AMBIENTE/Mare Nostrum a rischio

di Mauretta Capuano

L'"allarme" lanciato dal primo censimento di tutte le specie animali marine (Coml), che vede il mar Mediterraneo al quarto posto per biodiversità ma al primo per il rischio di perdere questa ricchezza, "non sorprende" l'Ente nazionale protezione animali (Enpa) secondo cui "il petrolio, i reflui zootecnici e industriali, i residui delle attività di pesca, le cicche di sigaretta e le buste di plastica" sono "gli inquinanti che stanno uccidendo il nostro mare e i suoi abitanti".
"Più volte - afferma Ilaria Ferri, direttore scientifico di Enpa - abbiamo denunciato quanto siano fragili i nostri ecosistemi marini, aggrediti dallo sfruttamento indiscriminato, dall'inquinamento e da comportamenti irresponsabili".

E i dati, per l'Enpa, parlano chiaro: il 60% del commercio mondiale di petrolio e dei suoi derivati passa per il Mare Nostrum, mentre sulle coste si concentra il 27% di tutta l'attività di raffinazione mondiale. Ogni anno nel Mediterraneo le petroliere compiono circa 3000 viaggi, trasportando circa 400 milioni di tonnellate di greggio. E le attività antropiche che si svolgono sulla terraferma, secondo i dati della Fao, sono responsabili per il 70% dell'inquinamento marino: in prevalenza causato dai reflui di allevamenti ed industrie (nitriti, nitrati, fosforo, azoto e metalli pesanti), ma anche dai fertilizzanti e dalle altre sostanze chimiche impiegate in agricoltura.
"Attenzione poi alla plastica e ai mozziconi di sigaretta", prosegue Ferri, poiché "sono in molti a non sapere che una semplice disattenzione, come gettare a mare una cicca o una busta di plastica, può essere letale per tantissimi animali". Ma "di fronte all'agonia del nostro mare - conclude Ferri - c'è purtroppo da registrare una sostanziale indifferenza della politica" poiché sono "moltissimi i summit e pochissime le azioni concrete" per tutelare la biodiversità marina prima di arrivare all'"irreparabile".

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La Sardegna, intanto, si conferma regina della balneabilità, in vetta alla classifica nazionale delle Vele, con 35 località premiate dalla Guida Blu di Legambiente e Touring Club. Secondo Goletta Verde, che ha presentato i dati sullo stato di salute del mare e delle coste, la Sardegna si distingue in positivo (una media di 3,4 vele per località) mantenendo stabilmente il timone nella classifica nazionale. Meno buone, ma comunque incoraggianti, le notizie che arrivano dalle analisi sulle acque dei fiumi effettuate dai biologi di Goletta Verde, la storica campagna di monitoraggio e informazione di Legambiente.

Lungo i 1.731 chilometri di costa sarda sono solo sette, tra foci di fiumi, torrenti e canali, i punti risultati con livelli di inquinamento microbiologico al di fuori dei limiti di legge, un dato, comunque, che non riguarda le zone balneabili. I risultati dell'indagine sono stati presentati a Olbia da Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde, Massimo Fresi, di Legambiente Sardegna, Marco Piro, assessore dell'Ambiente del Comune di Olbia, e Augusto Navone, direttore Area marina protetta Tavolara-Punta Coda Cavallo.

È stato sottolineato che tre delle 14 località italiane che hanno conquistato il massimo riconoscimento della Guida Blu si trovano in Sardegna (cinque vele a Bosa, Baunei e Posada). Le 11 municipalità a quattro vele, invece, sono Alghero, Arbus, Cabras, Domus de Maria, Sant'Anna Arresi, Orosei, Villasimius, Pula, Arzachena, Siniscola e S.Teresa di Gallura. Goletta Verde ha anche dato vita al Progetto Sardegna: il primo gruppo locale di Legambiente Turismo, l'etichetta ecologica (ecolabel) per strutture ricettive e turistiche (hanno aderito sinora 15 aziende per un totale di 1.000 posti letto)