LIBRI/Metti un viaggio in Italia

di Liliana Rosano

Può, un viaggio nel Belpaese aiutare a trovare un equilibrio personale, riscoprire i veri valori della vita, guardare alle cose con semplicità ed entusiasmo? Assolutamente sì, risponde l'autrice Susan Pohlman, autrice del libro «Halfway to each other, How a year in Italy brought our family home», che ha trascorso un anno in Italia insieme con il marito e i due figli. Stanchi e stressati della vita frenetica che la famiglia conduceva a Los Angeles, dove la routine, acerrima nemica di ogni coppia, stava deteriorando anche la relazione fra i due coniugi, decidono di fare un viaggio in Italia, in Liguria, dove soggiorneranno per un anno. Un viaggio alla scoperta di se stessi che li porterà ad interagire con la popolazione locale, affrontare la burocrazia italiana, le difficoltà logistiche ma anche ad assaporare quell'"italian way of life", che tanto gli americani ci invidiano. Uno stile di vita, dove buon cibo, rapporto con la natura, si sposano bene con la lentezza dei ritmi e l'attenzione ai rapporti umani, spesso dimenticati nella vita frenetica delle città americane.
Da questa avventura, nasce un libro, che uscirà nelle librerie il primo settembre, a metà tra un diario di bordo e una sorta di memoir, dove Susan racconta le impressioni, i fatti del viaggio in Italia.

Un'Italia non solo da cartolina, con paesaggi ben conosciuti dai turisti americani, come le Cinque Terre, la Tascona, ma anche un'Italia non proprio funzionale con cui i protagonisti fanno i conti. Un sistema di trasporti non proprio efficiente, un apparato burocratico farraginoso e una barriera linguistica a volte insormontabile.

All'autrice chiediamo: come è cambiata oggi la sua vita dopo questo viaggio?
«La mia vita è cambiata tantissimo, - risponde Susan dall'Arizona -, dove ora vive insieme alla famiglia. Penso molto a me, faccio tutto con molta calma e relax, godo di ogni singolo momento quotidiano, non soffro più la competizione. Guardo alla bellezza delle cose con ottimismo e serenità».

Susan, perché hai scelto l'Italia e non un altro paese, pure europeo?
«Perché l'Italia offre un clima, un paesaggio, unici al mondo. Per non parlare poi del cibo e del calore umano e del valore della famiglia, intesa come entità che ti protegge e ti accoglie. Ma soprattutto, quello che abbiamo imparato dal contatto con gli italiani è il loro modo di vivere ogni giorno la realtà quotidiana: senza stress e con ironia».

Tu parli di una disillusione del mito americano, che gli europei considerano ancora l'American Dream.
«Quello che si chiama sogno americano, che per anni è stato alimentato anche da una certa letteratura, ha i suoi aspetti negativi. E con questi intendo: l'estrema competizione, la devozione totale al lavoro, il non concedersi mai del tempo per se stessi. Tutto questo porta spesso al raggiungimento di soddisfazioni professionali, sacrificando parte della sfera personale».

Tu descrivi nel tuo libro un'Italia da cartolina ma parli anche di qualche piccola disavventura...
«Sì come quella con i mezzi di trasporto pubblici, non sempre molto efficienti. Oppure le piccole disavventure legate alle difficoltà linguistiche o alle differenze culturali, che non sono poche».


Che rapporto hai ora con l'Italia?

«Noi viaggiamo spesso in Italia dove abbiamo moltissimi amici e mia figlia ha deciso di studiare a Firenze perché innamorata della lingua e della cultura italiana. Un amore che ci spinge a fare ritorno nel Belpaese ogni volta che possiamo».