TURISMO/ DE GUSTIBUS.../A casa di Celestino V

di Generoso d’Agnese

Terra di antichi castelli e di abbazie, l'Abruzzo presenta al turista quattro capisaldi fondamentali della fede popolare: il Santuario di San Gabriele dell'Addolorata a Isola del Gran Sasso (Teramo), la cattedrale di Collemaggio a L'Aquila, il Santuario del Volto Santo di Manoppello (Pescara), la chiesa del Miracolo Eucaristico di Lanciano (Chieti). Ma se questi pilastri rappresentano un buon approccio alla religiosità regionale, è nelle valli racchiuse tra le vette della Maiella e del Morrone che il visitatore trova davvero tracce uniche che il visitatore trova davvero tracce uniche di un percorso spirituale del tutto particolare.

Lasciata la strada provinciale che porta al comune di Abbateggio, in provincia di Pescara (a 20 minuti di auto dal capoluogo), e, incamminandosi nel cuore del Parco Nazionale della Maiella si arriva nelle vallate di Sant'Onofrio e Santo Spirito. Percorrendo strade che si snodano tra ampi pianori e suggestivi crinali si giunge infine ad alcune tra le più ardite opere architettoniche del medioevo, ovvero agli eremi realizzati da San Pietro da Morrone, Celestino V, il papa del "gran rifiuto"..

Il benedettino Fra' Pietro da Morrone diede inizio nel 1264 alla riforma dei Poveri eremiti morronesi, in seguito riuniti nell'ordine dei Celestinini. Eletto Papa nel conclave di Perugia il 5 luglio 1294, volle essere investito a L'Aquila il 29 agosto, nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, da lui fatta costruire. Il 13 dicembre 1294, davanti ai cardinali riuniti in pubblico concistoro, Celestino V diede vita a un evento unico in tutta la storia millenaria della chiesa. Mosso probabilmente dalla consapevolezza della propria inadeguatezza al ruolo, chiese espressamente di rinunciare all'alta carica per tornare a una vita ascetica.
Morto a Fumone il 12 maggio 1296, l'alacre eremita fu proclamato santo nel 1313 e le sue spoglie riposano oggi nel mausoleo realizzato da Girolamo da Vicenza, all'interno della "Sua" amatissima Basilica di Collemaggio.
Raggiungere gli eremi richiede entusiasmo ma la fatica viene ripagata. Durante le tappe di avvicinamento si possono ammirare numerose testimonianze di una cultura millenaria, a iniziare dai manufatti presenti nella Valle Giumentina, nel territorio comunale di Abbateggio. Capanne preistoriche in pietra denominate "tholos" testimoniano all'escursionista l'antica civiltà pastorale e lo preparano all'incontro con uno degli eremi più suggestivi presenti in Europa: San Bartolomeo di Legio. Costruito anteriormente all'anno Mille, questo luogo di culto occupa una lunga balconata naturale e mimetizza le sue mura con il colore delle pareti del vallone. Esso fu ricostruito da San Pietro da Morrone nel Duecento, ed è da secoli meta di devoti provenienti dai vicini paesi, soprattutto in occasione del 25 agosto.

L'eremo si sviluppa sotto un enorme tetto di roccia bucato nella parte iniziale per permettere la discesa nella sottostante terrazza, al centro della quale si trovano due scalinate che conducono nel vallone: quella di destra è la Scala Santa, che veniva percorsa solamente in salita, generalmente in ginocchio e pregando. Arrivati alla chiesa si possono notare i resti di un affresco raffigurante un Cristo e una Madonna con bambino risalenti all'epoca celestiniana, e una piccola sorgente d'acqua al di sotto di un masso cavo, denominata "acqua santa di San Bartolomeo": essa viene raccolta con un cucchiaio al di sotto della pietra.
La prossima tappa dell'escursione romitica viene posta a pochi chilometri di distanza e si identifica nell'eremo di San Giovanni all'Orfento. Scelto da San Pietro da Morrone per la sua particolare impervietà, il santo vi si ritirò con pochi discepoli dal 1284 al 1293. Al visitatore appare la parte eremitica dell'antico convento, mentre nel sottostante riparo c'era una chiesetta, le cellette per i monaci e un'austera foresteria per i pellegrini. L'impianto idrico è realizzato nella roccia e raccoglie l'acqua piovana convogliandola in piccole vasche di decantazione e in una cisterna.

Raccogliendo in pochi chilometri una concentrazione di luoghi di culto rupestri unica in tutta Europa, queste montagne hanno permesso all'eremitismo di protrarsi nei secoli, trasformando siti già consacrati ad antichi culti pagani, in isole della meditazione davvero suggestive. Come ad esempio l'eremo di Sant'Onofrio al Morrone, affacciato come un nido d'aquila sulla sottostante valle Peligna o le bellissime frotte di preghiera ad esempio la Grotta dei Piccioni a Bologna e la Grotta Sant'Angelo di Palombaro, nel cui interno si conserva un'abside di una piccola e raffinatissima cappella medievale.
O come la bellissima Badia di Santo Spirito a Maiella (in località Roccamorice, Pescara) già rifugio del principe Caracciolo e ancora oggi meta di soggiorni alternativi. Riaffidato da pochi anni ai membri di un ordine regolare (la comunità Cerreto di Colli al Volturno di Isernia), anche quest'eremo presenta una scala santa che i monaci penitenti percorrono in ginocchio e a piedi nudi, ed un oratorio nel quale è possibile ammirare la statuina della Maddalena, oltre alle solite mirabili opere di ingegneria idraulica (condotte e cisterne scavate nella roccia). Dopo Celestino V, l'eremo ha ospitato anche altri asceti in odore di santità, come Roberto da Salle, raccogliendo molte elargizioni tra le famiglie aristocratiche del tempo.

Se tutte queste mete possono risultare proibitive per pellegrini non avezzi alle escursioni collinari è possibile optare per una meta più comoda ma altrettanto ricca di soddisfazione. Nello stesso raggio d'azione, infatti, sul versante del Morrone, è facile raggiungere, anche con l'autostrada, l'antica città di Sulmona, rinomata nel mondo per i suoi confetti e sede di un'abbazia celestiniana: la Badia Morronese, tra le più belle della regione.
Costruita inizialmente nel 1241, fra' Pietro da Morrone proseguì nell'ampliamento di un'antica cappella intitolata a Santa Maria del Morrone edificando in seguito una nuova chiesa, con annesso convento, dedicata allo Spirito Santo. Ampliata nel secolo XVI, l'abbazia ha ospitato tra le sue mura un numero di monaci mai inferiore a 80, superando nel 1706 anche i danni del terremoto. Lo scioglimento, nel 1807, dell'ordine dei Celestini segnò la fine dell'utilizzo religioso, e soltanto da pochi anni si è tornati a recuperare la sua natura architettonica originaria.

Oggi l'abbazia si presenta come un grandioso complesso a forma quadrangolare, circondato da possenti mura. Meritano particolare attenzione la facciata della chiesa di gusto borrominiano, il cinquecentesco campanile, gli arredi lignei interni risalenti al XVIII secolo, il sarcofago della cappella Caldora, realizzato da Gualtiero d'Alemagna nel 1412, e il ciclo di affreschi risalenti al XV secolo.