MUSICA/SUCCESSO DI CAPOSSELA AL GLOBALFEST / Al ritmo audace di Mastro Vinicio
balla il cha cha della medusa
chi l'ha provato piú non riposa
ballalo subito non hai una scusa
se non lo balli saró scontrosa..."
Si respirava aria mitologica al concerto di Vinicio Capossela qualche sera fa.
Aria che non si respira spesso alla Webster Hall, location della quinta edizione di Global Fest, lì di artisti ne passano molti, ma nessuno come Capossela.
"Dodici artisti, tre palchi," è questo lo slogan della rassegna newyorchese che ospita rappresentanti della musica mondiale in cerca di una maggiore presenza sul mercato americano. Si gli spettacoli possono sovrapporsi, ma chi è li per lavoro ha il bisogno di vedere più artisti possibili e si sposta così da una sala all'altra. Chi è lì per piacere rimane dove preferisce.
C'è veramente di tutto, nelle prime ore sono passata dall'atmosfera da Festa dell'Unità dei Chango Spasiuk, artista argentino che sperimenta con la musica tradizionale del nord est del paese, ad un'ambientazione ancora più folkloristica del gruppo koreano Dulsori, gruppo al 99% femminile concetrato sulle percussioni, a qualcosa di vermente magico e circense offertoci da Vinicio Capossela.
Ironico, sentimentale, audace, eclettico, l'artista di origini irpine di gavetta ne ha fatta tanta ma ora è tra i più significativi rappresentanti della sua generazione. I suoi modelli più evidenti sono i blues di Tom Waits e le "chansons" di Paolo Conte. Ma nel suo repertorio convivono anche il teatro di Brecht ed il cinema (per esempio La Strada di Fellini ha ispirato Zampanò), melodie mediterranee e opere letterarie come L'Usignolo e la Rosa di Oscar Wilde (che hanno dato luce a Con una Rosa), pantomime circensi e atmosfere della mitologia greca (il personaggio di Medusa del Medusa Cha Cha Cha è comunque stato ispirato da un quadro di un'amica tedesca e dalla sua teoria sulla personalità del mostro).
Il circo di mastro Vinicio, lo vede infiammarsi tra ritmi saltellanti e divertissement vari ed il suo alternarsi di maschere e costumi lasciano lo spettatore chiedersi non solo che canzone canterà ma cosa si metterà addosso per cantarla. "New York is great for shopping" dice l'artista a tutti dopo essersi cambiato l'ennesima giacca, ed in effetti sappiamo che prima del concerto era in giro per i negozietti dell'East Village.
Nel pubblico molti americani che non conoscevano l'artista ma ne sono subito rimasti affascinati. Davanti a me due ragazzi che in principio si guardavano sbalorditi perchè non capivano cosa stesse succedendo, Capossela si era appena messo una maschera di legno con le corna da toro, ma poi non riuscivano ad andarsene. Ridevano affascinati. E ballavano, quasi presi dal Ballo di San Vito, anche se non sanno cosa sia. Non si può non rimanere coinvolti dal suo ritmo.
"E' intrattenimento puro," mi dice Matt DuVerger, uno dei due, "anche se non abbiamo idea di cosa stia dicendo mi da l'impressione che sia qualcosa di importante ma detto in maniera diversa."
Max, il suo amico, continua: "Ho letto sul programma che c'è un senso di desolazione nelle sue canzoni ma anche divertimento, a me sembra tutto spettacolare. Guarda anche la gente, sono tutti incantati ed entusiasti. C'è un'atmosfera quasi da baccanale."
L'entusiasmo è comunque terminato presto perchè gli artisti partecipanti al Global Fest hanno solo 45 minuti per esibirsi, ma l'organizzazione ha permesso un bis nonostante la necessità di tagliare per preparare il palco all'esibizione sucessiva.
Per mastro Vinicio questo e altro.





