Acunto \ Roma a... malincuore per “colpa” del nipotino

di Antonino Ciappina

Un libro, omaggio a Roma, per "solennizzare" i primi sessanta giorni di un nipotino romano? Sì, lo si deve alla penna ed alla mente di Stefano Acunto, che, ispirato dall'attesa della nascita del nipotino Ludovico, figlio di Claudia Palmira e Mauro Benedetti - che ha visto la luce il 31 maggio a Roma - ha scritto in inglese il saggio letterario «Roma non sponte sequor» ("Seguo Roma malvolentieri").

Lo ha rivelato recentemente ad un pranzo offerto ad amici nella sua villa, a Yonkers (N.Y.), accorsi per rendere la data memorabile, all'arrivo della figlia e del genero, venuti in USA a fargli visita dall'Urbe, con il figliolo - il di lui nipotino - di solo sessanta giorni. Il libro, di appena una trentina di pagine, è rilegato, con  una copertina che è stata disegnata dalla figlia.

Pensando a Ludovico, Stefano Acunto ha dato voce ad un pensiero che molti pensatori occidentali provano con commozione e lo tacciono per non far vedere la loro commozione, anche se l'Impero romano non esiste più, ma continua a vivere nell'Occidente, il cui "modus vivendi", il cui genere di vita è ancora oggi influenzato da eventi romani.

Saranno forse in molti a rimanere sorpresi leggendo che a Londra vi è ancora oggi una strada romana, conservata con religiosa cura, che vien mostrata ai visitatori; testimone di un legame con l'antica Roma. Saranno però molti i lettori che ricorderanno che all'alba del 2000 è stata ricordata una "Via Romea" che era stata quasi dimenticata e, con l'occasione, è stata un po' ripercorsa e sono stati rintracciati tratti ed itinerari che furono frequentatissimi, in Italia e in Francia; il tratto di strada conservato a Londra va associato alla Via Romea, o è ancora piu' antico. I Romani rimasero in Inghilterra 400 anni!

Si ricorderà che, quando non fu più possibile andare in pellegrinaggio ai Luoghi Santi, nel Medio Oriente, i pellegrini che riconoscevano in Roma la nuova Gerusalemme, a Roma andavano in pellegrinaggio, percorrendo la Via Romea, ed attarversata la Francia e la pensola italiana, a Roma giungevano e venivano chiamati Romei.
Ebbene, Shakespeare divenne famoso pigliando come spunto per i suoi capolavori storie di Roma antica; finiti gli episodi storici, fini per crearli lui e così come spasimante per Giulietta mise un Romeo! Milton, mentre Shakespeare non si azzardò ad andarvi, in Italia andò ed il resto lo sappiamo.

Ma non sono stati soltanto pensatori e scrittori a farsi influenzare da Roma; vi furono anche teste coronate. I tedeschi chiamarono "Kaiser" i loro re, elaborando il nome aulico da Cesare, che ebbe questo nome perché fu il primo uomo a nascere con parto cesareo. Ed anche i russi provarono attrattive per Roma, chiamando i loro re "Czar", anche loro derivando il nome da Cesare.

Il libro scritto da Stefano Acunto si legge tutto d'un fiato, per l'interesse che desta con dei richiami ad hoc. Da ricordare, per esempio, che l'inglese moderno ha delle locuzioni latine; ricordi di Roma, rimasti fino ad oggi. Per esempio, abbiamo "i.e.", che sarebbe "id est", per significare "that is"; cioè; abbiamo "a.m.", ante meridiem, per significare le ore prima del mezzogirono; e "p.m.", post meridiem, per significare le ore dopo il meriggio. Abbiamo A.D. (Anno Domini), anno del Signore, dopo Cristo; jr., junior; sr. senior. e così via.

Accennando a richiami e paralleli, un'ultima nota. Soffermandoci sul cognome Acunto, è possibile l'ipotesi che possa essere stato composto da "A" e "cunto", vernacolo siculo che starebbe per conto; quindi, si potrebbe arguire: Conto come la prima lettera dell'alfabeto; ossia, sono il primo. E primo rimane l'amico Stefano Acunto, che il Governo Italiano ha scelto come Vice Console.

Ebbene, salutando gli amici accorsi a congratularsi con lui , felicissimo per il nipotino, ad alcuni s'è azzardato a dire, lieto dell'influenza duplice, mista anglo-latina: "My ‘carpe diem' day": il mio giorno veramente ideale, speciale, memorabile.