Che si dice in Italia

Silenzio e riflettere

di Gabriella Pattti

Certe volte, in Italia, si dice troppo e non si frequenta quella bella abitudine anglosassone del silenzio. Tempo fa in Scozia insistettero per portarmi a un lago. Dopo un lungo viaggio in macchina, arrivati, non notai nulla di interessante. Allora chiesi ai miei accompagnatori che cosa avesse quel luogo di particolare: «Qui puoi sentire il silenzio». L'episodio mi è tornato in mente perché, nella terribile settimana appena conclusasi, ci sarebbe davvero voluto un po' di silenzio. Per riflettere e poi magari dire la cosa che veramente si pensa.

   SUL CASO MASTELLA, AD ESEMPIO, si dovrebbe tacere di più. L'ormai ex ministro, con le mani sugli occhi dopo aver saputo dell'arresto della moglie e di essere lui stesso indagato, ha detto: «Ora ho paura». E tutti, da destra e da sinistra a dargli dimostrazioni di affetto e stima. Eppure, in precedenza, non una volta che nelle conversazioni private non abbia sentito parlare male di lui. Non tanto per fatti specifici, ma per il suo modo familiaristico e provinciale di gestire il potere. Le feste nel paese di Ceppaloni, i "cornetti" regalati alle manifestazioni, le mozzarelle. Insomma: tutto un modo ruspante di fare politica che per tanti anni è stato di molti se non di tutti i partiti italiani. Mastella che, in relazione a una nomina, dice: «Ti faccio un mazzo quadrato" non è solo un fenomeno di colorita esuberanza. Semplicemente i signori della politica devono capire che ci sono certe cose che per il cittadino di una democrazia moderna non sono più accettabili.

   ANCHE SUL CASO RATZINGER-SAPIENZA un po' di ragionato silenzio non avrebbe guastato. Si può essere favorevoli o contrari alle idee di questo nuovo Pontefice. Si può approvare o giudicare negativamente l'idea di invitarlo a inaugurare con una lectio magistralis l'anno academico dell'Univerisà romana. Ma, una volta invitato, l'impegno andava mantenuto. Per coerenza ma, soprattutto, per non dare prova di arrogante intolleranza e di propensione alla censura. Inoltre tra le tante parole, curiosamente non ne ho sentite molte sul fatto che il Rettore della Sapienza sia indagato: ha ben due denunce per gestione familistica del potere. A nessuno è venuto il sospetto che, chissà, magari l'invito sia stato pensato come gioco di sponda? Un modo, deve avere pensato qualcuno, per sperare di assicurarsi delle benevolenze.  

   MA UN ALTRO FATTO avvenuto in settimana è davvero epocale perché potrebbe finalmente ridurre al silenzio tanti partitini. La Corte Costituzionale ha ammesso i referendum popolari per la modifica del sistema elettorale. Se venissero approvati ci porterebbero al livello della media degli altri paesei europei avanzati. Ma la cosa veramente importante è che istituirebbero finalmente una soglia minima decente (forse il cinque per cento) di voti per potersi assicurare dei parlamentari. Così si avrebbe l'auspicata fine dei mini-partiti ricattatori che da troppo tempo stanno bloccando lo sviluppo del Paese. Come vedete, però, ho usato tutti i verbi al condizionale. Perché, messi alle strette, i partiti - che considerano il referendum un male assoluto, in quanto toglie loro potere consegnandolo direttamente alla gente - potrebbero fare l'impensabile. Pur di non morire, potrebbero mettersi d'accordo in fretta e varare una riforma elettorale. Un pannicello caldo che, sicuramente, conterrebbe un trucchetto per salvare le poltrone dei mini politici.