PUNTO DI VISTA/Teste d’uovo e Tea Party

di Toni De Santoli

L'ultima uscita dei finiani è questa: facciamo un partito "leggero", tipo il Tea Party. Chissà quale novella "testa d'uovo" in salsa italiota ha richiamato l'attenzione di Gianfraco Fini (nella foto sotto) sul Tea Party in queste ore, in queste giornate, di grottesche convulsioni che scuotono la destra italiana. Di punto in bianco, quindi - secondo quanto hanno riferito in giorni recenti varie fonti di stampa - fra i finiani va di moda il Tea Party.

Va di moda, appunto, poiché ci si starebbe ingegnando all'allestimento di un partito - di un partitino - da chiamare Futuro e Libertà. Ma chiamalo "leggero" il Tea Party...! Il 13 dicembre 1773 a Boston si radunarono per protestare contro l'inasprimento fiscale deciso dalla Corona fra i settemila e gli ottomila sudditi di Sua Maestà Re Giorgio III d'Inghilterra nati e cresciuti nelle colonie d'America che dieci anni più tardi sarebbero diventati gli Stati Uniti d'America. Mica poche sette o ottomila persone nell'America di allora, con le comunicazioni di allora. Molte di esse venivano da altre contee del Massachusetts, del Vermont, New York, Virginia. Un numero ingente, considerato poi che all'epoca la popolazione bianca delle colonie americane non arrivava ai tre milioni di unità, sparse fra il Maine e l'Alabama, la Georgia e la North Carolina.

Chiamalo "leggero" un movimento come quello, già ispirato da uomini del calibro (nel bene e nel male) di Franklin, Jefferson, Hamilton, Webster. Era una fucina poderosa, un'organizzione massiccia, con una grossa base e una dirigenza compatta. Già nel 1774, era un rullo compressore, una valanga. La Storia del mondo stava cambiando... Non era certo un partito "leggero" a cambiarla...!
Ci risiamo: alla destra italiana piace da matti straparlare di ciò che non conosce, ma nella malsana volontà di farti credere che essa, invece, tutto sa, tutto analizza, tutto metabolizza. Le "teste d'uovo" di Gianfranco Fini (alla stessa stregua di quelle del MSI degli Anni Ottanta, e alcune sono le stesse!) adorano l'accademia "for the sake of it", la teoria "for the sake of it". La loro massima ambizione è trovare a ogni costo e dappertutto "la sintesi", anche dove non se ne presentano le condizioni.

Si sa che in Natura non tutto è sintetizzabile, anzi, molto poco lo è. Ma a loro importa poco. A loro importa - e parecchio - gettare fumo negli occhi e, come nel caso del "ripescaggio" del Boston Tea Party, darti l'impressione che loro, appunto, tutto sanno; loro sì che sono colti, eruditi. Non gli sfugge nulla... Hanno sempre la citazione pronta. Dalla Storia attingono a piene mani o con parsimonia, a seconda delle circostanze.
Certo che presentarsi nell'arena politica col Tea Party in bocca, fa fare bella figura. Specie presso i tanti italiani i quali - e non per colpa loro - nemmeno sanno che cos'è il Tea Party. Così l'elettore di destra spalanca la bocca, annuisce, si concentra ancor di più e dice infatti fra sé: "Ma questi sono uomini davvero preparati, la loro conoscenza delle cose e della Storia è sconfinata; che grandi ingegni davvero!" . Ma capite quant'è provinciale, quant'è puerile presentare la propria azione politica puntando su un paragone che riguarda un movimento politico, una protesta straniera, d'oltremare, settecentesca. Ma loro si sentono bravi così. Si sentono superiori. Sapete bene, lettori, come la pensiamo: sono piccolo-borghesi che nulla hanno da insegnare, che nessun esempio possono fornire.