PUNTO DI VISTA/Alla riscossa, ma con chi?

di Toni De Santoli

Dobbiamo realizzare il progetto di una nuova riscossa italiana". Così si è espresso mercoledì scorso il Segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani, nel quadro dei commenti sul ‘giallo' della contestazione anti-Fini che elementi del Pdl starebbero organizzando per oggi a Mirabello. Oggi a Mirabello (in occasione della Festa Tricolore) è atteso infatti proprio lui, Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati, liquidatore del Movimento Sociale, creatore di Alleanza Nazionale, liquidatore anche di Alleanza Nazionale e ora intenzionato, forse, a fondare un altro partito ancora... Il personaggio ha una velocità d'esecuzione pari a quella di Napoleone...!

Noi non crediamo che si possa dar luogo a una "nuova riscossa italiana". L'era del Boom (1958-1965 circa) è lontana, è remota. L'Italia del Boom è un'Italia della quale resta solo il ricordo. Il Paese era solido, pur appesantito da scompensi e iniquità. Gli italiani lavoravano. Sapevano lavorare. Sapevano comandare e sapevano obbedire. Erano preparati, eclettici, in molti casi infaticabili. Nati grosso modo fra il 1900 e il 1925, rappresentavano le migliori generazioni della Storia d'Italia: democristiani, socialisti, comunisti, fascisti. Tutti. Quella fu l'ultima, vera, grande e dignitosissima riscossa italiana.

Una netta ripresa in Italia (nel mondo del lavoro, nelle arti, nella scuola, nelle scienze) sarebbe tuttavia possibile. Ma a una condizione che, ahimè, ci pare però irrealizzabile: l'uscita della destra dalla scena politica, l'uscita di Fini e Berlusconi e anche l'abbandono dell'arena da parte dei post-comunisti che proprio in seguito alla polverizzazione dell'Unione Sovietica e quindi del Blocco dell'Est, avrebbero a maggior ragione dovuto continuare a far i comunisti: vi sarebbe stato ancor più bisogno di loro. Tutti vollero invece mettersi a fare i liberisti... Comunisti, socialisti, missini: via le vecchie bandiere, innalziamo lo stendardo del Liberismo! La sinistra che sinistra più non era, inventò con perversa voluttà i contratti a termine e provocò così l'elefantiasi del precariato, del precariato che ha già sfibrato e fiaccato l'Italia. La misura fu avallata con prontezza da un ridanciano signore milanese divenuto una prima volta capo di governo nel '94: Silvio Berlusconi. Morale: la riscossa auspicata (sinceramente auspicata, ci pare) da Pierluigi Bersani non prenderà corpo finchè avremo ancora fra i piedi l'ingombro, volgare a pacchiano, di tutti i politici (a eccezione dei pochi comunisti rimasti in circolazione) che da quindici anni a questa parte hanno determinato, e determinano, le nostri sorti. Quindici anni durante i quali alle nuove leve si è insegnata la sola arte dell'adulazione, del servilismo, del conformismo.  Durante i quali si è lasciato che si riproponessero vizi italiani che pensavamo d'esserci lasciati per sempre alle nostre spalle: ignavia, indifferenza, opportunismo. Bene: sono conformisti Fini e Berlusconi, D'Alema e Veltroni, Prodi e Casini. Ma delle due "cosche", quella degli "appiattitori" di destra è la più nociva, la più pericolosa. Questa è gente "vecchia". E' provinciale. Maledettamente provinciale. Non capisce per deficienza genetica quali sono i veri, grossi interessi dell'Italia e del popolo italiano. Come pensare quindi a una "grande riscossa italiana"...??