Libera

Chi si somiglia si piglia

di Elisabetta de Dominis

Habemus premier musulmanum! Per questo la sceneggiata del Colonnello al Cavaliere non ha fatto né fresco né caldo. Erano in perfetta sintonia.  Si frequentano con una certa assiduità da due anni e sempre più uno diventa l'altro. Non inganni il look. Gheddafi sembra un cantante e Berlusconi adora fare il cantante. Gheddafi fa il dittatore e Berlusconi sogna di esserlo ogni giorno. Gheddafi è musulmano e ha tante mogli, Berlusconi fa il musulmano ogni notte. Gheddafi ha amazzoni e cavalli, Berlusconi assolda delle escort e dispone di un gregge di pecore che lo vota. Gheddafi pianta la tenda ovunque, Berlusconi ha case ovunque. Gli manca solo il coccodrillo in giardino, insomma: poca cosa per essere definitivamente accomunato al Colonnello.

Perciò sorge lecita la domanda: e se il Cavaliere si fosse fatto musulmano? Se si fosse convertito a nostra insaputa? Da Cavaliere a cavaliere templare. Si sa che i templari consideravano fratelli i cavalieri musulmani con i quali condividevano valori spirituali e misteri esoterici per giungere a un sincretismo religioso. Un millennio più tardi siamo al sincretismo economico: in nome del dio denaro i due si sono scoperti fratelli. Chi si somiglia si piglia, dice il proverbio. E chi si piglia, finisce per assomigliarsi. Però vicino al dittatore il nostro premier aveva un'aria così sottomessa... Tutti hanno visto solo l'umiliazione delle donne italiane, neanche fossero rappresentate da quelle 500 sgualdrinelle lì nella speranza di esser prescelte dal satrapo od essere magari rapite su un baio arabo lanciato al galoppo, ma nessuno ha notato quanti rospi ha dovuto ingoiare il Nostro nei due giorni di Roma libica. Il quale, con la sensibilità che lo contraddistingue, ha voluto dispensare il presidente Napolitano dal sacrificio di omaggiare il beduino, escludendolo da qualsiasi invito.

"L'ospite è sempre sacro" ha sentenziato Ignazio La Russa per tagliare la testa al toro e chiudere le polemiche. Ma non ha potuto nasconderne le corna perché abbiamo fatto proprio la figura dei becchi e bastonati. E tutto per arricchire alcuni industriali e finanzieri, ma non certo l'Italia. Che già sta pagando con il suo sudore alla Libia 5 miliardi di dollari a rate per le offese mussoliniane e ora viene minacciata che, se non convince la Ue a tirarne fuori la medesima somma in euro ogni anno, le sue coste verranno prese d'assalto dagli emigranti africani. Ergo, bisogna finanziare l'esercito libico per decimare gli africani. Magari Berlusconi riuscirà a trasformare questa proposta in un business, lui pensa sempre positivo, e fornirà di armi il Colonnello per dare uno stipendio agli operai italiani che le producono. Mors tua, vita mea. Inutile che facciamo gli ipocriti: qualcuno deve morire, meglio i tipi ‘abbronzati' come Obama che al Nostro fanno una punta di invidia perché sono colorati naturalmente e non devono ogni sera togliersi il cerone. E nessuno pensa che intanto i cinesi si stanno mangiando l'Africa e l'era del dragone temuta dai cavalieri templari sta avanzando.

Ma quanto si deve esser divertito Gheddafi alle nostre spalle? Roba che dalle risate gli crollasse la tenda addosso. Questi miseri italiani - avrà pensato - che per il business sono pronti a calarsi le braghe e a vendere la dignità.
"Dico grazie al mio amico. Abbiamo inaugurato una nuova era" ha detto il premier. Sì, un'era di puttane. E il presidente libico ha assicurato alle 500 hostess quello che le aspiranti mantenute sognano: che in Libia le donne non fanno lavori faticosi. Pazienza se non possono avere neanche la patente senza il benestare del marito, vuol dire che le fornirà di un autista, pensano scioccamente, perché umiliazione, dignità, libertà sono princìpi a loro sconosciuti.

C'è solo da sperare che il beduino se le prenda tutte, così ripuliamo l'Italia. Ci mandi pure in cambio degli africani disposti a fare quei lavori umili che i figli di papà italiani, pur senza arte né parte, non si degnano più di fare.