Che si dice in Italia

Le Rosse vanno... a fuoco

di Gabriella Patti

Le Ferrari che prendono fuoco all'improvviso non sono una buona notizia per il Made in Italy. Certo, trattandosi di macchine fatte di tante e complesse parti meccaniche ed elettroniche, qualche problema o qualche imperfezione nella costruzione è sempre possibile. E tutte le case automobilistiche, prima o poi, sono state costrette a richiamare in fabbrica dei modelli per sistemare qualcosa.

Ma qui le questioni gravi sono due. Innanzitutto, se il fatto verrà confermato dagli esperti, le 458 Italia, tra gli ultimi gioielli delle Rosse di Maranello, non hanno evidenziato un difetto banale: sono proprio andate a fuoco. Colpa, pare, della colla di una paratia che, a determinate condizioni di calore, si infiammerebbe. Ma, soprattutto, qui stiamo parlando della Ferrari, cioè di una delle regine delle quattro ruote, sogno proibito di generazioni di automobilisti e punta di diamante dell'industria del lusso targata tricolore.

Quelle 1.248 Ferrari richiamate per controlli sono una pessima "patente" per la credibilità della ripresa industriale del Paese e in particolare della Fiat. La casa di Torino controlla Maranello e, sotto la guida di Sergio Marchionne, sta uscendo miracolosamente dal baratro. Le immagini delle fiamme che avvolgono una 458, entrate in tutti i computer del mondo grazie al solito Youtube, rischiano di provocare qualche bruciatura anche al Lingotto.

GIANCARLO MENOTTI è morto ormai da vari anni. E la creatura più importante dell'infaticabile musicista e organizzatore, il Festival di Spoleto, non si è ancora ripreso dallo choc. Si sa: ci sono cose grandi che soltanto i grandi possono fare. Ora, però, c'era anche un'altra questione, molto più piccola ma significativa. Rischiava l'abbandono e l'incuria la mitica casa che Menotti aveva a Spoleto, dotata di una splendida loggia che - dicono gli esperti - è probabilmente la più bella di tutta l'Umbria e ancora arredata di tutti i mobili, i quadri e gli arredi dall'eleganza raffinata propria del Maestro.

Alla fine lacasa stava per essere venduta sul mercato immobiliare come una qualsiasi altra abitazione. A salvarla ci hanno pensato in extremis due imprenditori oleari del posto, i fratelli Flora e Zefferino Monini (il loro olio è tra i più venduti in Italia). Acquisto deciso in poche ore, sull'onda della passione. La casa, promettono, ospiterà un Centro studi dedicato a Menotti e al Festival. Apertura in tempi rapidi: entro il 2011. Aspettiamo verifica e poi, promesso, scatterà l'applauso.

I POLITOLOGI MI LASCIANO SEMPRE UN PO' PERPLESSA. Il "corrierista" Ernesto Galli della Loggia, forse uno dei più celebri esponenti di questa casta un po' misteriosa, non fa eccezioni. La notizia è di un paio di settimane fa, ma l'ho lasciata decantare per pensarci sopra. Giungendo alla conclusione che la mia prima reazione ("Questo qui sta sbagliando") era quella giusta.

Spiegazione: Emma Marcegaglia, presidente in carica di Confindustria, di fronte al generale stato di abbandono (con le dovute eccezioni, per carità) dei musei pubblici italiani, propone di affidarli ai privati. E' un'idea che condivido da tempo; credo di avere anche scritto in questo spazio che, secondo me, andrebbero dati in gestione a quelli che, in questo settore, sono i migliori organizzatori del mondo: gli americani. Ma, anche senza voler essere esterofila per forza, penso che si possano trovare buoni organismi privati italiani e singoli manager in grado di migliorare la sconsolante situazione di miniere d'oro purissimo abbandonate a se stesse e a svogliati custodi vetero-statali che fanno rimpiangere le macchiette di Totò e Peppino De Filippo.

Ma Galli della Loggia non è d'accordo. E spiega il suo dissenso facendo il paragone con altre privatizzazioni italiane, due in particolare: telefoni e rete autostradale. Il Paese è stato "derubato" e lo Stato ha fatto "un puro e semplice regalo", sostiene il Nostro. Sulle autostrade non mi sento competente e non mi pronuncio. Sui telefoni, invece sì, perché sono un'utente. E ricordo bene la telefonia pubblica modello Sip, quando per avere una linea a casa bisognava aspettare mesi e, comunque, farsi raccomandare. Oggi, certo, si fa fatica a districarsi tra l'eccesso di società con le loro innumerevoli offerte. Ma un dato è sicuro: l'utente-consumatore ci sta guadagnando.  Comunque, credo che sia tutto il paragone che non regge: telefoni e strade sono "beni" uguali in tutto il mondo, ci sono in Francia come in Australia. Il patrimonio artistico italiano, invece, è unico e dal valore inestimabile. Allora, se è sempre stato amministrato male dal gestore pubblico (ripeto: con le dovute eccezioni), perché non provare ad affidarlo a quelli che, da sempre, hanno mostrato di apprezzarlo, gli stranieri appunto?