A modo mio

Visigoti a Roma

di Luigi Troiani

Il 24 agosto di milleseicento anni fa i Visigoti di Alarico entrano a Roma da Porta Salaria. La loro armata si era schierata sotto le mura Aureliane già nel 408 e nel 409, ma non era riuscita a passare. Stavolta l'assedio blocca ogni via marittima fluviale e terrestre, affama la popolazione costretta al cannibalismo e a cibarsi di gatti topi cani, trae vantaggio dal colera che dopo cinque mesi si fa virulento. Sembra aiutati da assediati disperati e schiavi liberati in cerca di rivalsa, i "barbari" straripano nell'urbs  che per tre giorni resta loro preda. L'evento accelera lo spostamento del centro strategico imperiale ad oriente e pone la questione del destino della civiltà latina in Occidente. Già alla morte di Costantino la città creata sul Bosforo, futura Bisanzio, aveva ereditato la pompa di Roma. In Italia, Milano, e Ravenna dal 402, avevano assunto il ruolo di capitali.

   Drammatica la ricaduta economica dell'invasione gotica.  Il Senato riscatta Roma pagando agli invasori solo una ragionevole quantità di oro, argento, seta, porpora e pepe. Ma le scorribande barbariche ipotecano il futuro della penisola. Nel 413 il governo imperiale, un anno dopo che i "Goti dell'ovest" hanno lasciato l'Italia, nonostante necessiti di denaro per combattere gli sconfinamenti germanici e le azioni di pretendenti al trono, emana un decreto che per cinque anni condona nei territori del centro e del meridione i 4/5 delle imposte, e nel 418 concede ulteriori sgravi a molte province. Anche peggiore il contraccolpo psicologico e morale.
Il "Sacco" ha umiliato la pretesa di immunità e capacità protettiva di Roma già pagana e ora cristiana, e l'orbe ne è attonito. Dalla Palestina san Gerolamo scrive: "Orrore! Crolla l'universo!". E ancora: "Spenta è la più fulgida luce del mondo intero... che è morto insieme a una sola Città". In Africa sant'Agostino verga i primi appunti de "La città di Dio".

 Lo sgomento sembra colpire persino il contingente di invasione, che sta cercando non l'offesa di Roma ma un territorio ad occidente dove creare il suo focolare.
Alarico ordina di predare senza uccidere, rispettare i luoghi di culto, non toccare papa Innocenzo I e i sepolcri degli apostoli che mette sotto la sua protezione, portando via Galla Placidia, sorella di Onorio. Il capo di quella tribù, "Wisi" ovvero "nobile"  e "degna" in gotico, era consapevole, come i pensatori di ambito romano e cristiano, di due fatti.

La distruzione di Roma poteva trascinare la storia nell'imbuto di faide, disordine, illegalità: e difatti il secondo "Sacco" dopo quello del lontano Brenno (390 a.C.) fu più opera di schiavi liberati che degli invasori. La Chiesta cristiana, che da quasi mezzo secolo dava linfa alle sue radici attraverso la legalità imperiale, andava preservata e rispettata, come riferimento religioso e morale, antitesi al disfacimento socio-politico e morale dell'agonizzante paganesimo.

L'errore di Onorio, imperatore consegnato a Ravenna, fu di non accettare Alarico come alleato. Scesi di fronte alla Sicilia, i Visigoti risaliranno nel sud della Gallia per stanziarsi in territorio oggi spagnolo, ed essere un giorno soppiantati dagli arabi. In Italia si faranno largo gli Ostrogoti.
   Grazie al "Sacco", agli atti del pensiero religioso e filosofico rimane il "De Civitate Dei contra Paganos", scritto da Agostino tra il 412 e il 426. Ispirati e profetici, i 22 volumi celebrano l'apologia del cristianesimo contro le accuse idolatriche.

Per il cristiano la vera "città", comunità, è quella celeste. Il vescovo di Ippona elabora l'interpretazione cristiana della storia, esaltandone la capacità di dare un senso alla possibile vicina fine del mondo. Città insieme "celeste" e terrena, Roma è ancora là, resiste ai rinnovati barbari della politica e dell'economia che la saccheggiano.