N.J. \ Pinter: terra di nessuno e di... tutti

di Franco Borrelli

Un po' Pirandello un po' Beckett; una continua stilettata verbale questa di «No Man's Land» di Harold Pinter (ricordate "The Caretaker", "Sleuth" e "The French Lieutenant's Woman"?), Nobel per la letteratura nel 2005 e uno dei "classici" del teatro contemporaneo.Uno scoppiettìo d'intelligenze a confronto (o scontro?), una sorta di sottile vendetta con stile per tradimenti e passioni del passato riaffioranti non per caso nella vita di due anziani poeti e critici che si ritrovano dopo un po' di anni, fingendo prima di non conoscersi ma sapendo entrambi con chi si stia avendo a che fare (e non certo per caso). Hirst (un ottimo Edmond Genest) e Spooner (Sherman Howard) sono le due forze trascinatrici di questa vicenda che, come dignitoso contorno, registra anche la presenza dei più giovani Foster (Derek Wilson) e Briggs (Paul Mullins), che in quanto ad ironia e feroce umorismo non sono certo secondi ai più anziani.

In scena al Kirby della Drew University di Madison per conto dello Shakespeare Theatre of New Jersey (tel. 973/408-5600), «No Man's Land» (terra di nessuno e di... tutti)è con tensione diretta da Bonnie J. Monte che del Theatre è direttrice artistica da vent'anni. Una vicenta misteriosa e cattivante questa di Pinter, ove tra controversie e scontri verbali scorrono fiumi di vodka, scotch, birra e champagne; una sorta d'atmosfera surreale, da sogno, da vaneggiamenti, ove invece i colpi verbali son pesanti e non lasciano scampo. Su tutto e su tutti quella sorta di disorientamento esistenziale ove va a poi a prender forma la solitudine dei personaggi coinvolti e una sorta di evidente incomunicabilità che rende il poker di personaggi fragile e perciò assai umano.

Molti i temi che vi si rincorrono e cercano di chiarirsi, dalla disfida letteraria al potere sugli altri, dalle debolezze dela carne alle passioni inconfessate (ma consumate poi dietro le spalle degli interessati), dall'invidia alla sadica gioia di nel far soffrire gli altri, in una sorta di deelirio che si fa vendetta ma non è solo vendetta.
Un dramma del cuore e dell'anima, quindi, che si svolge senza esclusione di colpi, fra salti di memoria e vuoti nella stessa, fino al calar del sipario quando mistero e contraddizioni è bene rimangano a tener desta l'attenzione, anche quando la parola trova finalmente pace nel silenzio.