Personaggi

Vaccaro, fotografo delle emozioni

di GIna Di Meo

Fra gli assignment della scorsa settimana c'è quello di intervistare Tony Vaccaro. Non so molto di lui, ho solo sentito dire che è un fotografo famoso. Lo contatto via e mail e ci diamo appuntamento a Grand Central, davanti all'orologio al centro della stazione. Gli chiedo come riconoscerlo e lui mi scrive: "Ho i capelli bianchi e avrò al collo una macchina fotografica Leica". Il giorno dell'appuntamento vado a Grand Central e lo riconosco all'istante, difficilmente si può trovare qualcuno che ha con sé uno dei primi modelli Leica e la prima cosa che mi viene in mente è che questo signore deve essere proprio un professionista. Prendiamo subito il treno per New Rochelle, "secondo accordi" il signor Tony, all'anagrafe Michelantonio Celestino Antonio Vaccaro (davvero impronunciabile per gli americani!), classe '22, nato in Pennsylvania da genitori di origine molisana, dove mostrarmi la sua "Creative Women", una personale di oltre 50 donne famose fotografate da lui in tutto il mondo negli ultimi quarant'anni. La mostra si è aperta lo scorso 9 marzo alla New Rochelle Public Library e si chiuderà il prossimo 31 marzo.

In treno comincia a raccontarmi la sua storia, non passa molto tempo e mi rendo conto che accanto a me è seduto "qualcuno importante", noto anche che gli altri passeggeri ogni tanto si girano verso di noi mentre parliamo. «Sono nato a Greensburg - mi dice - ma ho frequentato le scuole in Italia dalle elementari. Quando avevo tre anni, i miei genitori hanno portato me e le mie due sorelle in vacanza a Bonefro, il paese da cui venivano. Purtroppo mentre eravamo lì, mia madre è morta e mio padre mi ha lasciato lì con i nonni. Dopo tre anni è ritornato a prendermi ma è morto anche lui in un incidente e sono rimasto orfano di entrambi i genitori molto piccolo. Nel 1939, quando è scoppiata la Seconda Guerra Mondiale, ho ricevuto un telegramma dell'ambasciatore americano che invitava tutti i cittadini americani a tornare in patria e così a 16 anni sono ripartito in nave da Napoli per gli Stati Uniti».

Tony e le sorelle vanno stare da una zia a New Rochelle e inizia a frequentare l'High School e inizia a studiare fotografia. «Ero il miglior fotografo della scuola - mi racconta - e anche il miglior podista e sai perché - mi dice -  ero così bravo a correre? Perché quando ero a Bonefro facevo in media 20 km al giorno per andare da un posto all'altro». Non passa molto tempo e lo Zio Sam chiama Tony alle armi quando gli Stati Uniti entrano in guerra e viene mandato a combattere in Europa. «Prima mi richiamano dall'Europa per motivi di sicurezza e poi mi mandano a combattere lì! - esclama». Mister Vaccaro è tra quelli che sbarcano in Normandia, piano piano mi rendo conto che accanto a me è seduta la "storia vivente". «In Europa - continua - chiedo di essere assegnato alla "Camera Unit", ma la mia richiesta viene respinta perché ero troppo giovane, allora decido di comprare una macchina fotografica e fare delle fotografie. Successivamente quegli scatti sono diventati quattro libri e sono state considerate le miglior foto di guerra mai scattate. Ne ha parlato il New York Times, il New York Post e la Bbc ne ha fatto un documentario. Sono foto particolari perché, all'epoca, avevo sviluppato una mia teoria della fotografia, che devo ricondurre sempre agli anni in cui ero a Bonefro. Ricordo che quando sono arrivato a Bonefro per la prima volta non parlavo italiano e se facevo qualcosa di male venivo punito ma non capivo perché. Poi ho iniziato a leggere i sentimenti dei miei parenti e a capire al volo ciò che mi sarebbe accaduto semplicemente osservando i loro comportamenti. Questa capacità l'ho poi trasportata nella fotografia e invece di scattare foto in posa come facevano tutti gli altri, io catturavo i sentimenti dei miei soggetti».

Dopo questa lunga premessa iniziamo a parlare della mostra sulle donne famose. Siamo ancora in treno e Tony esordisce con un'altra domanda: "Sai perché sono diventato un esperto di donne?". A questo punto stuzzica la mia curiosità. "No, perché? - gli chiedo". «Dopo la guerra - mi risponde - ero in stato di choc, mi sentivo un essere disumano perché ero stato costretto ad uccidere e solo in compagnia delle donne mi sono accorto che stavo di nuovo diventando un essere umano. Quando la guerra è finita e sono ritornato in America, ho iniziato a studiare Giornalismo e sono andato a chiedere lavoro presso la rivista di moda, "Flair", che ora non esiste più. All'inizio il direttore, una donna, mi dice che le mie foto sono solo foto di guerra e invece lei ha bisogno di un fotografo di moda. Le rispondo che è proprio quello che voglio fare e così ottengo il lavoro ed in poco tempo divento capo del Photography Office della rivista».

Tony inizia anche a viaggiare e viene mandato a Roma e da lì va a Helsinki per fare un servizio fotografico a Armi Rattia, creatrice del marchio Marimekko e incontra la modella che sarebbe diventata sua moglie, di parecchi anni più giovane di lui, e la madre dei suoi due figli. Finalmente arriviamo a New Rochelle e qui mi si spalanca un nuovo orizzonte, una dietro l'altra scorro volti di donne che sono passate alla storia. Tra le italiane Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Anna Magnani, Claudia Cardinale e poi ancora Maria Callas, Marlene Dietrich, Peggy Guggenheim, Betsy von Furstenberg e regine e principesse di varie nazioni. Hanno tutte un'aria spensierata, come se non si accorgessero di essere sotto un obiettivo.

«Non fotografo immagini - mi spiega Tony - bensì fotografo emozioni, significati ed ai fotografi dico: la fotografia è prima di tutto un linguaggio e poi un'arte». Dopo aver visto la mostra ci rimettiamo in treno verso New York e lui insiste per mostrarmi il suo studio a Long Island City. Anche il viaggio di ritorno è ancora un tuffo nel passato e anche nel futuro perché Tony mi racconta orgoglioso che a metà aprile una troupe Rai verrà apposta dall'Italia per fare un servizio su di lui, poi a giugno sarà in Italia, a Campobasso per la mostra "La mia Italia", a luglio a Roma, alle Scuderie del Quirinale per "Shots of war" e a Salisburgo, Leica Gallery, dove figurerà tra i personaggi famosi ed ancora a Gerusalemme, Venezia e di nuovo negli Stati Uniti. Arrivati a Long Island City, è superfluo dire che la sua casa è un museo fotografico, un archivio con migliaia di fotografie scattate a tutti i personaggi famosi. Appese al muro ci sono anche delle gigantografie che documentano il crollo delle Torri Gemelle, accanto una foto di Minoru Yamasaki, l'architetto americano di origini giapponesi che le ha progettate.

Ascolto Tony che mi spiega alcune tecniche di fotografia e mi rendo conto che lui manualmente è capace di fare ciò che oggi fanno le moderne tecnologie. Mi racconta tante altre cose ma un articolo non basta, si è fatto tardi, ci salutiamo e vado via "arricchita".