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FMR, quando stampare è arte

di Gina Di Meo

Una volta, prima della diffusione della stampa, c'era chi copiava i manoscritti per mestiere. Il lavoro degli amanuensi e dei calligrafi richiedeva tempo, pazienza ma il risultato ultimo era un'opera unica, per contenuto e forma e nonostante l'elemento di "non riproducibilità", quel lavoro ha fatto sì che il pensiero di letterati, filosofi e documenti preziosi si tramandasse per secoli. Oggi, se non in casi rari, dietro un libro non c'è più il lavoro di amanuensi o calligrafi, tutto si riproduce in serie ed in modo rapido. Se non in casi rari... ed il caso raro, nel ventunesimo secolo è rappresentato da FMR, un gruppo specializzato nell'ideazione, progettazione, realizzazione e diffusione di raffinate riviste d'arte, di prestigiosi servizi culturali e artistici e di lussuose ed esclusive opere in forma di libro.

 FMR ha fatto il suo reingresso trionfale negli Stati Uniti dopo 25 anni ed ha scelto il luogo che per antonomasia rappresenta la cultura e l'arte a New York, il Metropolitan Museum of Art. Dopo venticinque anni, il gruppo, che ora ha una nuova proprietà ed è quotato in borsa, è tornato portando un po' di passato e un po' di presente. La prestigiosa rivista d'arte FMR nera, indicata da Federico Fellini come "la perla nera dell'editoria mondiale" ha allargato la famiglia, ha una sorella, la rivista FMR bianca ed un fratello, il magazine web FMRonline. L'annuncio è stato dato dal presidente del Gruppo Marilena Ferrari prima nel corso di una conferenza stampa che si è svolta nel museo newyorkese e poi durante un ricevimento, sempre al Metropolitan ma nel Tempio di Dendur con uno scenario che richiamava la fastosità dei banchetti dell'antichità. La Ferrari ha presentato anche il nuovo progetto che sarà il fiore all'occhiello dell'Fmr, l'Officina dello Splendore, che punta a fare dell'arte e della bellezza il motore di un nuovo Rinascimento socio-culturale che avrà nella realizzazione dei suoi Book Wonderful il punto di massima eccellenza. «Attraverso l'Officina dello splendore - ha spiegato Marilena Ferrari - vogliamo riportare in vita ciò che avveniva durante in Rinascimento, ossia attraverso la creazione di libri che sono la sintesi di qualità intellettuale e bellezza fisica. Credo fortemente in questo nuovo progetto perché ritengo che esista una forte domanda da parte di un certo tipo di pubblico nei confronti dei prodotti artistico-culturali che uniscono grande qualità ed esclusività. Come essere umano, inoltre, ritengo che alle soglie del terzo millennio sia fondamentale riaffermare una centralità dell'arte quale espressione di valori capaci di rivitalizzare la convivenza civile e di supportare un vero progresso, nonché il primato della bellezza quale scelta etica».

Marilena Ferrari, cremonese di nascita e bolognese di adozione, è una donna dal forte carisma e con una passione per l'arte che non è sbagliato definire "d'altri tempi". I book wonderful realizzati nella sua azienda sono oggetti preziosi che trasmettono a chi li sfoglia e a chi ha la fortuna di possederne uno una conoscenza poco "mordi e fuggi" come succede oggi, ma che ti tira letteralmente dentro nel passato, fino ad "assaporare" forme di sapere ormai quasi scomparse.

Abbiamo chiesto a Marilena Ferrari se lei si sente di avere un compito, un destino, visto che, per la legge dei corsi e ricorsi storici, in epoche di eccessivo materialismo, oppure dominate da una tecnologia inarrestabile, arriva sempre qualcuno che ci aiuta a riscoprire i "veri valori" e ci riconnette con il passato.

«Sì, io mi sento di avere un destino - ci ha detto. La mia storia è fatta di libri e ho dedicato tutta la mia vita alla preservazione del libro come opera completa. Una volta il contenitore era l'esaltazione del contenuto, è vero, oggi si può vivere senza, ma che peccato!».

Quante persone lavorano per il suo gruppo?

«Circa 800 tra Italia, Francia e Spagna e abbiamo aperto anche una sede a New York, a Park Avenue e saremo operativi da settembre».

Lavorate solo per commissione?

«A volte partiamo con un prodotto e poi lo proponiamo a qualcuno e nella maggior parte dei casi viene accettato, altre volte decidiamo noi di fare un volume».

Quanto tempo ci vuole in media per completare un volume?

«Circa un anno, anche se ne stiamo preparando uno su Caterina de' Medici, che porteremo a New York nel 2009, che è partito due anni fa. Si tratta di un'opera totalmente rinascimentale».

 

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Con la fusione tra FMR  e  ART'È, edizioni anche in inglese, spagnolo e francese

Il Gruppo editoriale e artistico FMR si è costituito alla fine del 2007 con la fusione tra la casa editrice Franco Maria Ricci, padre della rivista FMR, nata nel 1964, e la casa d'editoria artistica ART'E' fondata da Marilena Ferrari nel 1992. Entrambe le case editrici hanno rappresentato l'espressione massima dell'editoria artistica e di pregio alla fine del ‘900. Il Gruppo FMR, con sede a Bologna è presente in Italia, Francia e Spagna ed è riuscito a far interagire fra loro i saperi più antichi dell'alto-artigianato artistico italiano e le più avanzate tecnologie internazionali. Ha creato così un modello di business "totalmente inedito", ispirato al clima, ai valori e alla bellezza delle grandi officine rinascimentali. La rivista FMR nasce in Italia nel marzo 1982 per iniziativa del cenacolo di autori che si raccoglie intorno alla figura forte e carismatica dell'editore Franco Maria Ricci e si afferma rapidamente come periodico d'arte unico nel suo genere. Edita in quattro lingue, italiano, inglese, francese e spagnolo e resa inconfondibile dalla raffinata copertina nera, FMR conquista nell'ultimo scorcio del ventesimo secolo il titolo di "rivista più bella del mondo". I contributi sono firmati da Ernest Gombrich, André Chastel, Michel Butor, Giuliano Briganti, Federico Zeri, Alberto Arbasino, Cecil Beaton, Jorge Luis Borges, Italo Calvino, Jean Clair, Umberto Eco, Pierre Klossowski, Alvar Gonzalez Palacios, Pierre Rosenberge e Jean-Pierre Vermont. Al suo debutto negli Stati Uniti, alla Public Library, era presente anche l'ex First Lady Jacqueline Kennedy. L'attuale direzione è stata affidata a Flaminio Gualdoni. La  foliazione si  è arricchita di nuove rubriche stabili che vanno ad affiancarsi a quelle già esistenti, come Athena, incentrata sul ruolo decisivo delle grandi personalità femminili nella storia del creare, Genio italiano e Modo italiano, Sacra, Grand Tour.

 

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Alla Casa Italiana della NYU: Caterina De Medici,  patrona delle arti

In attesa del prestigioso volume su Caterina de' Medici (1519-1589) che sarà presentato a New York nel 2009, la fondazione Fmr e la Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University hanno dedicato alla grande mecenate, figlia di Lorenzo II de' Medici, una tavola rotonda dal titolo: Caterina de' Medici, Queen of France and Patron of the Arts.  Al dibattito, moderato da Antonio Monda, giornalista e docente alla Nyu, Leonard Barkan, docente di Letteratura Comparata - Princeton University, Henri Zerner, docente di Storia dell'Arte - Harvard University e Flaminio Gualdoni, direttore scientifico della Fondazione Fmr. «Caterina - ha spiegato Gualdoni - rappresenta il mito della regina italiana di Francia come quello della continuatrice per eccellenza della grande civiltà antica. È colei che ha portato il Rinascimento in Francia ed ha contribuito a far nascere la grande cucina francese. Caterina è mecenate perché continua la grande tradizione caritatevole delle regine francesi ma soprattutto perché avoca alla propria personalità un profilo del tutto rivoluzionario, ossia quello della donna che per la prima volta attivamente, non vivendo della luce riflessa del marito (Enrico II, ndr), fa del mecenatismo un progetto storicamente compiuto, commissionando, edificando, collezionando. Nel 1559, Caterina progetta di far realizzare un monumento equestre in onore di Enrico II e ne fa eseguire i disegni a Michelangelo. A lei si deve la Chapelle des Valois aggiunta all'Abbazia di Saint Denis, tradizionale luogo di sepoltura dei re di Francia. Nel 563 Caterina acquista il castelletto di Saint-Maur-des-Fossés e ne fa un vero e proprio "Hotel de la Reine" in tutto e per tutto italianizzante. Qui si mettono in scena balletti, piéces teatrali, feste sontuose, pranzi in cui i cuochi vengono fatti venire direttamente dalla Toscana e rivoluzionano le abitudini alimentari della nobiltà francese».