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L'ambivalente forza dell'energia

di Olivia Fincato

Venerdì 8 febbraio 2008 alla galleria d'Arte contemporanea Rupert Ravens Contemporary (85 Market Street, Newark, NJ) è stata inaugurata la collettiva Trellis- Sculpture Selections, in visione fino al 22 Marzo. Tre piani di galleria dedicati ai lavori di ventidue artisti tra i quali distinguiamo, per raffinata eleganza e rigore minimalista, quello di Elio Franceschelli, artista italiano che lavora da ormai 3 anni tra New York e Isernia.

Elio Franceschelli nasce a Gallo Matese nel 1955 e inizia la sua carriera artistica in televisione seguendo dal 1980 al 1990 la  direzione artistica e la scenografia di vari shows e festival musicali. Le prime opere risalgono alla fine degli anni ottanta, Elio Franceschelli fedele alle origini rurali e nutrito di un decennio di showbusiness inizia una ricerca personale sui materiali di recupero e riconosce se stesso come un terreno di dualismi attraverso cui avviene la dinamica della conoscenza.

Le opere in visione alla Rupert Ravens Gallery sono orizzonti racchiusi in teche di Plexiglas. Oil on Water, olio in acqua li chiama l'artista. Ci avviciniamo all'opera, apparentemente sembra immobile per geometria compositiva, poi scorgiamo movimento, c'è vita mescolata a morte nell'opera di Elio Franceschelli. Gli orizzonti nascono dalla miscela d'olio combustibile e acqua.

Il petrolio, avendo un peso specifico inferiore a quello dell'acqua galleggia e in un elegante contrasto di colore e densità s'impone sopra, inquinando la trasparenza del liquido vitale sottostante. Il pesante e l'oscuro sovrastano il leggero e il chiaro portandoci a una riflessione più ampia che abbraccia tutta l'umanità.

E' da quasi vent'anni che lavoro con l'olio combusto, il petrolio.  Sono attratto dall'ambivalente rapporto dell'uomo con questa risorsa. Simbolo di progresso, energia e movimento da un lato, sfruttamento, consumo indiscriminato e autodistruzione dall'altro.

Penso che sia nell'istinto dell'uomo il distruggersi con le sue stesse mani, la mia opera parla di questo, lo scenario del nuovo millennio.

 

E lungi della retorica ecologista, l'opera di Franceschelli cerca di farci comprendere come l'odierna icona del petrolio non sia sotto denuncia, non vada sul banco degli accusati, ma sia piuttosto chiamata a deporre come testimone di qualcosa che sta accadendo. Elio Franceschelli presenta l'olio combusto in un contesto di equilibrio dove bellezza, utilità, estetica e lavoro convivono armoniosamente. Però ci avverte: un qualsiasi errore o eccesso potrebbe guastare tutto.

Il binomio materia nitida e materia sporca è rappresentato in tutta la sua evidenza ma piuttosto che il fine questo diventa il mezzo per condurci di fronte a una nuova realtà con cui dobbiamo fare i conti.

 

Ora non possiamo più godere del SOLE! L'energia per eccellenza. Siamo terrorizzati di fronte a tutte quelle campagne contro i raggi ultravioletti che ci invitano a proteggerci e proteggerci. Una volta, potevamo godercelo il calore.

 

La dualità tra pieno e vuoto, olio e acqua, vita e morte è l'elemento costitutivo del linguaggio di Franceschelli. Basti pensare alle prime opere realizzate con molle d'acciaio, dove la tensione elastica e la contrazione,  il movimento e la stasi davano forma a una riflessione profonda dell'artista: è la ragione o la passione a portare conoscenza?

Le molle si tendono in un movimento respiratorio verso l'esterno. La passione crea, la ragione codifica, rende leggibile, a volte costringe.

Nell'opera di Franceschelli troviamo taniche di metallo, molloni ecoidali, teloni impermeabili, collettori di scarico, lubrificanti esauriti, schermi televisivi in disuso. Sono tutti materiali di scarto, apparentemente eterogenei, che tuttavia hanno qualcosa in comune: presiedono momenti di lavoro in cui si è consumata una notevole quantità di energia. Questo è ciò che attrae l'artista, il forte e chiaro richiamo simbolico verso ciò che ha determinato il progresso e l'avanzamento umano e la sua conseguente deteriorazione. Gli oggetti che preferisce sono quelli che richiedono forza e resistenza, testimoni onesti e silenziosi di un ciclo dinamico attivo che in alcuni casi potrebbe anche riattivarsi. Ed è l'alternanza di senso e misura, costrizione e libertà, spessore analitico e libertà emozionale che affascina. Nel lavoro di Franceschelli il potere sottile del pensiero e la potenza meccanica hanno un legame invisibile. La mente regola il molteplice perché lo raffredda, nella termodinamica non c'è lavoro senza dispersione di calore. Il linguaggio cattura i pensieri e li rende riproducibili, un pistone e una biella trasformano un'esplosione di gas in una serie di movimenti ripetitivi. Ragione e passione s'incontrano s'intrecciano nella poetica di Franceschelli in un'estetica minimalista, dove il sentimento si sublima nel modulo geometrico e crea l'opera d'arte.

Vorrei vederle appese sopra un divano bianco.

 

Sta al lettore leggerle. Infatti per quanto lo sguardo sia comprensione resta sempre possibile guardare e godere di ciò che è bello senza capire. Franceschelli ci fornisce un medium, sta a noi decidere quanto allontanarci o quanto avvicinarci all'opera.

L'arte imbriglia il caos. I suoi segni non sono riproducibili da chiunque o all'infinito.

I suoi moti non hanno un'unica direzione, né una velocità costante. Ognuno la coglie diversamente. E' come l'oceano. Possiamo ammirarne le infinite sfumature. Possiamo farci cullare dalle sue onde. Possiamo rimanere a galla oppure possiamo scendere. A volte fa paura andare in profondità.