Turismo

"On the Road" verso l'Italia

di Gina Di Meo

 

Jack Kerouac con il suo romanzo "On the road" fece rivivere il mito della Route 66, the Mother Road, la strada che da Chicago portava a Los Angeles in circa quindici giorni. Il protagonista, Sal Paradise, con la sua comitiva a bordo di una macchina scassata che attraversano l'America divenne il mito della Beat Generation e fece sognare generazioni di giovani. Era il 1957. Nell'anno 2008 le cose sono cambiate, la Route 66 esiste come Historic Route 66 e non è più una highway, non ci sono più automobili che perdono pezzi ma veicoli superaccessoriati. Il coast to coast ha perso un po' del suo fascino e si preferisce l'aereo. Dove vogliamo arrivare? Tutto questo per dire che quell'idea di fondo può essere usata per descrivere la strategia usata dall'Italian Government Tourist Board per promuovere l'Italia negli Stati Uniti. Una campagna che è partita il 26 gennaio scorso da Detroit con l'Hospitality Truck, un coast to coast che per due mesi fino all'otto marzo farà tappa nelle principali città americane.

San Diego, Phoenix, Dallas (per chi legge già visitate, ndr) e poi l'11 febbraio a Austin, il 13 a Houston, il 19 ad Atlanta, il 21 e 22 a Tampa e Venice, il 24 a Charlotte, il 27 a Washington, D.C., il 29 a Philadelphia, il 1 marzo a New York al Javits Center, nell'ambito del New York Times Travel Show. Il 5 a Boston ed infine l'8 a Chicago. Il viaggio si conclude proprio il giorno della Festa della Donna ed è proprio "una bella donna" (l'Italia) che è stata portata in giro, sottoposta all'ammirazione di tutti.

La metafora è cambiata, il sogno non più "la trasgressione" di attraversare gli States, ora gli americani sognano di andare in Italia. "Italy for life" è il motto che reca l'Hospitality Truck, un gigante rosso ferrari con immagini suggestive degli scenari italiani che viaggia su dieci route motrici, lungo 53 piedi con una superficie espandibile che arriva a mille piedi quadrati e si presenta come un vero show-room viaggiante, arredato in maniera elegante e dotato di monitor alle pareti che diffondono le immagini delle bellezze paesaggistiche e culturali del nostro paese.

«Nell'epoca digitale - ha commentato Riccardo Strano, direttore dell'Italian Government Tourist Board  Nord America - dove domina l'accesso remoto alle informazioni senza supporti esterni, ci incuriosisce, a volte, di andare contro corrente. Così abbiamo scelto, tra i  differenti  modi che usiamo per fare promozione  anche quello di avvicinarci ai nostri visitatori in modo più tangibile, vogliamo che il lato umano dell'esperienza del viaggio sia il punto centrale che possa lasciare un segno indelebile nella memoria dei turisti americani che visitano l'Italia».

Siamo andati a trovare Strano nel suo ufficio con magnifica vista sul Rockfeller Center e gli abbiamo chiesto i dettagli dell'operazione.

Dottor Strano, com'è nata l'idea dell'Hospitality Truck?

«Il truck fa parte di una campagna di promozione partita nel 2007, congegnata qui nel nostro ufficio con lo scopo di coprire una serie di settori. Abbiamo cominciato dai quotidiani di grande tiratura, ad esempio il New York Times ma anche free press come AM New York, il Los Angeles Times, passando poi per il web attraverso Google, Aol, Yahoo ed infine sui mezzi di trasporto e nelle metropolitane. Questo per le grandi città. Per la provincia, invece, stiamo utilizzando l'Hospitality Truck».

Quanto è costato l'investimento e secondo quale strategia avete scelto i luoghi?

«La campagna è costata due milioni di dollari. Per quanto riguarda la scelta, puntiamo sulle città dove ci sono dei nostri uffici perché c'è bisogno di aree dove c'è molta gente. Ci siamo, invece, affidati ai grandi quotidiani per il pubblico che legge e alla comunicazione visiva ancora per le zone affollate, e come ho detto, al progetto itinerante per la provincia».

Quante persone avete impiegato?

«Ci saranno sette presentazioni con agenti di viaggio sul posto alle quali sarà presente anche il nostro ufficio, e ci saranno tappe in cui saranno utilizzate solo hostess plurilingue che distribuiscono gadget e materiale informativo».

Ultimamente le immagini e le notizie che vengono dall'Italia non sono esattamente sinonimo di Bel Paese, come pensate rimediare all'opinione negativa che ad esempio si è diffusa dopo lo scandalo dei rifiuti in Campania?

«Sicuramente è un problema e non è facile rimediare. Ma guardiamo anche ai dati. Nel 2007, secondo una ricerca effettuata da Yasewich&Parteners, società di studi e ricerche sul turismo con base a Orlando che pubblica l'Annual National Leisure Travel Monitor, per monitorare il flusso turistico mondiale, alle domanda "Dove vuoi andare in vacanza nel 2008?", il 53% ha risposto in Europa, di questo 53%, il 16% vuole andare in Italia, il 15% nel Regno Unito, il 10% in Germania, Irlanda, il 9% in Francia, questo vuol dire che l'Italia attrae più degli altri paesi europei dal punto di vista del turismo. E a proposito di rifiuti, a Phoenix ho incontrato un gruppo di persone che lavora per la Boeing e mi hanno detto che andranno in Italia per fare un congresso e hanno scelto proprio Napoli, zona Castel dell'Ovo, ed erano molto contenti di aver scelto questa destinazione e non hanno minimamente parlato di rifiuti. Questo non vuol dire che è tutto ok, ma l'eco negativa, almeno in questo caso, sembra sia stato messo da parte.

Bisogna anche dire che qui c'è un'attenzione diversa rispetto all'Italia, non c'è tutta questa risonanza per i problemi. Il turista americano, anche se decisamente attento alle proposte di vacanza, è anche molto flessibile e di solito chi va in Italia non è alla prima esperienza di viaggio e sa meglio di altri come affrontare eventuali piccoli inconvenienti. Da noi è alla ricerca di arte, cucina, cultura, shopping, natura, life&style, in pratica: Italy for life... fulfill the dream!».

Come pensate di rimediare ai possibili "danni" causati dall'euro forte?

«Nel 2006 sono venuti in Italia quattro milioni e 650mila turisti americani (dati Istat), lo scorso anno ci eravamo posti l'obiettivo di arrivare a cinque milioni, e pare ci siamo riusciti, aspettiamo comunque i dati definitivi. Finché i numeri sono questi va bene lo stesso. L'impennata dell'euro c'è stata a partire dalla primavera scorsa, le contrattazioni erano già state chiuse e la situazione era sotto controllo. Dobbiamo aspettare di vedere cosa succede quest'anno. Siamo ragionevolmente ottimisti, tuttavia stiamo realizzando già dal mese di gennaio una serie di seminari con travel agent in molte città americane proprio per prevenire eventuali rischi e fornire tutta l'assistenza possibile agli operatori che poi si traduce in informazioni utili per i consumatori».

Cosa vi aspettate da tutta questa campagna?

«Tenere alta l'attenzione verso i consumatori e aumentare la notorietà dell'Italia e soprattutto coadiuvare le attività di promozione degli operatori turistici americani specializzati sulla destinazione Italia. Nello specifico con questa campagna pubblicitaria vogliamo portare i contenuti informativi della nostra gamma differenziata di prodotti turistici il più vicino possibile ai consumatori. In altre parole informazioni utili e concrete proposte di vacanza per i tanti americani che desiderano visitare il nostro Bel Paese».