Storia. L'oblio sulla Norimberga italiana

di Michelina Zambella

L casa Zerrilli Marimò della NYU ha presentato, martedi 6 febbraio, a conclusione del ciclo organizzato per commemorare le vittime della Shoà dal Centro Primo Levi e dal Consolato d'Italia a New York, il libro del Prof. Michele Battini, "The Missing Italian Nuremberg. Cultural Amnesia and Postwar Politics"(Palgrave MacMillan 2007 ed edito per la prima volta in italiano "Peccati di memoria. La mancata Norimberga italiana" nel 2003 da Laterza). In presenza del console Francesco Maria Talò e dei rappresentanti del Centro Primo Levi, Tony Judt (Remarque Institute, NYU) ha introdotto i partecipanti al dibattito, Marta Petrusewicz (CUNY Grad. Center) e Nadia Urbinati (Columbia Univ.), moderato da Ruth Ben-Ghiat (NYU).

«Questo libro - dice Battini, professore alll'Università di Pisa - narra la storia di un grande processo, di un "maxiprocesso", contro l'intero comando militare dell'apparato di potere nazista in Italia, operativo dal 1943 al 1945. Un processo accuratamente preparato dagli Alleati sulla base giuridica e tecnica del processo di Norimberga, ma che non fu mai celebrato. Al suo posto vennero organizzati solo pochi e contraddittori dibattimenti giudiziari di rilievo assolutamente minore, con il risultato di produrre un colossale equivoco storico sull'occupazione nazionalsocialista e di ridurre la stessa questione alla dimensione delle responsabilità individuali».

L'operazione culturale e politica che sta dietro questa mancata attuazione dei processi fu legata, da un lato, alla costruzione dell'Europa di allora e dall'altro alla necessità di attribuire solo alla nazione tedesca la responsabilità di quei crimini. Ma Battini punta l'indice anche nei confronti di quella che fu la giustizia postbellica, ovvero il grande processo di Norimberga: «Quei processi furono i cardini di una gigantesca opera di decostruzione del ricordo di un passato recente che comprendeva le responsabilità delle classi dirigenti nel fallimento delle democrazie parlamentari, il consenso alle nuove soluzioni autoritarie, la subalternità alla riorganizzazione nazista dell'equilibrio europeo, i crimini perpetrati anche da parte dei "giusti"».

Tornando alle stragi commesse dai nazisti dopo l'8 settembre, lo storico sottolinea come, all'indomani della caduta del fascismo, si verificò una vera e propria escalation contro gli italiani, che partendo dalla fucilazione dei comandanti e degli ufficiali delle truppe italiane che non avessero consegnato le armi o che avessero opposto resistenza alla reazione tedesca, arrivò alla «guerra ai civili»e allo «sterminio di decine di migliaia di resistenti», ad opera delle direttive emanate da Kesselring, comandante superiore delle armate sud e responsabile delle operazioni militari al di sotto della linea di separazione.

Battini tratteggia nel libro in modo efficace il complesso di motivazioni di politica interna e di carattere internazionale che portò a questa ‘omissione giudiziaria', compiuta nel clima della guerra fredda. Secondo lo storico, è possibile ricondurre il fallimento di questa iniziativa innanzitutto all'indisponibilità dell'Italia a consegnare alla Jugoslavia, all'Albania e alla Grecia i propri militari accusati di crimini di guerra analoghi a quelli commessi dai tedeschi in Italia. Dall'altra parte si pone il problema dell'indennità della magistratura militare e ordinaria a causa della continuità dello Stato fra Italia monarchica/fascista e quella democratica/repubblicana. In poche parole, l'assenza di una rottura del vecchio regime fascista al nuovo ordinamento costituzionale che poi ha portato all'eclatante scoperta dell'operazione "insabbiamento dell'armadio nascosto". Da quella vicenda scaturì una memoria della guerra e del totalitarismo selettiva e parziale, che servì ad avviare la democratizzazione dell'Europa, a scapito però di un'autentica denazificazione. Una presentazione vivace cui ha preso parte anche il Prof. Tony Judt, secondo cui: "Nel libro si affronta il problema della ricerca della giustizia internazionale per i crimini di guerra commessi contro l'umanità. Battini è uno storico delle idee che si concentra sul cd. processo di decostruzione italiana della memoria, mettendo a confronto i tedeschi, scesi a patto con la storia, con gli italiani, che invece soffrono di una ‘volontaria amnesia collettiva'"; nonchè la Prof. Marta Petrusewicz che precisa: "Il lavoro di Battini dà prova della volontà degli Alleati, in particolare gli Inglesi, di voler attuare il processo italiano di Norimberga. Ma tre sono le imbarazzanti questioni su cui si interroga: perchè tale processo è stato abbandonato, nonostante l'evoluzione del contesto politico europeo; il doloroso processo di costruzione di una memoria condivisa, e infine, la ricerca internazionale per la punizione dei crimini di guerra contro l'umanità".

In chiave più polemica invece è intervenuta la Prof. Nadia Urbinati secondo cui "il libro di Battini si pone tra politica e giustizia, ma appare che il blocco iniziale della giustizia abbia condizionato la crescita di un'Europa costituzionale moderata. Con la giustizia si sarebbe bloccata anche la politica dopo la Realpolitik. In realtà, la stabilità ha vinto sulla giustizia alla fine".