A modo mio

Cinquant’anni ben portati

di Luigi Troiani

Il 31 agosto 1957 la Malesia si stacca dal dominio britannico, avviando il processo di Federazione che porta, nel 1963, all'unione di più di dieci stati, uno dei quali, Singapore, si costituisce, due anni dopo, in paese sovrano.

Il giorno dell'indipendenza, Hari Merdeka, è  celebrato quest'anno con particolare enfasi. Benché relativamente piccola (estesa come l'Italia, non arriva  a 26 milioni di abitanti), la Malesia desta attenzione per diverse ragioni. 

Il paese è stato tra quelli che meglio ha espresso il miracolo economico del sud est asiatico (Nic, New Industrialized Countries), utilizzando in modo sapiente gli strumenti finanziari di investitori esteri e ricchi di regime. Il decollo è arrivato grazie al controverso  Mohamad Mahatir, padre (padrone) carismatico della Malesia contemporanea che, negli anni Ottanta, ha imposto un autoritarismo illuminato dai cosiddetti "valori asiatici". Nel Corridor allestito da Mahatir nel 1997, sono accorsi per primi Motorola e Microsoft contribuendo all'accumulo di intelligenza nelle città tecnologiche di Putrajaya e Cyberjaya. L'allora primo ministro, la politica nel pugno guantato e il successo economico nell'altro, è riuscito anche a promuovere l'integrazione sociale della maggioranza malay, i bumiputra, con il consenso di indiani e altre etnie più affermate. Lontani i tempi delle sommosse di piazza, l'integrazione tra gruppi e religioni, ha evitato al paese i conflitti armati interreligiosi e interetnici che ancora oggi dilaniano vicini come Indonesia e Filippine.
     La Malesia è riuscita a superare anche la crisi dell'estate di dieci anni fa, quando la svalutazione del baht tailandese ha innescato nel sud est asiatico un  tracollo economico e finanziario tale da spazzare via leader come l'indonesiano Suharto. Ha prodotto un modello di sviluppo relativamente armonico, dove anche il turismo ha evitato taluni eccessi su ambiente e cultura locali. Malesia significa il 60% dell'olio da palma mondiale, il 35% di gomma e stagno, quantità di legname (teak, bambù, ebano) persino eccessive, il grosso dei microchip.

Alla Persekutuan Tanah Malaysia (Federazione della grande Malesia), l'Italia riconosce il ruolo di paese islamico moderato, benché impegnato nella contestazione del modo occidentale di vita e tuttora lontano dalla realizzazione di una democrazia piena. Per questo partecipa ai festeggiamenti per il primo mezzo secolo d'indipendenza. A Foligno Roma e Bari grande accoglienza ha ricevuto, in luglio, il gruppo dei ventidue malesi che, partiti da Londra, giungeranno a fine mese nella capitale Kuala Lumpur in tempo per entrare nella parata della Festa dell'indipendenza, dopo aver percorso in auto oltre 18mila chilometri, attraversando quindici paesi tra i quali Albania, India, Cina. Il tragitto evoca quello compiuto verso Londra nel 1956 dalla delegazione che chiedeva l'indipendenza alle istituzioni dell'impero britannico. 

Dal nostro paese partono verso la penisola malese visitatori e turisti. Kuala Lumpur mischia stilemi dell'antichità orientale ad arditi tentativi moderni come le celebri torre gemelle Petronas (88 piani e 452 metri di decorazioni e merletti, per le spericolate evoluzioni all'aperto di Sean Connery e Catherina Zeta Jones in "Entrapment"), casipole avvitate in muffi vicoletti e vasti parchi con il prato all'inglese e fioriture tropicali. Quando ho visitato Penang, isola "pura terra degli Dei", ho visto quanta bellezza possa produrre la convivenza pacifica tra diversi e la spiritualità spontanea di religioni come l'islam, il buddismo, il cristianesimo.