SPECIALE/LIBRI/Ciak, si gira il razzismo italiano

di Samira Leglib

Se il fenomeno immigrazione in Italia e i conseguenti episodi di razzismo a esso vincolati non fosse argomento abbastanza cocente, ora è disponibile un volume che attraverso una comunione di saggi offre una panoramica sui mutamenti demografici in seno alla società servendosi del cinema come suo specchio.

"From Terrone to Extracomunitario: New Manifestations of Racism in Contemporary Italian Cinema" (Troubador, 2010) curato da Grace Russo Bullaro (Professoressa di letteratura al Lehman College-City University of New York), esamina attraverso le lenti del cinema contemporaneo le espressioni di bigotteria e razzismo presenti oggi nella società italiana.

Con saggi di Alberto Zambenedetti, Shelleen Greene, Raffaele Lampugnani, Maria Grazia di Paolo, Gerardo Papalia, Gregory Pell, Elena Benelli, Silvia Marchetti, Vetri Janak Nathan, Luana Ciavola, Gloria Pastorino, Patrizia La Trecchia, Giovanna Faleschini Lerner oltre che di Grace Russo Bullaro, "From Terrone to Extracomunitario" affronta la sua materia prendendo in esame film di Ozpetek, Tornatore, Visconti, Melliti e altri ancora, nonché tematiche quali l'identità interraziale, lo stereotipo e gli effetti della globalizzazione su un paese soggetto a millenni di frammentazioni storiche e culturali.

Il libro è stato posto al centro della sezione cinema di un entusiasmante progetto su scala internazionale promosso dalla Oxford University. "Destination Italy", così prende nome il progetto, si propone di studiare il fenomeno dell'immigrazione da e per l'Italia analizzando diversi mezzi di comunicazione quali la letteratura, la televisione, la stampa e appunto il cinema per cui "From Terrone to Extracomunitario" fungerà da sostanziale riferimento. Si tratta di un progetto complesso, ci spiega Bullaro, che coinvolge il Nord America, L'Europa, l'Australia e l'Africa mediante una serie di conferenze che si terranno in ognuna di queste sedi a partire da Prato, in Toscana, il prossimo 17 e 18 Settembre. Seguirà New York nel Febbraio del 2011 per poi spostarsi al Cairo a Giugno e chiudere presso la Oxford University a Dicembre. Grazie ai meriti di questo volume la Professoressa Bullaro è stata insignita della carica di capo ricerca della sezione nord-americana per quanto concerne gli studi sul cinema italiano.

Per aiutarci a comprendere meglio lo spessore e le conclusioni alle quali questa raccolta giunge, abbiamo posto alcune domande direttamente all'autrice-curatrice:
Prof.ssa Bullaro, come spiega lei il fatto che un paese come l'Italia, con un passato di emigranti e quindi una conoscenza diretta delle difficoltà (nonché ostilità) a cui essi sono andati incontro, non trovi la comprensione necessaria ad accogliere lo straniero? In un'intervista che feci al regista italo-turco Ferzan Ozpetek mi fu spiegato che l'italiano ha paura di perdere quello status quo e quel minimo di "ordine" che esiste nell'attuale società. Non è razzismo, diceva Ozpetek, più semplicemente l'essere infastidito dal fatto che sul treno -per fare un esempio banale- tutti i posti siano occupati da extracomunitari. Lei è d'accordo?
«La mia risposta potrà sembrare semplicistica e non proprio "intellettuale" ma fa parte della natura umana il volersi sentire circondato da menti simili. Provi a osservare quello che succede in una caffetteria e noterà che i latino siedono insieme ad altri latino, gli asiatici con gli asiatici, gli afro-americani tra di loro e lo stesso vale per gli italiani. Certamente esistono eccezioni, e molte persone valicano le frontiere dell'identità, ma questo spiega anche il fatto che gli immigrati hanno sempre fondato comunità proprie all'interno della società di accoglienza vedi Little China, Little Tokyo, Little Italy».

In un passaggio dell'introduzione lei sottolinea che la domanda ultima a cui intende rispondere questa raccolta di saggi è se l'extracomunitario abbia infine sostituito il terrone come oggetto di disputa, paura e ostilità o se, invece, sia semplicemente andato ad aggiungersi agli obiettivi mirati del pregiudizio. La sua conclusione propende per la seconda ipotesi, può approfondire per noi questo concetto?
«L'osservazione della realtà circostante e molti aneddoti indicano che "terrone" è tuttora un oggetto di ridicolo e discriminazione come lo era in passato. Basti assistere a una partita di calcio tra una squadra del nord e una del sud e ascoltare gli insulti che volano da entrambe le parti. Commenti quali "Benvenuti in Italia" quando il Napoli gioca a Verona, per esempio, sono leggendari. Allo stesso tempo non possiamo negare che l'immigrante straniero raggiunga l'apice degli abusi, su tutti i livelli, culturale, sociale ed economico. In breve, dove una volta vi era solo un bersaglio ora ve ne sono due»

Spesso menziona la Lega Nord come esempio di politici che giocano una parte attiva nella manifestazione del razzismo oggi in Italia. Secondo lei quanto pesa il ruolo e la pressione politica nel formare l'opinione pubblica?
«Ritengo che la più grande forza in grado di modellare l'opinione pubblica siano i media in tutte le loro forme: giornali, televisione, internet, social networks, film. Nella loro personale maniera i media SONO i politici, nonostante mai eletti. Il potere sta nei media, non più nei politici e i media sanno come manipolare il pubblico al fine di portare avanti il palinsesto. Quando, come nel caso dell'Italia, i media e il politico sono uno e unico, mi riferisco a Berlusconi, la possibilità di manipolare l'opinione pubblica e di conseguenza la politica, si moltiplica esponenzialmente».


Veniamo al grande schermo. Ancora una volta si potrebbe rispondere che non è compito del cinema quello di offrire soluzioni ma esso resta pur sempre un valido specchio di quelli che sono i problemi della società. Talvolta prima ancora che la società stessa ne sia pienamente consapevole. Ritiene che nel caso del "Migration Cinema" esso stia in qualche modo accelerando la comprensione e la consapevolezza per l'Italia di essere un paese destinato a una revisione culturale?

«La relazione della società con il cinema è paradossale: il cinema riflette gli stati d'animo del momento ma nel processo di interpretarli e presentarli al pubblico in qualche modo li rimodella. Quello che so è che sia nella vita di tutti i giorni che sullo schermo vediamo sempre più spesso coppie interraziali in un contesto di non censura. Questo può significare che se il pubblico familiarizza con una certa situazione diventa anche più disponibile ad accettarla».

"Il razzismo", scrive, "è spesso fondato su emozioni irrazionali e ignoranza. Qualche volta, come credo sia il caso degli italiani, le conoscenze che essi hanno riguardanti l'Unificazione d'Italia sono basate su di una lettura falsata della storia. Ma il fatto che la loro comprensione di un evento possa essere basata su un'informazione inaccurata non cambia le loro emozioni sull'evento stesso e sulle persone coinvolte". Se così è, né il cinema né un'adeguata conoscenza dell'altro potranno agevolare un'eventuale integrazione come invece viene suggerito nel libro.
«L'accettazione dell'altro sarà sempre soggetta a una certa relatività, non sarà mai totale. Gli esseri umani hanno tenuto a distanza il "diverso" sin dai tempi in cui vivevano nelle caverne. Che la differenza sia questione di razza, nazionalità, religione o economia, essi troveranno sempre un pretesto per creare la dualità NOI verso LORO. Credo ciò nasca dal fondamentale bisogno umano di creare una rete di sicurezza. Ci fidiamo delle persone che sono "come noi"».