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All'Istituto italiano di cultura il progetto di Fincato e Simonetti. Obiettivo sulla "Fetish Devotion"

di Michelina Zambella

Bisogna crederci che l'America è ancora la terra promessa dove i sogni possono realizzarsi. A dimostrarcelo è Olivia Fincato che, infatti,  all'Istituto Italiano di Cultura di New York, mercoledi 12 marzo, ha presentato il suo secondo evento "Fetish Devotion", legato a quello della settimana precedente "Holy Devotion". L'Istituto, che la giovane giornalista-scrittrice di Bassano del Grappa ha più volte ringraziato nel corso della serata, si è infatti aperto a nuove ed inusuali esperienze.  Lo ha spiegato il direttore Renato Miracco presentando l'evento: "Nell'Istituto da me diretto ci sarà sempre più arte e cultura dell'Italia del presente". Cioè sempre più spazio ad iniziative "giovanili" il cui legame con l'italianità lo si rinviene non necessariamente nel contenuto del lavoro, ma nella cittadinanza italiana degli artisti che lo presentano.

Olivia ha così presentato il suo secondo lavoro, che l'ha vista protagonista assieme al fotografo Ale.Zuek.Simonetti., nonchè Leonard S. Waller, Oral Historian, Nyc Leather Community, S&M clubs, Bdsm e Gay Community e Eugenia Paulicelli, docente e co-direttore del Fashion Studies Concentration al Graduate Center/Cuny, che hanno animato il dibattito sulla storia del fetish e la sua influenza sulla moda contemporanea. Una sala gremita di giovani e non, incuriositi dall'evento in cui è stata presentata la bozza di un lavoro non ancora concluso.

Fetish Devotion racconta, attraverso la proiezione di 15 immagini in bianco e nero, accuratamente selezionate, il viaggio di Olivia con il fotografo Ale.Zuek.Simonetti nell'abisso della cultura fetish di Miami e NY. Come la Fincato ha raccontato: "L'iniziativa è nata quando a Miami ho incontrato un amico che mi ha introdotto ad uno di questi party". "La regola cui ci siamo dovuti attenere- dice Alessandro- è stato il codice di abbigliamento". Raccontano dunque della loro esperienza a Miami, senz'altro diversa da quella di NY "dove la gente compra abiti costosi per il solo gusto di esibirsi"- dice Olivia. Vestiti in latex, così si sono addentrati nel mondo della libertà dove ognuno si traveste, libera la propria mente e dà sfogo alle proprie fantasie, provando eccitazione verso cose non viventi e oggetti come scarpe, ma anche lingerie, tessuti morbidi, ecc. "Vorremmo proporre a Venezia un documentario coi girati che abbiamo". Ma come giustamente si osserva dal pubblico le telecamere non sono certo le benvenute nel mondo fetish. Se il fetish ha a che fare con la liberazione della propria fantasia, perchè dunque imbrigliare quella fantasia attraverso l'occhio esterno di una telecamera, che ruba immagini di chi invece vuole manterene nascosta la sua vera identità?