dunque svolti sia in italiano che in inglese. Il tema della biculturalità sarebbe stato ripreso dal Prof. Anthony Tamburri, Dean del Calandra Institute della CUNY, che ha presentato a suo turno alcuni brani di Joseph Tusiani, celebre poeta italo-americano, espressione della profonda inquietudine di un' anima a cavallo tra due mondi. Tamburri è riuscito a coinvolgere il pubblico con un'esposizione che conteneva, allo stesso tempo, distacco accademico e sottili tracce di empatia.

Si è passato dalla sperimentazione - Luigi Bonaffini ha fatto conoscere agli ascoltatori ciò che per tanti di loro era un'assoluta novità, la poesia neo-dialettale napoletana, "un'espressione di soggettività e prodotto di estrema libertà" - alle letture personali dei poeti. Ed era forse quest'ultima parte - testi letti dagli scrittori stessi - che costituiva il punto più emozionante ed energetico. Giancarlo Pontiggia, uomo di voce accarezzante e parole deliberate, ha commosso tutti con certi suoi pezzi il cui comune denominatore sembra essere una sensibilità per luci e ombre, gli elementi della natura, il tempo ozioso, gli spazi desolati, creando così un acuto  senso di melanconia  esteticamente  elevato.

I poeti a seguire sono stati Samuel Menashe, vincitore del Neglected Masters Award, Jonathan Galassi, attualmente presidente della casa editrice Farrar, Straus & Giroux, Michael Palma e Rowan R. Phillips. Le loro poesie spaziavano in uno spettro di stili diversi, con il giovane Afro-americano Phillips che in contrasto con gli altri, apportava  un tono decisamente fresco, pieno di speranza  e meno nostalgico. Galassi invece tendeva  verso la "slow poetry",  poesia dialettale, in antitesi con un mondo veloce e globalizzato. Il Prof. Fontanella condivideva questa istanza di rallentamento, invitando colleghi e pubblico a  "un momento di riflessione e confronto". Ed è successo, ascoltando questi poeti, sembrava prprio che si fermasse leggermente il tempo.