Libera

La leggenda di Roma

di Elisabetta de Dominis

Ma è mai esistito Romolo, il fondatore di Roma? E come tutto ha avuto inizio? Gli scolari delle elementari conoscono i nomi dei sette re di Roma a menadito come li conoscevamo noi? Un tempo che ci appariva mitico ma al contempo l'inizio del nostro esistere. Mondadori ha pubblicato due splendidi volumi, a cura di Andrea Carandini, sulla "Leggenda di Roma".
Carandini insegna archeologia classica all'Università di Roma La Sapienza e ha scritto diversi saggi sulle origini di Roma. In questi volumi ha raccolto tutti i testi degli storici antichi sull'argomento, arricchendoli con note straordinarie perché aprono al lettore sia la via della certezza che quella della fantasia.

"La leggenda - spiega nell'introduzione del primo volume "Dalla nascita dei gemelli alla fondazione di Roma" - è simile a un mito. La sola differenza è che tratta ricordi storici e li rielabora". Per la maggioranza degli storici Romolo sarebbe una figura puramente mitica, ma Carandini scava nel mito fino ad arrivare al fatto storico. La saga di Roma è stata raccontata per la prima volta da Cicerone nel de re publica. Amulio, usurpa il trono di Alba Longa al fratello Numintore e ne rinchiude la figlia, Rea Silvia, nel tempio delle vestali presso il focolare dei Silvii (i discendenti di Enea) per impedirle di avere un erede. Ma il dio del focolare Marte la violenta e lei rimane incinta. Amulio la condanna a morte, tuttavia la dea Vesta intercede presso il re e la salva, così Rea Silvia finisce in prigione dove partorirà due gemelli: Romolo e Remo, un eroe e un antieroe. Poi la storia della lupa la sanno tutti e pure la lite tra i fratelli che culmina con l'uccisione di Remo. Fin qui la leggenda.

La forma più antica di regalità non era basata sulla monarchia ereditaria ma sul duello, mentre la successione parentale sembrava garantita per via femminile, tramite una principessa figlia di re, così in molti miti greci, nella Bibbia e nelle favole.
 Come Mosè, come Sargon, re accadico, l'eroe latino è figlio di una vergine e un dio. Questa nascita lo pone nella posizione di re legittimo, discendente di Enea. Le vestali custodivano un fallo sacro in un profondo recesso (penus) al centro del tempio che personificava la forza fecondatrice del fuoco, cioè di Marte sul focolare di Vesta. Se la vestale si congiungeva invece con un uomo, era impura (incesta) e veniva sepolta viva in una camera sotterranea.

Nel secondo volume "Dal ratto delle donne al regno di Romolo e Tito Tazio", Livio racconta che Roma dopo la fondazione era già forte ma sarebbe durata una sola generazione per la scarsità di donne. Romolo chiese alle popolazioni vicine alleanza e matrimoni, ma vedendo che non c'era una donna che avrebbe voluto unirsi ad un romano, architettò un inganno: diffuse la notizia che aveva ritrovato un altare sotto terra dedicato al dio Conso, "che secondo alcuni significa consigliere, infatti ancora oggi i romani chiamano consilium il consiglio, e i loro magistrati supremi consules, cioè consiglieri". Conso sarebbe, secondo Tertulliano, il dio della decisione nascosta che permise di pianificare il ratto delle sabine.

 Romolo predispose dunque dei giochi grandiosi in onore di Nettuno Equestre e i vicini sabini accorsero in massa con figli e mogli. Un tumulto sollevato ad arte durante uno spettacolo, permise ai romani di rapire le donne. I sabini guidati da Tito Tazio risposero con le armi. Ma nel frattempo i romani avevano giustificato il loro atto con la passione d'amore, conquistando il cuore delle donne, e avevano iniziato subito a trattarle con rispetto, promettendo di non fargli fare nessun lavoro fuorché quello della lana.
Insomma la necessità aveva aguzzato ai romani l'ingegno... Così mentre infuriava la battaglia, le donne si interposero fra i combattenti, la pace venne stabilita e dei due popoli si fece uno solo. Il secondo re di Roma, Numa Pompilio sarà di origine sabina.