LINGUAIO/Supermarket e “privacy”

di Luigi Fontanella

Riprendo questa rubrica dopo qualche mese di assenza, anche perché spinto dalle lettere di tanti affezionati lettori.  Ho sentito verso di loro come un dovere etico a riprendere questo "dialogo", nonostante o a dispetto della crisi finanziaria che ha colpito il nostro giornale dopo il noto voltafaccia che l'attuale governo italiano ha dimostrato verso la stampa italiana all'estero.
Basta così.  Non ho voglia di polemizzare ma solo di offrire il mio modesto contributo, che d'ora in poi sarà a domeniche alterne.  Ringrazio, comunque, tutti lettori che mi hanno scritto attestandomi la loro stima e fiducia.

Qualche tempo fa leggevo su un rotocalco di scienza ed economia ciò che le tecnologie di un futuro già prossimo riusciranno a fare per noi e per i nostri sogni e bisogni. In particolare mi aveva colpito la cosiddetta rivoluzione, già in corso, delle etichette elettroniche Rfid, minuscoli oggetti capaci di inviare segnali radio.  Pare che a decine di miliardi stanno sostituendo i sorpassati codici a barre.  

L'articolo riportava l'esempio di un supermercato qualsiasi in un giorno qualsiasi di un anno (prossimo) qualsiasi. Ed ecco allora nella mia mente la figurazione di un carrello, con la cassiera (ancora in carne ed ossa, e magari ancora belloccia) che passa sul suo monitor ogni prodotto con il codice a barre e poi alla fine ci chiede il conto.  Ebbene sembra che questa figurazione tra non molto sarà del tutto superata. Nel vicino futuro sarà sufficiente attraversare una sorta di "metal detector" e tutte le etichette comunicheranno elettronicamente i prodotti che stanno per lasciare il supermercato.  A quel punto il vostro cellulare, nel frattempo abilitato alla funzione di "m-pay", cioè di pagatore di tipo bancomat o carta di credito (a sua volta identificato grazie ad un'altra etichetta elettronica), vi eviterà il fastidio di tirar fuori il portafoglio.  

Tornerete a casa soddisfatti, e con il beneplacito della voce elettronica del vostro frigorifero, già perché, ovviamente, a casa avete un frigorifero che elettronicamente vi aveva comunicato man mano i prodotti che erano finiti e che ave(va)te bisogno di ricomprare.  Apparirà, allora, prima che decidiate di andare al supermercato, una lista (previo schiacciamento di un bottone relativo alla spesa settimanale) con l'indicazione precisa di ciò che dovrete acquistare.

Questa è solo una delle tante funzioni che potranno svolgere le etichette elettroniche.  Basti pensare a come potranno far funzionare i magazzini di una fabbrica, di un ospedale o di un intero esercito, in cui tutto sarà opportunamente catalogato e gestito tramite etichette   che potranno, inoltre, funzionare anche come avvisatori, ad esempio, per una medicina scaduta.

Ancora a proposito di novità vi è infine molta attesa per un uso finalmente semplice e sicuro dei comandi vocali.  Alla base c'è l'idea di trasformare ogni oggetto in una sorta di robot intelligente in grado di capire e rispondere.  Una delle maggiori difficoltà è stata finora quella di consentire alle macchine di poter distinguere voci dal timbro diverso. Ma ormai dovremmo esserci.  

Tra poco si potrà dire al pc di avvertire un amico o un collega che è confermato l'appuntamento del giorno dopo e altrettanto si potrà fare con il cellulare.  
Uno dei rischi maggiori di tutta questa rivoluzione è un eccesso di invadenza nella privacy dei cittadini. Al contempo le parole serviranno sempre meno per comunicare: al loro posto ci saranno sempre e sempre più bottoni, comandi telematici, pulsanti,  microchips, spie luminose, gadgets, telecomandi,  voci elettroniche, e via dicendo.

Ma di questi aspetti parlerò nel mio prossimo Linguaio.