Che si dice in Italia

Elogi a schioppo ritardato

di Gabriella Patti

Prendiamo onore al merito. Anzi, non siamo noi a farlo: sono gli osservatori stranieri. Il tanto bistrattato ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, forse l'uomo più rappresentativo e "forte" dell'ormai defunto governo Prodi, in realtà si è rivelato "eccellente". A dirlo per primo è stato il Commissario europeo per gli Affari eocnomici, lo spagnolo Joaquin Almunia facendo sapere che approverà il programma di stabilità messo in piedi dal nostro ministro. Ora è la volta del Financial Times. Il quotidano britannico, mai tenero con l'Italia e varie volte critico nei confronti dello stesso Padoa Schioppa, ha riconosciuto che TPS, come lo chiamano, è l'autore dei pochi buoni risultati messi a segno dalla coalizione appena sciolta: ha rimesso in ordine il bilancio dei conti pubblici ed è riuscito nella difficile impresa di ridurre l'evasione fiscale. Ovviamente, siccome si è rivelato bravo, gli italiani rispediscono TPS a casa.

    PER LA SERIE "diciamo le cose come stanno quando ormai non c'è più nulla da fare, così almeno facciamo bella figura a poco prezzo" ecco che Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, cioè il primo dei sindacati, se ne esce fuori chiedendo che siano proprio le rappresentanze dei lavoratori a denunciare i fanulloni. Soprattutto quelli che, tradizionalmente, si annidano nella pubblica amministrazione. "Bisogna avere il coraggio di stanare i lavativi" dice. Questa presa di posizione, normale in qualsiasi altro Paese e doverosa da parte di un sindacato che voglia difendere chi lavora sul serio, è talmente anomala da noi da avere meritato lunghi articoli sulla stampa. Capito a che punto (basso) siamo arrivati?

    IN QUESTI GIORNI i quotidiani sono pieni di lettere di gente stupefatta per quanto sta succedendo alla politica di questo Paese. Di destra, di sinistra o di centro, tutti si chiedono la stessa cosa: "D'accordo: il governo è caduto per una vendetta e un tentativo di autodifesa del ministro Clemente Mastella finito in problemi giudiziari. E forse, vista la riottosità, i continui ricatti e la sostanziale pochezza dei partitini minori che componevano l'esecutivo è anche meglio così. Ma che senso ha andare a votare con la stessa vecchia e sbagliatisisma legge elettorale che già ha prodotto tanti guai?". L'indignazione sfocia nella risata - una risata amara, perché ci stiamo facendo del male - quando si parla del referendum popolare che dovrebbe modificare il meccanismo ideato dal leghista Calderoli, il cosiddetto "Porcellum", soprannome che dice tutto. La Corte Costituzionale ha sancito la validità del referendum, spiegando anche che obiettivamente l'attuale sistema è errato e fonte di problemi. E allora i nostri machiavellici e levantini politici che cosa si inventano? Il referendum si deve fare, certo. E' stata pure fissata la data, a maggio. Peccato però che, per un cavillo (siamo o no la patria degli azzeccagarbugli di manzoniana memoria?), subito dopo è stato fatto slittare di un anno. Il risultato ha dell'incredibile: qualunque governo uscirà dal voto del 13 e 14 aprile, probabilmente un Berlusconi ter, rischia dopo un anno di essere invalidato dal referendum. E' chiaro, però, che come sempre sono un'ingenua. Figuriamoci se, in 12 mesi, i parlamentari della prossima legislatura non troveranno il modo per evitare il referendum. Magari non faranno niente altro (di sicuro, facile previsione, si dimenticheranno del conflitto di interessi e della riforma televisiva), ma il sistema per salvarsi la redditizia poltrona lo troveranno di sicuro. 

   DI FRONTE A TUTTI QUESTI DISASTRI non c'è da stupirsi se l'ultimo rapporto Istat rivela che è nuovamente in aumento il fenomeno tipicamente italico del lavoro sommerso o "in nero". Se politici e istituzioni ti voltano le spalle, allora cerchiamo di darci da fare in proprio. Così, l'Italia continua a perdere competitività. Con buona pace di chi, all'estero, continua a credere in noi. Come, a quanto scrive il Corriere della Sera, starebbero facendo a Washington gli aderenti all'Issnaf, l'Italian Scientists and Scholars in North America Foundation. Vista la situazione, ammettono, la fuga dei cervelli dall'Italia è inarrestabile. Però si può puntare a un "rientro delle conoscenze". Cioè, semplificando, a valorizzare il lavoro dei nostri connazionali espatriati e a favorire gli scambi. Accontentiamoci.