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Casa Zerrilli Marimò della New York University/ Quando il contadino fa cultura

di Michelina Zambella

 

Nell'immaginario collettivo il contadino è l'analfabeta, avezzo solo alla terra, agli animali, a poche parole utili e semplici. Non ci si immagina che invece egli abbia una coscienza del proprio essere, sia ancora capace di portare avanti, con orgoglio e soddisfazione, lavori superati dall'industrializzazione e tradizioni che stentano a sopravvivere, in assenza di una vera volontà di tramandarle alle presenti generazioni.

La Lega di Cultura rappresenta dunque un caso sui generis, divenuto per questo oggetto di studio da parte di sociologi e antropologi, nonchè cineasti. Come ci hanno spiegato, all'evento organizzato venerdi 1 febbraio alla Casa Zerrilli Marimò della New York University, il Presidente Gianfranco Azzali, detto Micio, e il co-fondatore Giuseppe Morandi, la Lega nasce nel 1967 come Lega Rossa, per sostenere le lotte dei lavoratori e mettere in pratica i precetti socialisti, a Piadena. Un paese situato in provincia di Cremona, nella pianura padana, con 3600 abitanti, eredi di una cultura contadina secolare che ancora oggi, nonostante i molti cambiamenti, appare viva.

Ascoltiamo attentamente la biografia e i racconti di due uomini venuti con grande umiltà a presentare i propri progetti a NYC, in concomintanza con la mostra che ne esibisce i lavori, allestita, grazie all'interesse della Montclair State University, alla Galleria George Segal, dall'8 gennaio al 9 febbraio, intitolata "The Italian Festival of the Arts and Humanities: An italian Sense of Place: Land and Identity".

 

Giuseppe Morandi nasce nel 1937 a Piàdena da una famiglia di origine contadina e lavora come impiegato comunale. Dal 1957 ha raccontato con parole e immagini il mondo e la civiltà contadina padana, di cui vuole documentarne la vita e le lotte, nonchè valorizzarene i modelli. Ha pubblicato numerosi testi in Italia e all'estero, dove sono state organizzate diverse mostre antologiche dedicate alle sue fotografie. Nel 1962 pubblicò con Mario Lodi, presso le Edizioni Avanti!, "I quaderni di Piàdena". Più tardi, grazie all'incontro con la famiglia Azzali, nel 1967, nacque la Lega di Cultura di Piàdena, autentica fucina di interventi sul campo e attività culturali, punto di riferimento per tutti coloro che si sono avvicinati, con esiti diversi, a quella realtà territoriale. Tanto che Bernardo Bertolucci volle utilizzare il lavoro di questi artisti (i film di Morandi e le canzoni di Eugenia Arnoldi) per la famosa pellicola "Novecento", film dedicato alla Resistenza anti-fascista e ai contadini della Bassa Padana alle prese con la quotidianità rurale. Lo straordinario lavoro di Morandi- cineasta è stato presentato per la prima volta al Festival di Locarno nel 1999 in edizione integrale, grazie al salvataggio dei suoi film, girati originariamente in 8mm, curato dalla Cineteca di Bologna. Nel 2001 Morandi ha terminato le riprese de "I Paisan", film prodotto da Marco Muller, mentre il suo ultimo lavoro cinematografico è un film documentario intitolato "I colori della Bassa".

Lo storico della fotografia Paolo Barbaro, del CSAC di Parma, ha commentato il documentario proiettato venerdi "La giornata del Bergamino"(1967): "L'economia dei mezzi è visibile sia nel sonoro che nella pellicola". Come infatti ironicamente Morandi ammette: "Non ho mai posseduto una mia macchina fotografica o una cinepresa. Ho fatto tutto con roba presa a prestito". "Il tema che unisce tutte le opere di Morandi- spiega Barbaro-è l'attenzione quasi esclusiva nei confronti del mondo rurale lombardo e, soprattutto, dei poveri braccianti agricoli, di cui ha testimoniato, inconsapevolmente, la progressiva scomparsa, denunciandone le vessazioni di cui erano oggetto e perpetuandone la poesia intrinseca. Centro della sua attenzione è stata la città di Piadena che egli ha eletto a microcosmo, simbolo di una condizione umana di portata universale. Tuttoggi Morandi prosegue la sua attività con gli stessi intenti, focalizzando sempre la sua attenzione sugli strati sociali più poveri, composti soprattutto da extracomunitari.

È fotografo, scrittore, regista cinematografico e promotore di iniziative culturali, riluttante però a richiamare l'autorità delle sue opera, sottolinea Stefano Albertini, Direttore della Casa Zerrilli Marimò. "I miei lavori sono il frutto di un lavoro collettivo. Io sono l'intellettuale, come dice il Micio, e lui sarebbe il braccio. Ma se c'è la Lega di Cultura lo si deve alla famiglia analfabeta contadina del Micio. La famiglia Azzali ama aprire la propria casa, offrire il proprio cibo e vino a tutti gli altri compagni contadini"- replica Morandi.

Gianfranco Azzali o "Micio", mungitore di vacche, soggetto preferito delle foto di Morandi, poi metalmeccanico, afferma: "Noi abbiamo voluto dare voce al mondo contadino, al nostro mondo, dal di dentro, attraverso foto e racconti. Ovviamente abbiamo riscontrato l'opposizione degli altri partiti e dello stesso Partito Comunista, perchè tutti temono di fronte ad una classe che inizia a prendere coscienza di sè, tremano per le proprie sedie. Ma la collaborazione con gli altri partiti di sinistra c'era. Il problema è che noi eravamo e siamo tuttora incontrollabili". Basta pensare che su Morandi pendono due cause giudiziarie, l'ultima da parte di una vigilessa che Morandi in un volantino ha definito "razzista", per l'atteggiamento assunto nei confronti di una cinese.

Le politiche razziali, che trovano largo consenso soprattutto presso i giovani nordici, infatti sembrano aver ispirato il libro fotografico di Morandi "La Mia Africa", pubblicato da Mazzotta, con 54 fotografie in bianco e nero. "Come nei documentari, nei suoi scatti non vi è un lavoro di post-produzione. Privi di estetismi, artifici linguistici e compiacimenti narcisistici, gli scatti di Morandi propongono una visione oggettiva della vita di Piadena attraverso opere dal sapore quasi amatoriale ma attraversate da un profondo spirito di solidarietà e amore verso l'altro"- dice Claudia Cavatorta, Ricercatrice all'Università di Parma.

Provenienti dall'Africa, dall'India e dal Sud America, gli extracomunitari si sono mescolati con la popolazione locale, generando un equilibrato processo di contaminazione che ha contribuito a creare un tessuto popolare ricco di lingue parlate e scritte, colori, suoni, abitudini e cibi. "I più razzisti sono i giovani, che stanno lontani dalla Lega di Cultura. Quindi facciamo lotta d'avanguardia contro i nostri stessi figli". Con un tono desolato Micio continua: "Chi porterebbe avanti il bergamasco senza gli extracomunitari?".

Il loro sguardo sul mondo contadino, dunque, non sembra essere nostalgico, romantico, ma volutamente politico, nota Albertini. Morandi conferma: "Io sono orgoglioso di appartenere ad una famiglia di contadini, alla categoria dei paisan, analfabeti, mungitori che puzzavano di merda. Questi sono i protagonisti di tutti i giorni, che sono lasciati ritrarre e filmare nella loro realtà solo per far conoscere la loro condizione, di cui vanno fieri. Noi raccontiamo la storia dall'interno, ma ci affidiamo anche ad esperti esterni, sociologi, antropologi, esperti della fotografia, che possono aiutarci a capire molto di più sulla transizione dal mondo contadino a quello capitalistico, di cui abbiamo parlato e ripreso senza avere coscienza che stesse per finire".