Visti da New York

Siamo soltanto noi

di Stefano Vaccara

"It's just us". Dovrebbero bastare queste tre parole pronunciate dal presidente Obama venerdì scorso quando ha fatto riferimento a tutti gli americani di religione musulmana che portano anche la divisa e stanno combattendo e morendo in Afghanistan, per zittire coloro che cercano di riportare l'America ai tempi della caccia alle streghe di Salem. Zittire pseudo pastori come l'oscuro reverendo Terry Jones, che mentre minaccia di bruciare per il 9-11 le copie del Corano sembra che sia stato catapultato dal Medio Evo da qualche macchina del tempo impazzita atterrata in Florida.

Ma anche politici senza scrupoli che con le elezioni di Mid Term ormai vicine, sperano di aver annusato una facile preda attira voti attaccando Obama e i "wimp" democratici che si sarebbero genuflessi davanti al progetto di costruzione di un centro islamico nei pressi di Ground Zero.

"Si tratta solo di noi", gli replica Obama e con lui anche il puntuale sindaco Bloomberg, di tutti noi, musulmani e ebrei, cristiani e atei, bianchi gialli e neri, straight, gay, lesbiche, tutti già o futuri cittadini americani che con le nostre differenze, ma la nostra unica idea sulla tolleranza e la nostra unica fede nella Costituzione e il suo fondamentale primo emendamento, restiamo "e pluribus unum".

Bravo Michael Bloomberg che non ti sei lasciato intimorire da certi sondaggi sugli umori della città. La maggioranza alle volte la si deve svegliare, farla riflettere. I newyorkesi che i giorni subito dopo l'11 settembre non hanno iniziato la caccia all'islamico ma, nelle loro diversità, sono restati ancora più uniti, non possono a nove anni di distanza di colpo essere stati cambiati da chi getta benzina sulle piaghe del dolore di chi ha perso un proprio caro a Ground Zero.

Cosa vorrebero fare? Cambiare i valori fondamentali che hanno fatto e reso forte l'America? Darla vinta, proprio al nono anniversario di 9-11, ai terroristi di Al Qaeda, che nell'attaccare quelle torri in cui lavoravano e sono morti anche decine di musulmani, avrebbero voluto proprio distruggere l'idea che si potesse convivere e prosperare nell'assoluta libertà di professare qualsiasi fede?

Fino a qualche giorno fa veniva facile rispettare la protesta delle associazioni di familiari delle vittime di 9-11 contro la costruzione del centro islamico. Se quel progetto è visto come una provocazione, se si nutre il sospetto che qualcuno stia pianificando apposta qualcosa per mortificare il loro dolore e la memoria delle vittime di quel tragico giorno che ha cambiato la storia mondiale, è giusto indagare, analizzare le motivazioni e da dove arrivino i soldi, insomma che non ci siano "scopi" nascosti e diversi dall'esercizio del proprio diritto costituzionale di poter costruire un sito per esercitare la propria fede. Ma una volta appurato che l'imam Abdul Rauf che guiderà il centro islamico "Cordoba House" non è un provocatore inviato dai seguaci di Al Qaeda? Ecco se il tentativo di fermarne la costruzione con la pseudo accusa della provocazione trovasse l'appoggio politico e soprattutto giudiziario, il risultato potrebbe essere ben più grave di quel dolore che si vorrebbe impedire di provocare. In gioco c'è infatti la Costituzione degli Stati Uniti, la libertà di tutti e non solo dei musulmani di poter pregare.

Vergogna quindi Sarah Palin, che hai equiparato la minaccia del reverendo Jones di bruciare il corano all'"offesa" di costruire il centro islamico. E ancora più "shame" per il candidato repubblicano a governatore dello stato di New York Rick Lazio che fa lo stesso, proprio lui che da congressman a Washington si era tenacemente battuto per ottenere il riconoscimento storico sulle discriminazioni subite dagli immigrati italiani durante la Seconda Guerra Mondiale. Il tutto per una manciata di voti? Vergogna!

Un ultimo appunto sul ruolo dei media in democrazia. La notizia, cosa la renda importante e degna di massima divulgazione e attenzione. Con l'allora sconosciuto reverendo Jones, resta il sospetto che egli sia riuscito a manipolare l'informazione, anche quella di solito più prudente. Quando i media se ne sono accorti, era ormai troppo tardi, persino la Casa Bianca doveva ormai occuparsi dello sconosciuto pastore che stava per provocare una rivolta islamica nel mondo.

Ma è nel riconoscere la notizia e nel darle la giusta connotazione, che si vede il lavoro più delicato del giornalismo. Su questo lavoro serve alla democrazia avere una stampa preparata e senza asservimenti. Negli Stati Uniti pensiamo che, nonostante svariati problemi, su questo la stampa riesca ancora a sostenere la democrazia.

Invece in Italia la situazione appare sempre peggio. Un ennesimo esempio è stata la notizia dell'assassinio del sindaco di Pollica-Acciaroli Angelo Vassallo. L'uccisione di un primo cittadino onesto, che si batteva con coraggio affinché i tentacoli della camorra non penetrassero per speculare nella cittadina del salernitano, meritava l'assoluta priorità rispetto all'imbarazzante contorzionismo della politica italiana. Riconoscere questo significa aiutare i cittadini italiani, e non solo quelli del Sud, a mettere tutti i politici eletti difronte alle loro responsabilità. Nello stato dell'informazione italiana si specchiano molti mali della democrazia in Italia.