A modo mio

Giudici senza giudizio

di Luigi Troiani

La scorsa settimana il procuratore di Bari Antonio Laudati, ruolo chiave per l'amministrazione della giustizia nella provincia, ha annunciato che si trova "costretto a fare delle scelte di fronte alla carenza di pubblici ministeri", chiarendo che "reati come furti, scippi e rapine non avranno mai un condannato e forse neanche un'indagine, dovendo dare priorità alle inchieste su omicidi e criminalità organizzata". Inutile gettare la croce addosso a un servitore dello stato che, a detta dei colleghi, è "uomo intelligente e ottimo magistrato". Quando una persona di quel livello fa certe denunce in pubblico, significa che la misura è colma e la situazione piuttosto disperata: nell'ambiente giudiziario di regola i panni sporchi si lavano in casa.

Il paventato abbandono della giustizia barese, mi ha portato indietro di quasi un quarto di secolo, a un episodio che mi ha coinvolto in prima persona e che mostra quanto sia antica la resa dello stato al crimine in terra di Puglia, o almeno in certe enclave. Mi trovavo per ragioni professionali a Bari, dove, come capo dell'ufficio studi del Consiglio dei Comuni e Regioni d'Europa, coordinavo una Conferenza internazionale organizzata in collaborazione con Cinsedo e la barese Tecnopolis. Molti gli ospiti e gli oratori stranieri, tutti di un certo livello. In una pausa dei lavori, la visita alla basilica di San Nicola, nel cuore di Bari Vecchio.
Eravamo all'inizio di febbraio e gli ospiti avevano tutti con sé le borse con gli effetti personali. Il tempo di ascoltare il rumore di un motorino in avvicinamento e lo strappo della borsetta dalla spalla della relatrice tedesca, Sigrid Esser, autrice di un bel libro sul federalismo fiscale; l'istinto di correre dietro ai due ragazzetti sul motorino e l'illusione di agguantarli per la coda...

Nel 1986 l'Europa non godeva né di euro né di frontiere aperte, quindi la poverina si ritrovava in un istante senza passaporto e senza i preziosi marchi. Di poliziotti o vigili neppure l'ombra, ed eravamo nel luogo turisticamente più importante della città!
Vado alla polizia insieme alla signora. Mentre scrive la denuncia e ascolta le mie neppure garbate proteste per il fatto che non escano a cercare gli autori del reato, il piantone si lascia scappare una frase difficile da dimenticare: "Da stamattina sono quasi dieci le denunce di scippi che raccogliamo. Le mettiamo lì ad ammucchiarsi. Ormai ci muoviamo solo dalle lesioni gravi in su".

Immaginate la mia rabbia e vergogna, aumentata quando, avendo cercato e trovato come arrivare al capo della banda che infestava il quartiere, la mattina successiva mi vedo riconsegnare in piazza borsetta e contenuto (carte di credito, agendina, chiavi di casa e dell'auto, trucchi, ciprie, annessi e connessi femminili), marchi tedeschi inclusi che cambiai signorilmente in banconote italiane. Il tipo si era vergognato per l'immagine all'estero del quartiere e, fatti due conti, aveva capito che sul cambio ci guadagnava.
Mancò poco che andassimo al bar a festeggiare l'accordo. Ma lo stato dov'era? E dov'è lo stato nelle parole dell'incolpevole procuratore Laudati?      

 Né Bari è l'eccezione, perché troppe procure, non solo nel profondo Sud, hanno problemi del genere. Le recenti proposte di riforma della giustizia risultano concentrate su altro. Intanto i furti in appartamento stanno salendo, a Roma del 20%, a Milano di quasi il 18%. La garanzia d'impunità stimola il microcrimine e fa la felicità degli incolpevoli cittadini.

Sappiamo da sempre che ovunque la destra è ossessionata dalla questione sicurezza: chi comanda in Italia è evidentemente ossessionato solo dalla sicurezza propria. Ci è andata male anche in questo, mannaggia!