A modo mio

Humor nero

di Luigi Troiani

In Giappone un suicidio ogni 15 minuti, circa 100 al giorno, per un totale di 32.115 l'anno. Distacco difficile da colmare. Negli Stati Uniti, le persone tra i 45 e i 54 anni, nell'ultimo lustro statistico (1999-2004) ci hanno provato, incrementando del 20% il tributo alla disperazione suicida. Le donne hanno fatto meglio, portando su del 31% l'autosopressione: qualcuno dirà che è segnale di emancipazione, come a suo tempo commentato di fronte all'aumento degli infarti femminili. Nello stesso periodo, in America, mentre scendeva il suicidio degli ultrasessantacinquenni, continuava inarrestabile (+2%), la disaffezione dei teenager alla vita.

   Storicamente il suicidio è stato soprattutto questione di poveri e anziani soli. Ora il suicidio giovanile ha invaso la società, anche in Italia dove risulta la terza causa di morte tra i 15 e i 24 anni, e la quarta tra i 10 e i 14. La percentuale di recidive è altissima: tra il 40 e il 60% del totale suicida aveva tentato, almeno una volta, di farla finita. In Europa i suicidi superano il numero di decessi per incidenti stradali: 58.000 l'anno contro 50.700, tralasciando ogni considerazione sul fatto che tanti incidenti stradali sono suicidi mascherati e che a perire in strada sono spesso i giovani.

La Commissione europea, di fronte all'eloquenza dei numeri, ha invitato i governi dei paesi membri ad accrescere le risorse per interventi di igiene mentale. Dubito che avranno effetti risolutivi, guardando cosa hanno fruttato sulla predisposizione suicida di soldati americani impiegati all'estero. Uno studio appena presentato dalle Forza armate di Washington, informa che il numero dei suicidi statunitensi in Irak è cresciuto del 20% tra il 2006 e il 2007, nonostante la massiccia dose di assistenza alla salute mentale e al "morale" della truppa.

Gioverebbe chiedere a genitori, educatori, dirigenti, di dare più amore e forza nei rapporti umani che instaurano, in particolare con i giovani: è certo, ad esempio, che le coppie consolidate e conviventi producano meno suicidi di single e divorziati. Nella sempiterna partita tra la morte e la vita, nonostante i miglioramenti della medicina e della tecnologia, gli ultimi decenni hanno visto l'essere umano indietreggiare impaurito, perché sempre più solo e fragile. Si pensi che, in Svezia, ricerche sostengono che uno ogni cinque suicidi è effetto diretto di mobbing sul lavoro o in società.

A scoraggiare l'epidemia di suicidi, non servono misure repressive. Da scansare tassativamente ordinanze come quella appena emanata dal sindaco di Sarpourenx, 260 abitanti nel fondo valle pirenaico francese: "E' vietato a qualsiasi persona che non disponga di un posto al cimitero, di morire in territorio comunale. I trasgressori saranno severamente puniti per il loro atto". Da evitare gli eccessi di cure mediche e antidepressivi, da sostituire in dosi massicce con presenze formative e sostegno basati su affettività, rispetto, tolleranza. Occorre evitare i "gesti suicidi", tesi a ottenere attenzione e calore. Negli Stati Uniti, dove si ha una media annua di 200.000 tentati suicidi, riesce solo il 10%. In quest'ambito, i maschi si camuffino da femmine, visto che, mentre le donne ci provano più spesso (quasi il triplo di tentativi di suicidio in più), i maschi vanno forte sul risultato. Occorre tenere lontana la carta, guardando al fatto che un suicida su sei lascia uno scritto a chi resta.

Due annotazioni per il territorio statunitense. Occorre riprendere la produzione di western con ammazzamenti di indiani: si contribuirà a diminuire il tasso di suicidio che, in alcune tribù, sta salendo 5 volte sopra la media nazionale. C'è anche bisogno di rilanciare un po' di razzismo, in particolare contro le donne: negli ultimi 20 anni, queste hanno incrementato il suicidio dell'80%.