A modo mio

Harumi Setouchi, donna e monaca

di Luigi Troiani

 

Ha superato gli ottantacinque e vive da più di trenta in monastero. Buddista di ritorno, in piena maturità diede un calcio alle cose del mondo, chiedendo al recinto sacro ciò che il matrimonio, la figlia, l'intenso amore di un giovane studente, il periodo vissuto in Cina, non avevano saputo darle.  Quando entrò dentro le sacre mura, era scrittrice affermata. Le fu chiesto dalla regola, e accettò, di rinunciare a tutto, a cominciare dalla folta massa di capelli che le racchiudeva il viso, ma non alla penna. Continuò a scrivere, e con la sua storia di rinuncia divenne una delle donne più popolari del Giappone. Oggi Harumi Setouchi, è riferimento obbligato di ogni giapponese consapevole. Una volta al mese spalanca le porte del suo tempio a Tendai Dera, presso Kyoto, e la gente, che pende dalla sua scrittura, va a parlarle, e ad ascoltarla.

La trilogia pubblicata in Italia dall'editore Neri Pozza di Verona, "La virtù femminile" (1963), "La fine dell'estate" (1966) "Il monte Hiei" (1979) vestite di tre splendide copertine, documenta il percorso di una donna di grande sensibilità estetica ed erotica, presa dalle acque della vita e sempre riemersa, benché ogni volta più stanca e cinica. Tra i romanzi di prima e dopo, la scrittura non cambia, né cambia il soggetto della narrazione. Come capita alla gran parte delle donne, il lavorio della mente e dei sentimenti ruota ossessivamente intorno alla storia del proprio corpo, a come esso nel corso della vita si consegni o venga preso. L'interiorità accresciuta del periodo monacale, non nega le storie di bambine vendute ai ricchi, di geishe e lenoni, di amanti appassionate e mariti calcolatori, né maschera sotto la coltre del perbenismo o dell'ipocrisia di una religione ultraterrena, la spinta violenta dei sensi. L'abbandono alla rasatura totale dei capelli, è il segno doloroso della consegna a un tentativo di pace definitiva nella vita monacale, benché agitata nei ricordi, e nel desiderio dell'"uomo" (mai che chiami per nome gli amanti, l'autrice) che torna incessante.

 In linea con la tradizione del buddismo e con la lezione di Siddh rta Gautama (V sec. a.C.), la monaca Setouchi eleva la sfera del dolore universale dentro una partecipazione umana e poetica che consenta di non negare l'umanità come la percepiamo, ma di porla al riparo della consapevolezza del dolore delle cose, quindi nella serenità cosmica del Buddha eterno e nella pace del nirv a. Il passaggio dall'antica alla nuova dimensione è ben modulato in "Il monte Hiei", nella storia di Toshiko, donna di amori e poi monaca.

Sempre amante e mai sposa, aveva rifiutato la monotonia obbligata del matrimonio: "...poiché voleva prolungare il fuoco della passione anche solo per poco, aveva scelto di non convivere mai con un uomo, di bruciarsi fino alla fine il cuore alle fiamme di incontri saltuari". Nel momento del transito allo state monacale, patisce l'ingiuria della rasatura del capo e l'impatto della "distruzione della forma", con il corpo che deve nascondere la sua opulenza, per far posto allo scintillio dello spirito. Toshiko vede cadere le ciocche, di fronte alla sorella che piange, e ricorda che "quei capelli, con la loro freschezza, avevano assorbito la febbre dal corpo di un uomo e coperto le reni gelate di un altro". E' il giorno della consacrazione, ma femminilità e dedizione all'eros non abbandonano Harumi/Toshiko. Solo quando l'officiante la purifica con l'incenso e l'asperge dell'acqua rituale, mutandole l'identità con il nome buddista Shun-ei, la monaca passa il guado ed entra nel giardino della rinuncia totale. Da adesso, sarà la letteratura a far rivivere il passato che non passa