LIBRI/L’erede di Marconi

di Giuseppe Quatriglio

Franco Foresta Martin e Geppi Calcara, studiosa di archivistica scientifica, hanno firmato un libro apparentemente solo per addetti ai lavori («Per una storia della geofisica italiana», Springer-Verlag, pp. 278, euro 23). Franco lo ricordo come un diligente collega nella redazione del "Giornale di Sicilia": per qualche tempo confezionavamo insieme le pagine degli Esteri. Franco, in quegli anni nei quali l'informazione - spesso solo dell'agenzia Ansa - arrivava per telescrivente, raccoglieva, con molta cura, in cartelline le notizie che riguardavano la politica estera e quelle relative alla cronaca.

Era un lavoro estenuante perché poi bisognava selezionare quella massa di carta per comporre l'articolo da sistemare nella pagina. Successivamente il collega, sempre interessato al mondo scientifico e divenuto geologo, venne assunto dal "Corriere della Sera" dove, per trent'anni, si è occupato di divulgare i fatti scientifici, anche attraverso una sua rubrica. Ed ha avuto anche il tempo di pubblicare testi divulgativi che lo hanno fatto apprezzare in un settore specialistico della scienza. Apprezzato anche dall'Unione Astrofisica Internazionale che ha dato  nel 2007 il suo cognome a un pianetino in orbita tra Marte e Giove.
Il libro scritto in collaborazione consente un tuffo  nell'attività di Guglielmo Marconi, uno scienziato che non fu solo l'inventore della radio, ma un attivo organizzatore della ricerca scientifica in Italia, tanto che nel 1927 gli venne affidata la presidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Il libro di Foresta Martin e di Calcara ci racconta la lunga battaglia che il Premio Nobel per la Fisica nel 1909 dovette  ingaggiare per rilanciare la geofisica, la scienza dei terremoti e dei vulcani che, nel primo Novecento, era trascurata, nonostante il verificarsi  dei disastrosi eventi sismici di Messina, Casamicciola, Avezzano.
Marconi riuscì a fondare un Istituto nazionale di geofisica e ne affidò la direzione a uno scienziato poco conosciuto, Antonino Lo Surdo (Siracusa, 1880 - Roma, 1949). Gli autori riportano alla ribalta, negli anni del Duemila, l'opera di un uomo di scienza, tanto schivo quanto valoroso. Foresta Martin afferma che se Marconi fu il promotore, Lo Surdo fu colui che pazientemente edificò il primo moderno Istituto di geofisica in Italia, selezionò scienziati di talento e realizzò la prima rete per il monitoraggio nazionale dei terremoti.

Il monitoraggio sismico e quello vulcanico sono oggi di importanza fondamentale perché consentono la raccolta, l'analisi e l'interpretazione in tempo reale dei dati raccolti. Si pensi alla importanza del monitoraggio sistematico dell'Etna e del Vesuvio, finalizzato a capire, per tempo, se questi mostri, apparentemente innocui, sono in procinto di svegliarsi, vale a dire se vomiteranno milioni di tonnellate di materiale magmatico per uccidere e distruggere quello che l'uomo ha costruito.