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Il ricordo delle vittime dell'Olocausto. Memorabili giornate a New York

di Gina Di Meo

Voi che siete sicuri/Nelle vostre tiepide case/Voi che trovate tornando a sera/Il cibo caldo e visi amici/Considerate se questo è un uomo/Che lavora nel fango/Che non conosce pace/Che lotta per mezzo pane/Che muore per un sì e per un no./Considerate se questa è una donna/Senza capelli e senza nome/Senza più forza di ricordare/Vuoti gli occhi e freddo il grembo/Come una rana d'inverno/Meditate che questo è stato/Vi comando queste parole./Scolpitele nel vostro cuore/Stando in casa andando per via/Coricandovi alzandovi/Ripetetele ai vostri figli.

Primo Levi, Se questo è un uomo

 

Mai come quest'anno la lezione di Primo Levi non poteva essere applicata più alla lettera. Quest'anno le manifestazioni per la Giornata della Memoria, che dal 2000 viene celebrata il 27 gennaio, hanno avuto un "sapore" diverso, si sono riempite di significato in modo pregnante. A New York la Giornata della Memoria è scesa tra la gente, in strada, ha suscitato curiosità tra chi non sapeva, ha fatto parlare di sé come non mai.

Gran parte del merito va al Console generale, Francesco Maria Talò, che ha avuto l'idea di aprire le porte del consolato italiano a Park Avenue per la lettura dei nomi delle vittime dell'Olocausto. Per quasi un'intera giornata (28 gennaio per chi legge, nrd), sul marciapiede davanti all'istituzione italiana, con il messaggio "Non ci sono pietre tombali per le vittime della Shoah, ma solo la nostra buona volontà di trovare il tempo per ricordarle e lasciare che il vento trasporti il suono dei loro nomi" uno dopo l'altro, sono stati scanditi i nomi, sia vivi che morti, di coloro che hanno vissuto le atrocità commesse nei campi di sterminio di Auschwitz, in totale 8700. I loro nomi sono stati letti da tanti volontari, tra cui anche numerose personalità, come il vice capo della polizia di New York, George Grasso, il presidente dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Srgjan Kerim, l'ambasciatore d'Italia alle Nazioni Unite, Marcello Spatafora e il Nunzio Apostolico, osservatore della Santa Sede alle Nazioni Unite, Celestino Migliore, il Console d'Israele, Asaf Shariv, il presidente ed il direttore del Centro Primo Levi, rispettivamente Alessandro Mirò e Natalia Indrimi, il direttore dell'Istituto italiano di Cultura, Renato Miracco, il rabbino Arthur Schneier, capo spirituale della Park East Synagogue, Sol Adler, 
Executive Director del centro 92nd StreetY, alcune classi con studenti appartenenti ad una scuola ebraica e alla Guglielmo Marconi.

«Questa iniziativa - ha spiegato il console Talò - supporta un concetto che voglio affermare, ossia del consolato proiettato verso la città, che si apre alla città e d'altronde, New York non è nuova alla lettura all'aperto di nomi, la stessa cosa avviene l'11 settembre quando a Ground Zero si ricordano le vittime del terrorismo».

Le manifestazioni per la Giornata della Memoria hanno visto lavorare di concerto le istituzioni italiane a New York, il Centro Primo Levi, il Consolato Generale d'Italia, la Casa Italiana Zerilli Marimò/Nyu, l'Istituto Italiano di Cultura, l'Italian Academy at Columbia University. Il primo appuntamento è stato domenica 27 gennaio al Centro Primo Levi con la proiezione del film "L'Isola delle Rose-La tragedia di un paradiso" di Rebecca Samonà e con un'intervista del giornalista Andrea Fiano a Stella Levi, sopravvissuta di Rodi, sulla sua esperienza nei campi di sterminio (su questo evento potete leggere l'articolo pubblicato accanto).

Il 29 gennaio, all'Italian Academy della Columbia University, si è tenuto un dibattito incentrato - come ha sottolineato il direttore, David Freedberg - su scienza e olocausto, sugli abusi della scienza che hanno portato alla Shoah. Sono intervenuti Ruth Ben-Ghiat (Nyu) su The Italian Racial Laws: Pretexts, Subtexts, Aftermaths, Lidia Santarelli (Nyu) su The Righteous Enemy? Fascist Italy and the Jews in Axis-Occupied Europe e Alexander Stille (Columbia University) su The Holocaust and the Case of Italy. È stato in particolare l'intervento della Santarelli a suscitare maggiormente l'attenzione del pubblico perché ha sfatato ancora una volta il mito degli "italiani brava gente".

Il 30 gennaio, all'Istituto Italiano di Cultura si è tenuto l'incontro su "Women Remember". Marianne Hirsch (Columbia University), Millicent Marcus (Yale University) che hanno parlato della memoria delle donne attraverso la ricostruzione degli scritti di Giuliana Tedeschi e Rosetta Loy, due italiane che hanno subito la persecuzione anti-semita da due diverse prospettive: quella di una donna ebrea in un campo di sterminio e quella di una bambina non ebrea che osserva. L'attrice Maria Tucci ha letto poi estratti dalle memorie di Giuliana Tedeschi, Rosetta Loy e Piera Sonnino. Tra di loro c'era anche Stella Levi, che non ha retto alla commozione quando è stato letto il passo in cui Piera Sonnino in "This has happened" racconta della morte della sorella. La sua memoria l'ha riportata indietro e ha fatto venir fuori episodi che negli anni ha cercato di rimuovere.

«Sono scene a cui ho assistito centinaia di volte - ha raccontato la signora Levi -. E a proposito delle donne come bersaglio nei campi di sterminio, ricordo che un giorno, dopo che ci avevano rasate, spogliate di ogni umanità, sono entrata sotto la doccia e ho pensato di essere nel bagno degli uomini. Noi donne eravamo lì per essere eliminate, attraverso una lenta morte naturale, ma tra noi c'era anche un forte spirito di cameratismo, sentivamo l'obbligo di sopravvivere, per procreare e per questo cercavamo sempre di stare insieme, di aiutarci. Questo non avveniva tra gli uomini che invece cercavano di rubare, sia tra di loro che tra noi».

A proposito di cameratismo, Stella ha raccontato anche un episodio avvenuto anni fa in un negozio a Madison Avenue. «La proprietaria era una donna  - ha detto - che era stata ad Auschwitz e parlando abbiamo scoperto che eravamo nello stesso lager e che ci conoscevamo. Lei si ricordava di un'italiana che cantava "Mamma son tanto felice". Ero io quell'italiana. Poi le ho chiesto come stavano sua madre e sua sorella e lei mi ha risposto che non erano la sua famiglia. Di lì si capisce la nostra esigenza di supportarci reciprocamente anche con estranee».

Nella commozione generale, il direttore dell'Istituto Renato Miracco ha chiesto di rispettare un minuto di silenzio e prima il console Francesco Maria Talò ha ribadito la responsabilità della nostra generazione di fare da anello di congiunzione tra quella che ha vissuto gli orrori delle deportazioni e quella nuova, quella dei giovani, altrimenti si rischia di non avere più una memoria.

Prima dell'incontro abbiamo avvicinato Stella Levi per ascoltare le sue considerazioni sulle iniziative di quei giorni. «Sono molto emozionata - ci ha detto - perché finalmente mi sento confortata da tutte queste dimostrazioni di grande attenzione e di partecipazione nel ricordare le vittime dell'Olocausto. Sono stata anche contenta che il console Talò sia venuto al Centro Primo Levi, oltre che con la moglie, anche con il figlio. Il 2000, anno in cui è stata istituita la Giornata della Memoria è una data importante perché Auschwitz è una parola simbolica, che indica l'Olocausto, per me significa che l'Italia ha capito il mio dolore e quello di tutti gli ebrei, in un certo senso è come se fossi tornata a casa».

Le abbiamo anche chiesto cosa ha provato il giorno della lettura dei nomi all'aperto davanti al Consolato Italiano e come si è sentita quando, per una pura casualità, lei stessa ha letto il suo nome tra le vittime. «La lettura dei nomi all'aperto è stata una cosa immensa, non ci sono tombe per queste vittime, resta solo il suono dei loro nomi trasportati dal vento. Quando invece ho letto il mio nome ho sentito un brivido percorrermi lungo la schiena e devo aver detto: Sono io, sono io! ».

L'ultimo appuntamento per ricordare le vittime della Shoah sarà martedì prossimo alla Casa Italiana Zerilli-Marimò at Nyu (24west 12 st, tra 5 e 6 avenue) alle 6pm con "The Missing Italian Nuremberg. Cultural Amnesia and Postwar Politics".