IL LINGUAIO. Rispondo ai lettori

di Luigi Fontanella

È tempo che io cominci a rispondere ai vari quesiti linguistici postimi dai lettori del nostro giornale. Oggi rispondo sinteticamente a Mary Locascio (New Jersey), Tony Muletti (Brooklyn), Nick Spatafora (Hoboken, NJ) e Antonia Lamberti (Staten Island).

Mary mi chiede spiegazioni sulla locuzione "fare cilecca", che vine prima di tutto usata per le armi da fuoco quando queste scattano a vuoto e il colpo non parte. Ma in senso figurato questo modo di dire significa fallire, non riuscire. Il termine "cilecca" deriva dal tedesco "schleck" (= scherno). "Cilecca" infatti originariamente significava beffa, burla, far finta di dare qualcosa senza darla per farsi gioco di chi ci aveva creduto, come una promessa non mantenuta. Da qui il significato di "scattare a vuoto" il passo è abbastanza breve: quando, premendo il grilletto, il proiettile non parte, il fucile non ha mantenuto la promessa... Ha anche un ironico significato sessuale.

Tony Muletti invece m'interroga sull'espressione "capire l'antifona", che vuol dire capire un discorso allusivo che spesso preannuncia qualcosa di spiacevole o pericoloso; capire un'intenzione nascosta o un avvertimento dato in modo allusivo. Il termine "antifona" lo troviamo nella liturgia cristiana, nella quale è un versetto recitato o cantato che precede un salmo; è un canto alternato costituito di poche parole che ne condensano il contenuto, spesso in modo allusivo o misterioso. Chi comprende l'antifona praticamente capisce anche il salmo stesso. Da qui il significato figurato.

Vengo ora Nick Spatafora che mi interroga sulla locuzione "non è farina del tuo sacco". Si tratta di una traduzione di una frase in latino un po' maccheronico dei goliardi medievali: " Non est de sacco ista farina tua". È un modo di dire che sta a significare "non è un'idea tua"; "non è cosa scritta da te ma l'hai copiata da qualche parte". Quante volte mi è capitato di scrivere questa frase nei saggi dei miei studenti? Varie volte. E difatti questa espressione ("non è farina del tuo sacco") ricorre frequentemente sulla bocca (e nella penna) dei professori quando contestano a uno studente un compito ritenuto frutto di copiatura. Simile è il modo di dire " non è erba del tuo orto".

Vengo infine ad Antonia Lamberti, la quale vorrebbe sapere perché si dice "luna di miele" per indicare il primo periodo matrimoniale, specialmente quello legato al viaggio di nozze. Questo è un detto moto antico; già nei libri dello Zend, che raccolgono la storia di Zoroastro è scritto che "il primo mese del matrimonio è la luna di miele e il secondo , un po' pessimisticamente, la luna dell'assenzio, riferendosi alle difficoltà che comporta la vita a due. Una variante di quest'ultima è infatti "luna di fiele".

Comunque, luna di miele" è locuzione usata in varie lingue; in francese abbiamo "lune de miel"; in inglese "honeymoon" ecc. ecc. Ovviamente si usa estensivamente col significato di buona intesa, armonia, specialmente nel linguaggio politico: per es. la Germani e la Francia, dopo secoli di odio, vivono ora una felice luna di miele (tutto il contrario di quanto succede nei nostri partiti politici...).

Prego i lettori di indirizzare i loro quesiti sempre a questo indirizzo postale: P.O. Box 831, Stony Brook, New York 11790; oppure potete scrivermi una mail direttamente al recapito elettronico su indicato.