NJ \ Shaw: che farsa la guerra e gli eroismi

di Franco Borrelli

Una commedia senza equivoci e senza ironia non potrebbe esser considerata tale; non divertirebbe. Quando poi questi, equivoci ed ironia, si trovano invece in grande quantità, allora vuol dire che l'autore ha saputo portare in scena un pizzico d'umanità vera, che sa anche prendersi in giro e ridere di sé. E' il caso, ad esempio, di «Arms and the Man» di George Bernard Shaw, attualmente al Kirby Theatre della Drew University di Madison, NJ, prodotta in maniera eccellente dallo Shakespeare Theatre of New Jersey di Bonnie J. Monte. Diretto con brio e buona tensione da Jo Discher, il capolavoro di Shaw è interpretato da Nisi Sturgis (la giovane romantica Raina), Anne-Marie Cusson (sua madre Catherine), Bill Christ (suo padre Paul), Helen Farmer (l'intelligente e divertente serva Louka), Sean Mahan (il soldato Bluntschli) ed Anthony Marble (Sergius) [fino al primo agosto, tel. 973\408-5600].

Scritta sul finire del XIX secolo, nel 1894, quando già nell'aria s'addensavano le ombre del primo conflitto mondiale, «Arms and the Man» è una divertentissima satira sulla concezione romantica della guerra, dominata dall'asserzione che l'eroismo non sarebbe nient'altro che un'invenzione: ogni soldato infatti, proprio perché uomo, ha paura delle armi e, conseguentemente, della morte. Quella di Shaw, insomma, è qui una visione antimilitarista ante-litteram, che lo rese per certi versi anche impopolare, visto soprattutto il particolare momento storico in cui la commedia venne concepita e portata poi sulle scene.

Pirotecnica concezione dei rapporti umani in genere, e dei sentimenti che si crede li governino, la commedia ruota sull'ilare figura di un "soldato di cioccolata" e del gioco d'amore che romanticamente va ad intrecciarsi alla concezione della guerra e dell'eroismo in genere. Vi sono, in essa, guizzi d'intelligenza che rimandano, qua a là, ad opere tipo "Pigmalione", "Candida" o "La professione della signora Warren".

Apparentemente semplice nella tessitura, la commedia presenta invece più di qualche livello  di lettura. Si può goderla semplicemente come gioco di cuori e d'attese divertenti, oppure come critica seria pur se farsesca di ideali e umori che si credevano invece pilastri secolari, o anche come denuncia sociale. Louka, ad esempio, incarna la lotta del proletariato contro i possidenti e la nobiltà e rivela la sua ansia d'una vita migliore e più soddisfacente. Il cuore poi della giovane Raina evidenzia come non si possano prendere troppo sul serio scelte e sentimenti. E lo stesso "soldato di cioccolata" mette in risalto come e quanto possa essere forte l'equilibrio fra prosa e poesia nella vita di tutti i giorni.

Una commedia quindi abbastanza divertente per lo spettatore, ma anche capace di proporre quesiti ancor attuali oggi e suggerire risposte. Il tutto poi preso con una serietà che non trascura mai il sorriso o il riso, tale insomma da educare ma anche invitante a non esser presa dopo tutto troppo sul serio, perché essa stessa ...non è una cosa seria.