Storie

La riscoperta del cantastorie

di Filippo Brunamonti

Non recitano né interpretano anche se il loro è un mondo che ribolle di teatralità. Si chiamano cantastorie: sei secoli fa erano detti aedi, rapsodi, giullari, menestrelli, trovatori. Anche allora, come oggi, si spostavano nelle piazze e avevano gli occhi allegri sul degrado, le bocche scomposte sulle ferite. E la gente, allora come oggi, non resisteva: batteva il piede, applaudiva, cantava. Oggi, però, anche il Consiglio dei ministri scende metaforicamente in piazza e concede il vitalizio a uno di loro: è Francesco Trincale a ricevere l'assegno straordinario previsto dalla Legge Bacchelli (legge n. 440 dell'8 agosto 1985) e concesso agli artisti che versano in situazioni di indigenza. Ne hanno benenficiato tra gli altri, la poetessa Alda Merini, i cantanti Umberto Bindi, Ernesto Bonino e Joe Sentieri, l'attrice Alida Valli, il pugile Duilio Loi e l'attore Salvo Randone.

"Ha saputo utilizzare significativi elementi di cultura popolare legando il proprio lavoro artistico con la storia dei movimenti sociali". Con questa motivazione il Consiglio dei ministri si è "favorevolmente espresso" per la concessione dell'assegno straordinario nei confronti di un "esponente di rilievo della cosiddetta arte di strada da diversi decenni".

"Finalmente si è data una collocazione culturale di quello che merita il cantastorie", dice commosso Trincale. "Sono cinquant'anni che mi esibisco per le vie e le piazze di Milano. Adesso ricevo un riconoscimento dal governo italiano... Mi tremano le gambe". Era in lista da due anni. "Non me l'aspettavo più", racconta Trincale, che pochi anni fa aveva dovuto affrontare una grave malattia.

Settantadue anni, originario di Militello (in provincia di Catania), Francesco Trincale è diventato "il personaggio della strada" per le sue ballate politiche che, di polemica in polemica, dal dopoguerra hanno raccontato prima le fabbriche in lotta e poi, dall'arena di Piazza Duomo a Milano, hanno affondato la spada su Andreotti e Berlusconi, Montezemolo e la mafia. Con la coppola a quadri in testa e una lunga barba bianca, Trincale è persino finito sulle carte bollate del Cavaliere. Come ricorda il quotidiano "Il Giornale", è successo durante il Processo Sme, che Berlusconi voleva fosse trasferito da Milano a Brescia, e dove Trincale e le sue cantate erano state annoverate tra le ragioni della richiesta.

Tuttavia, Trincale l'instancabile, solo un mese fa ha composto la sua ultima ballata sociale: "Sono andato - spiega - dagli operai della Wind in lotta, ho scritto una ballata per loro che me l'hanno chiesta". Si sente "quasi solo" in Italia, i giornali l'hanno rinominato "l'ultimo cantastorie". "Il punto è che c'è una crisi culturale, ovunque. E la cultura popolare, di conseguenza, ha perso la propria identità. Non si sa più cosa sia la cultura popolare che viene manipolata dagli addetti ai lavori e diventa di nicchia, accessibile a pochi. Sarebbe bello pensare di riproporre questo modo di esprimersi nelle scuole, fra i giovani. La cultura che dico io è quella cosa che eleva, che ha l'ambizione di cancellare le guerre, di parlare di problematiche sociali forti. Forse sono davvero l'ultimo della stirpe: mia moglie mi accompagna tutti i giorni in macchina, poi mi lascia all'ingresso del centro di Milano, e mi faccio trecento metri a piedi. Quando compongo, canto, suono, in me resta una radice antica, attualizzata però con la musica odierna. Sennò in strada chi mi ascolta...". Sul sito http://www.trincale.com/ potete trovare testi e mp3 delle sue canzoni.

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