Italiani in America

Un cosacco italiano nella Guayna

di Generoso D'Agnese

Quando morì, nel 1970 chiese di poter essere sepolto con l'uniforme da cosacco e l'onoreficenza dell'Aquila bianca imperiale. Chiese anche di essere sepolto ai piedi del salto dell'Araguay, in Guyana, per poter godere simbolicamente dei due momenti della sua vita nella quale si era sentito un uomo libero.

Era uno spirito libero Antonio Cattaneo e da lupo solitario volle chiudere la sua parabola fisica, dopo aver vissuto tutta la vita all'insegna dei suoi ideali. Un uomo che naturalmente la grande storia ha dimenticato ma che nel grande panorama della presenza italiana nelle Americhe rappresenta un altro tassello di pura genuinità.

Quella di Antonio Cattaneo fu una vita nata sotto l'insegna della nobiltà. Nato a Pavia nel 1880 egli discendeva da una antica casata lombarda e nella cultura umanistica formò la sua educazione scolastica e sociale. Affascinato fin da ragazzo dai principi romantici della cavalleria, Antonio scelse la vita militare e in poco tempo divenne un ufficiale del Regio esercito. Visse gli anni dei primi moti socialisti con l'uniforme di cavalleggero e con il grado di tenente si ritrovò suo malgrado a dover ordinare una carica per disperdere i manifestanti. Il ferimento, tra i tanti manifestanti contro la Russia zarista, di un parlamentare, cambiò il corso della sua vita. Chiamato a discolparsi nonostante la sua condotta dettata solo dagli ordini ricevuti, Cattaneo divenne capro espiatorio di una battaglia parlamentare che mirava a destabilizzare il governo in carica. Della manipolazione si accorse la madre di Antonio, dama di compagnia della Regina Elena, la quale ottenne per il figlio il trasferimento immediato presso l'ambasciata italiana a San Pietroburgo. Per i socialisti il trasferimento divenne la giusta punizione per l'ufficiale, per il governo rappresentò la soluzione migliore per evitare ulteriori fastidi da parte dell'opposizione.

Quello che raggiunse la Russia non era però un uomo capace di adattarsi alla vita burocratica. Animato da spirito d'avventura e appassionato militare, Cattaneo chiese di poter abbandonare l'ufficio e di arruolarsi come volontario nell'esercito russo. Durante la guerra con il Giappone l'italiano partecipò alla difesa di Port  Arthur e alla disfatta di Mukden. Pur risultando disastrosa per l'esercito zarista, Cattaneo riuscì con un atto eroico a superare le file giapponesi e a riconquistare le bandiere e gli stendardi imperiali caduti in mano nemica. Il gesto, che salvò l'onore dell'esercito russo, meritò da parte dello Zar la massima decorazione al valor militare: l'aquila bianca imperiale.

Terminato il conflitto Cattaneo rientrò in ambasciata e dopo poche settimane riprese il viaggio per visitare il Giappone, la Cina, le Filippine e l'Australia.

Rientrato a Roma nel 1906 il "cosacco italiano"divenne l'ospite fisso di numerosi  salotti dell'Alta società capitolina. Un ruolo che calzava poco all'inquieto avventuriero, il quale dovette abbandonare di nuovo l'Italia dopo aver affrontato in duello- uccidendolo - un rivalo in amore. La nuova avventura spinse un uomo ferito e affranto nel vasto territorio del Canada. Nel territorio nordamericano Cattaneo riprese man mano fiducia nella vita e collaborò a importanti rilievi cartografici. Dal Canada si spinse verso il Nicaragua  e nel paese centroamericano venne accolto con numerosi onori. La sua fama aveva attraversato l'Oceano e il presidente nicaraguense gli chiese di potergli affidare - con il grado di generale di brigata- un importante compito nelle forze armate. Due anni dopo, nel 1908 nel tentativo di tornare di nuovo in Italia e durante la fermata della nave nel porto di Puerto Cabello, l'italiano venne fatto oggetto di una visita da parte del presidente del Venezuela, Cipriano Castro e invitato a restare nel paese come consulente militare. Sarà questa la svolta definitiva per il pavese. Cattaneo non sarebbe mai più tornato in Italia e dopo quattro anni di fedele servizio dovette fuggire verso Trinidad per sfuggire alla vendetta di un nuovo presidente, salito al potere con un golpe. In Guyana Antonio Cattaneo organizzò la resistenza dei soldati fedeli al vecchio presidente fino a quando lo stesso golpista, con abile strategia non riconobbe i meriti della resistenza e del generale lombardo chiamando tutti a una pacificazione nazionale. Divenuto ispettore generale alle frontiere, l'ex cosacco dello zar si trovò a dover fronteggiare una guerra sotterranea con gli inglesi, decisi a rosicchiare con abili strategie tattiche territorio coloniale al Venezuela. Nonostante le palesi norme internazionali lo vietassero, i sudditi di Sua Maestà britannica avevano introdotto numerosi avamposti militari nella regione, coordinando a loro piacimento le tribù indigene in modo da aizzarle contro il governo venezuelano. A Cattaneo venne chiesto di controbilanciare questa ingerenza sotterranea ed egli lo fece con grande professionalità evitando la guerra aperta ma conquistandosi il titolo di "El cosaco de Los Llanos". Scongiurata la secessione da parte dei territori limitrofi, Cattaneo venne insignito dell'Orden del Libertador, massima onoreficenza del Paese. Nominato generale di brigata, l'ex cavalleggero italiano partecipò a numerose operazioni antiguerriglia e coordinò importanti lavori pubblici nello  stato di Bolivar. In seguito venne anche chiamato a sovrintendere le strade transandine, e a governare l'area di Maracaibo. Divenuto - dopo la morte del presidente Gomez - nuovamente ispettore alle frontiere orientali e organizzatore della Guardia Nazionale, il pavese si scontrò ancora una volta con gli interessi sotteranei inglesi i quali riuscirono con abile strategia politica a farlo relegare in un ruolo amministrativo.

Chiamato a scegliere, durante il periodo di guerra tra Italia e Venezuela, tra cittadinanza italiana e quella venezuelana, Cattaneo scelse di curare gli interessi del Venezuela e rinunciò a tutte le sue eredità e alle pensioni maturate come italiano. Si spogliò di tutte le sue entrate ed accettò di vivere con il solo stipendio di un semplice amministratore pubblico. Fu una scelta di orgoglio e seppur decisa con amarezza, l'eroe di Port Arthur non venne mai meno ai propri principi.

Il resto della vita Cattaneo la trascorse in sordina, alternando la sua vita di burocrate a quella di esploratore amatoriale. Viaggiò spesso nella Guyana e si innamorò del bacino idrografico dell'Araguay che divenne il suo rifugio fino alla fine dei suoi giorni. Fu proprio a quest'area che egli dedicò le sue ultime novità, lasciate nelle mani della figlia adottiva Dalila. Ma per lui quel tempo non è ancora arrivato. A quasi 40 anni dalla sua morte i suoi resti mortali attendono ancora di essere tumulati ai piedi del Salto dell'Araguay