Arte

L'emozione in un giardino

di Ilaria Costa

Incontriamo -per la serie  dedicata ai giovani artisti- Ettore Favini vincitore della sesta edizione del Premio New York, il programma di residency per artisti emergenti della durata di sei mesi cosponsorizzata dalla Italian Academy della Columbia University in collaborazione con l' Istituto Italiano di Cultura di New York.

Nella nostra intervista, gli chiediamo un bilancio -umano ed artistico- di questo suo soggiorno newyorkese che si conclude con l'installazione dell'opera dal titolo "Private View". "Una vista, uno sguardo personale, un' immagine che sfugge" così la descrive l'artista, che attraverso quest'opera  si propone di rappresentare "L'idea del tempo che se ne va, quello che ci circonda ci lascia, la fragilità e l'instabilità presenti."

Parte proprio da qui la ricerca che Ettore Favini ha voluto condurre per il Premio New York, un progetto che coniuga secondo le parole dell'artista stesso "l'idea di tempo con l'idea di paesaggio: i giardini precari del Lower East Side, l'avanzata delle Real Estate che tolgono piano piano tessere di verde (vuoto) per aggiungere dei pieni di cemento".

Favini si prefigge come obiettivo quello di offrire la possibilità di fruire di un'opera impalpabile, "l'emozione di uno sguardo". Ed Ettore lo vuol fare realizzando e donando ad alcuni Community Garden una seduta/panca che il fruitore può prendere e spostare per godere della sua Private View, per registrare con la mente ed il ricordo un attimo piacevole, di un verde che forse domani potrebbe non esserci già più.

Quando e perché hai deciso di essere un artista?

"Mia madre lavorava in biblioteca, ho passato per molti anni interi pomeriggi tra i libri, erano la mia sala giochi, tra le loro pagine potevo immegermi in un mondo mio. Forse in quel modo sono riuscito a sviluppare un immaginario personale. Mi ricordo che da piccolo averi voluto fare l'astronauta. Non so se ho deciso di essere un artista, ad un certo punto ho capito che era il mio lavoro".

Quale è la motivazione che ti ha spinto a venire a NYC?

"Sono venuto dopo aver vinto il Premio New York, organizzato dal Ministero degli Esteri affari Cultura, l'Istituto Italiano di cultura e l'Italian Academy della Columbia University, ho partecipato a questo concorso quasi per gioco, alla fine ho vinto ed eccomi qui. La motivazione forte per venire in questa città è senz'altro la ricerca di stimoli che la città offre".

Cosa è esattamente uno "studio program" e quali sono i vantaggi per un giovane artista come te?

"Uno studio program è un interessante modo per conoscere una città, quattro mesi offrono la possibilità forse di conoscere solo gli aspetti più evidenti senza scavare a fondo. Però sono sufficienti per aprire lo sguardo verso un orizzonte più aperto, pensare in modo più libero di come porsi rispetto al lavoro. Indubbiamente la possibilità di stare in una città interessante e stimolante come NYC mi sembra già un vantaggio notevole".

Ritieni che si sia una relazione tra i tuoi lavori e le tue origini italiane?

"Penso che ogni artista italiano o europeo, abbia sicuramente un rapporto conflittuale con le proprie origini, doversi confrontare con la storia dell'arte è un problema non indifferente. Sento molto il peso della storia, questo sicuramente. I lavori di conseguenza ne subiscono le influenze oltre che concettuali anche formali e compositive. Prima di ora però non avevo pensato a questa cosa come un limite o un problema, mi hai dato un ottimo spunto di riflessione".

In che misura credi che New York abbia  influenzato il tuo immaginario e la tua produzione artistica?

"Qui ho fatto un lavoro sui Commuinty Garden del Lower East Side, la visione e l'osservazione di questi luoghi mi ha dato parecchi spunti, non penso che mi abbia finora influenzato, però può darsi che questo soggiorno lascerà le sue tracce nei lavori futuri".

Qual è la tua giornata tipo come borsista del "Premio NY"?

"Le mie giornate non sono tutte uguali anche se ho delle cadenze settimanali fisse, se vuoi ti posso parlare della giornata più standard della settimana: il mercoledì. Sveglia alle 7:30, colazione e doccia, mi infilo sul treno e poi dalle 10:00 alle 12:00 english classes (migliorare il mio inglese era una delle mission di questa residenza) pranzo in Italian Academy e dalle 3:00 PM in studio fino alle 7:00 poi alla ricerca di opening, in alternativa una cenetta a casa e a letto presto perché il giorno dopo ho inglese!"

La tua famiglia ti ha sostenuto o ostacolato nella scelta di essere un artista?

"Per famiglia cosa intendi i miei genitori o mia moglie e i miei bambini? I miei genitori non si sono mai messi di traverso, anche se vedevano questa mia scelta come una cosa che avrebbe potuto darmi qualche problema nel futuro, penso più che altro per spirito di protezione. Mia moglie mi sostiene e mi incoraggia, per questa residenza sono venuto solo, loro tre sono in Italia, è stata una scelta difficile per tutti, soprattutto per loro che sono restati. Ma Josè è unica! Quando faccio un lavoro nuovo è la prima a cui chiedo consiglio, mi fido molto del suo giudizio e raramente sbaglia!"

Progetti in cantiere per il futuro?

"Più che progetti avrò al mio rientro un cantiere, devo infatti iniziare i lavori per la realizzazione di un progetto pubblico a Torino e subito attaccata una mostra. Di conseguenza penso che per tutta la prima metà dell'anno sarò molto impegnato."