PUNTO DI VISTA/LIVERPOOL CAPITALE DELLA CULTURA EUROPEA, Contro l'Europa dei tecnocrati anti democratici

di Tony De Santoli

 

Liverpool capitale europea della cultura per il 2008. Lo ha deciso l'Unione Europea, questo organismo di signori "non" eletti dal popolo che decide quanto dobbiamo guadagnare, quanto e che cosa dobbiamo mangiare, in quali alloggi possiamo vivere e via discorrendo.

Ma i tecnocrati e i teocrati di Bruxelles anche stavolta hanno errato. La loro idea è che a Liverpool "capitale europea della cultura" si celebrino nei prossimi mesi i "fasti" e le "vittorie" della cosiddetta comunità europea. Non si sa però quali "fasti" e quali "vittorie" si possano o si debbano celebrare. I loro "trionfi" e le loro "conquiste", magari... I successi personali di grandi burocrati, di economisti, di tecnici i quali, profumatamente pagati, vivono, comandano, decidono come i satrapi, i bey, i monarchi di secoli e secoli fa. I vertici della Ue costituiscono nella forma e nello spirito, sissignori, una dittatura. Ma una dittatura enormemente più detestabile di quella classica perché subdola, surrettizia, fredda. Gli stessi personaggi che si proclamano alfieri e servitori della Democrazia, altro non rappresentano, in realtà, che l'antitesi della Democrazia.  Questa classe di individui che non tollera critiche e osservazioni, che procede a colpi di decreti, che finisce per invadere la sfera stessa del privato cittadino (italiano, francese, tedesco, ecc.), ha saputo in questi anni realizzare una grande "impresa": l'instaurazione di un ordine che assomiglia parecchio all'Ancien Règime abbattuto per fortuna della Francia e dell'Umanità dalla Rivoluzione Francese del 1789.

Accuditi e riveriti da segretarie, cuochi, palafrenieri, i "fenomeni" dell'economia e della finanza i quali provocano invece l'abbassamento del nostro tenore di vita, perpetuano e cristalizzano il precariato e infliggono colpi durissimi all'artigianato e all'agricoltura di innumerevoli regioni europee, potranno dire tutto quel che vogliono nei loro fastosi simposi. Ma sappiamo già che aria tira sulle rive del fiume Mersey. Vi tira l'aria della nostalgia. Vi soffia il ricordo di una società in gran parte sparita e ci si chiede allora perché essa sia stata fatta sparire, e anche piuttosto alla svelta. Ma perché, direte voi, il dinamismo è una componente, anzi, "la" componente essenziale, dell'ordine umano e quindi esso è un fattore inevitabile e ineludibile. Eppure, quel che è accaduto da vent'anni a questa parte in Europa sul piano sociale, economico, industriale, non ha precedenti nella Storia. Non ne ha per le dimensioni e la rapidità dei rivolgimenti e degli sconvolgimenti che hanno avuto luogo - e hanno tuttora luogo - con l'avallo, se non con la complicità, di classi politiche che alla finanza, all'imprenditoria e ai re della tecnologia, hanno permesso, e permettono, di tutto.

A Liverpool insomma è già tutto chiaro: la capitale della cultura europea per il 2008 nei prossimi mesi vorrà guardare più ai "bei tempi andati" che a un futuro che si annuncia ancor più incerto, più crudo e nebuloso del presente. La popolazione con le autorità municipali e i personaggi e gli artisti "fuori concorso", ruberà la scena ai tronfi soloni al soldo della Ue e verrà posto in risalto il ruolo svolto da Liverpool nella modernizzazione, umana, effervescente, del costume inglese e anche del costume europeo; nell'opera sociale attuata a favore dei meno fortunati, dei meno abbienti; e, col suo porto e i suoi cantieri, nella costruzione dell'impero britannico. Un tecnocrate che vi giungerà da Bruxelles senza aver letto Adam Smith, senza sapere che "Please Please Me" uscì nel 1963 e che, una volta, venti scellini formavano una sterlina e dodici pence uno scellino, dovrà sentirsi fuori posto. Ma in noi sorge ahimè un sospetto: algido e pieno di sé com'è, il tecnocrate di Bruxelles non si sente mai fuori posto.

Ragazzi, è davvero nera...