TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Umani, perciò colpevoli

di Mario Fratti

Prima di andare in Central Park per vedermi "The Merchant of Venice" di Shakespeare, mi sono divertito a domandare a studenti ed amici quel che ricordavano di Shylock, il mercante. Ebbene, quasi tutti mi hanno detto che ricordavano, più o meno vagamente... la storia di quel feroce ebreo che, non ricevendo i soldi prestati, voleva "a pound of flesh" di un cristiano. Ebbene, il regista Daniel Sullivan ci dà una magnifica produzione in cui colpe e delitti vengono equilibrati. Originale scenografia di Mark Wendland. Un'enorme trappola di sbarre metalliche che indicano due mondi. All'interno, i ricchi cristiani che giocano alla borsa, indicata a destra, ed all'esterno il ghetto in cui vivono gli ebrei. L'idea del denaro e del profitto è presente. Eleganza e sfoggio; modesti indumenti per quelli che prestano denaro. Vengono insultati e umiliati, ma sono utilissimi. Possono fare solo quel mestiere e lo fanno bene.

La bella, ricchissima Portia (Lily Rabe) cerca un marito ricco come lei ma è velatamente interessata al giovane Bassanio (Hamish Linklater) che è povero ma innamoratissimo. Bassanio chiede al suo fedele amico Antonio (Byron Jennings) un prestito. Antonio non ha contanti a portata di mano perché le navi che trasportano le sue merci non sono ancora tornate in porto. Vanno quindi da Shylock (il sempre magnifico Al Pacino) e non gli stringono nemmeno la mano. Chiedono però soldi in prestito. Saranno restituiti entro tre mesi. Garanzia: il ritorno delle navi. Nel frattempo l'allegro Lorenzo (Bill Heck) seduce la figlia di Shylock e se la porta via con i gioielli del padre. Allegria ed irrisione mentre un padre soffre alla fuga della bella figlia Jessica (la timida, simpatica Heather Lind).

Passano tre mesi e la somma non viene restituita. Shylock, padre ferito ed ebreo costantemente umiliato, vuole la sua vendetta. Esige una grossa fetta di carne, vicina al cuore di Antonio, come da contratto. Insiste ed appare a tutti come uomo incredibilmente crudele. Gli attori che lo circondano ed il pubblico son d'accordo che è una richiesta disumana. Per una ventina di minuti odiamo Shylock. Ma vengono cambiate le carte in tavola dagli astuti cristiani.

Può avere la carne ma non può versare nemmeno una goccia di sangue cristiano. Viene sconfitto, umiliato ed in una scena crudele, costretto ad essere battezzato. Lo tuffano con violenza in una vasca. E' una scena raramente usata ma crea equilibrio. Anche i cristiani sono crudeli. Siamo tutti umani, tutti colpevoli. Rileggete il testo, se non trovate un biglietto per la rappresentazione e non ricordate solo "the pound of flesh". Caloroso successo.  Applausi a non finire.

Al teatro 59E59 altre due novità: "When We Go Upon the Sea" di Lee Blessing e "Freed" di Charles Smith. Il presidente Obama non parla mai degli otto anni che lo han preceduto, la crisi, la distruzione dell'economia, due guerre sbagliata, le torture e i crimini di guerra. Preferisce ignorarli per non metter sale sulle ferite. Ma Lee Blessing non perdona ed immagina che il presidente Bush stia per essere processato per crimini di guerra.
Lo vediamo l'ultima sera prima del processo, in una camera d'albergo in Olanda. George (l'attore Conan McCarthy, che sa imitarlo mirabilmente) è nervosissimo e si confida con Piet (Peter Schmitz), l'alto, dinoccolato olandese che lavora nell'albergo ed ha il compito di consolarlo e controllarlo in caso voglia commettere suicidio. Dialogo abile ed interessante. Rivela un uomo che non si rende conto dei danni arrecati in America. Offende gli europei che non han voglia di combattere e giustifica tutto. La guerra era necessaria per controllare il petrolio in quella regione, per vendicare i tremila morti delle Twin Towers a New York. Si rende conto che son morti poi migliaia di soldati americani e centinaia di innocenti iracheni? "Si scannavano tra loro; siamo andati a salvarli" è la sua risposta.

Piet è inizialmente servile ma gli dà ogni tanto un'abile stoccata. Gli propone poi una donna, per ricordare una bella notte prima della condanna e prigionia. George è ossessionato dal pensiero di essere spiato e fotografato; ispeziona la stanza e permette poi che venga la bella Anna-Lisa (Kim Carson). Prime carezze; George chiede a Piet di lasciarli soli. "Non posso". "Perché?" "E' mia moglie". Non era vero. Uno dei tanti scherzi con cui lo tengono in sospeso. I due insistono che non lo fanno per denaro. Solo perché sono umani ed amano consolare il prossimo, un individuo che sta per essere condannato. A George sembra ipossibile che ci sia gente così generosa e disinteressata. Sesso rumoroso nella stanza accanto, droga, ubriacatura. Aveva smesso di bere perché aveva incontrato Gesù. Ma ormai... Telefona alla moglie per dirle che tutto va bene e non ha paura. Lo terrorizzano e prendono in giro di nuovo dicendo che la moglie ha seguito tutto in televisione. Si ride molto e si applaude.

"Freed" si svolge in Athens, Ohio, negli anni 1824-1828. Lo schiavo John Newton (Sheldon Best) viene liberato da un suo protettore che lo manda all'università per essere il primo afro-americano a laurearsi in Ohio. Lento processo. John è intelligente e volenteroso. Impara. Il vero scopo di quell'educazione è mandarlo a governare la Liberia, ben lontana da casa. John si ribella e mostra dignità. Molti momenti drammatici, ben diretti da Joe Broncato.

Il miglior monologo del mese è "Batman & Robin", scritto e recitato dalla giovane Juliette Jeffers. Due parti. Nella prima è una sorella che narra la sua vita, le violenze subite ed il suo amore per il fratello. Nella seconda è il fratello che dichiara il suo desiderio di proteggere la sorella e di vendicare la violenza di cui è stata vittima. Descrive le sue avventure come uomo, l'innamoramento, il matrimono, la sua morte improvvisa. Ben presentato. Convincente.