Italiani in America

La città delle rose

di Generoso d’Agnese

Chi vi arriva oggi sa che Portland viene definita la città delle rose. Per i viaggiatori professionisti Portland è anche la città più bella degli Stati Uniti e l'aggettivo è guadagnato con merito. Raccolta nella Willamette Valley, a poca distanza dalle splendide coste americane dell'Oceano Pacifico, la capitale economica dell'Oregon (quella amministrativa ha sede a Salem) conta quasi 600mila abitanti che salgono a 2 milioni contando tutta l'area metropolitana e si fregia del festival delle rose, una manifestazione che dura 4 settimane e richiama turisti e curiosi da tutti gli Stati limitrofi. Anche i primi italiani arrivati nel Beaver State (il castoro è l'animale simbolo dello Stato) hanno intuito in questa città molte analogie con la vita europea stabilendo una testa di ponte che oggi si è trasformata in una attivissima comunità.

Una scuola italiana (costruita sul modello della scuola d'infanzia di Reggio Emilia), una squadra di calcio dal nome inequivocabile di "Azzurri", un programma radiofonico settimanale, un felice gemellaggio con Bologna e un'attiva sezione dell'UNICO (Unity, Neighborliness, Integrity, Charity, and Opportunity: sodalizio associativo nato nel 1922 sull'onda dell'indignazione per la condanna di Sacco e Vanzetti), rappresentano le vette di un'isola italiana che puntualmente si ritrova una volta all'anno nella Festa Italiana e che intorno al cibo e al gusto italiano, offerto nel centro della città, raccoglie migliaia di americani a caccia di nuove sensazioni gastronomiche e musicali.

Un successo puntualmente annunciato che trova in Lucia Galizia la protagonista assoluta della comunità tricolore in Oregon.
"Qualunque italiano cui venga chiesto chi è la persona più importante della comunità italiana, vi risponderà Lucia Galizia".
Andrea Scasso, originario di Trieste, vive a Portland dal 1991 e grazie a Lucia ha conosciuto sua moglie. Impegnato attivamente nella Scuola Italiana di Portland, è diventato anche il depositario ufficiale delle immagini di qualsiasi manifestazione italiana in quest'angolo d'America.

"A Bagnoli la mia famiglia gestiva - spiega la Galizia - un esercizio commerciale frequentato da molti militari della base americana. Io e le mie sorelle ci siamo sposate tutte con uomini americani e la mia prima tappa l'ho fatta in Ohio. Ho passato i primi anni a rimpiangere il calore e il colore di Napoli. Cercavo il contatto umano e le strade mi sembravano deserti, scrivevo febbrilmente a casa e attendevo con ansia la posta, per avere un filo teso con la mia terra di nascita. La nascita della prima figlia ha cambiato la mia vita e mi sono adattata alla vita americana ma non ho mai perso la voglia di conoscere altri italiani e mi sono iscritta appena possibile alle associazioni italiane. Conobbi però solo pochi italiani e tanti italo-americani che spesso non sapevano parlare la mia lingua. Ma fu il mio primo passo per fare nuove amicizie. E da allora non ho più smesso."

Fulcro e anima della comunità di quella che originariamente si chiamava Stumptown (la città dei ceppi d'albero), Lucia da anni conduce la trasmissione di musica e intrattenimento italiano sulla radio KB00 e aiuta tutti gli italiani che arrivano in zona alla ricerca del loro futuro.

"Pur avendo il passaporto americano io mi sento al cento per cento italiana e cucino secondo le nostre usanze napoletane, ascolto musica italiana e cerco di vedere le trasmissioni della RAI. Parlo italiano con i miei nipotini e per diversi anni ho anche tentato di comprare una casa a Bagnoli. Con gli amici ci riuniamo ogni terzo giovedì del mese per scambiarci idee e suggerimenti e per ripercorrere le nostre radici italiane. Questi incontri sono aperti a tutte le persone".

A Portland i segni italiani sono ben visibili. Cinque le associazioni che operano stabilmente sul territorio: Amici d'Italia, Associazione Toscana, Sons of Italy, Paesano Club, Portland Bologna Sister City Association e che raccolgono nei loro locali anche italiani giunti da poco tempo.

"Io collaboro con Lucia nella trasmissione radiofonica The Italian Hour, in onda la domenica mattina e credo di dare il mio piccolo contributo a questa comunità tenuta insieme dall'entusiasmo della signora Galizia".
Mariano Masolo, veneto, è arrivato  a Portland da quattro anni, spinto dalla sua passione per la Natura. Nell'Oregon infatti il particolare clima, segnato costantemente dalla pioggia, ha favorito la crescita straordinaria delle essenze arboree e di numerose varietà di piante, aspetti affascinanti per chi si occupa di vivaismo ornamentale e arboricoltura.

"Prima di venire in Oregon avevo fatto esperienza Olanda  e in Germania. Mi ero laureato a Padova in Scienze Forestali e grazie alla conoscenza delle lingue straniere sono entrato a far parte di grandi ditte vivaistiche che mi hanno chiesto di occuparmi di export. Intrecciando rapporti con colleghi di diversi paesi sono finito a Portland dove ho conosciuto mia moglie Paola, anche lei italiana di Genova, seppur con passaporto americano, e residente in Oregon da 14 anni".

Divenuto papà con l'arrivo  di Luca (che sta per compiere tre anni), Mariano Masolo si sente perfettamente a suo agio in quest'angolo verdissimo degli Stati Uniti, che vide nascere il leggendario Capo Giuseppe e la fiera opposizione dei suoi Nez Percé alla sopraffazione da parte dei soldati in giubba blu.

"Amo questo paese e nessuno mi fa sentire straniero. Ho conosciuto italiani trasferitisi per lavoro, per amore, per strani imprevisti del destino,da pochi anni o da una vita intera, felici di viverci o sempre in affanno al pensiero dell'Italia lontana, ma decisi sempre a restare qui. Italiani di seconda e terza generazione fieri delle loro radici e vogliosi di mantenere in vita le tradizioni del loro paese".

Mariano ascolta musica e legge libri italiani e non ha dubbi: il figlio parlerà italiano in casa e imparerà l'inglese all'asilo. E imparerà a mangiare rigorosamente il cibo italiano.

Anche in casa Madeddu si mangia cibo italiano, nonostante mamma Karen abbia ascendenze a stelle e strisce. Ma sopratttutto, si beve un ottimo caffè, bevanda che ha decisamente portato fortuna a un italiano giunto in Oregon dalla Sardegna.

"A 17 anni, dopo aver terminato la scuola alberghiera a Camogli, raggiunsi San Francisco per poi prendere servizio su una nave da crociera. Durante una crociera conobbi Karen  che viveva a Portland e cambiai vita. Ci sposammo nel 1981 e dopo aver lavorato come cameriere (e dopo una fallimentare esperienza come autista di limousine) conobbi un signore di Perugia che aveva fondato una compagnia di caffè chiamata Torrefazione Italia. Tostava il caffè nel suo coffee shop e vendeva a ristoranti e locali café. Diventammo amici e gli chiesi di poter provare a vendere il suo caffè in Oregon. Non avevo mai fatto il venditore ma la passione tutta italiana per il cibo, il vino e il caffè, mi resero facile entrare in contatto con i proprietari di ristoranti, hotel e negozi di generi alimentari. Inoltre insegnavo loro anche la preparazione delle bevande a base di espresso, e questo mi diede molti vantaggi sui concorrenti, tanto da permettermi di diventare direttore delle vendite statunitensi. Aprimmo 21 caffetterie e uffici di vendita tra la costa East e l'Ovest americano. Nel 1997 la compagnia fu venduta e io vi restai fino al 2002, anno in cui aprì insieme a un socio la mia compagnia a Seattle, la Caffè Umbria".

Nato a Porto Aranci, Pasquale Madeddu ha oggi all'attivo 800 clienti e gestisce due locali caffè. Il Caffè Umbria Café a Portland è diventato il punto di ritrovo della vivace comunità italiana e non rinuncia alle proprie passioni tipicamente italiane.

"A casa ovviamente si tifa per il Cagliari. In casa ho insegnato ai miei figli la lingua italiana, mentre a mia moglie è affidata l'istruzione inglese. Ma a tavola la pasta non manca mai. Così come difficilmente rinuncio al nostro viaggio annuale in Sardegna. I miei figli hanno il passaporto italiano e si sentono a loro agio nella mia terra di nascita. Io però non ce la farei a tornare a vivere stabilmente in Italia. Quando si vive fuori dai confini si perde l'abitudine alle tante complicazioni della vita italiana e noi italiani emigrati ci sentiamo spesso in contraddizione con noi stessi. Siamo  italiani e ce ne vantiamo, ci manca l'Italia e ci mancano il nostro cibo, le nostre discussioni al bar, la storia che trasuda da ogni pietra dei nostri paesi. Tra italiani ci lamentiamo spesso di molti aspetti della cultura americana e andiamo avanti per ore a discutere su qual è il posto migliore in cui vivere. Ma forse tutto questo fa parte del nostro Dna, non ci accontentiamo mai. Di sicuro sono orgoglioso delle mie origini ma grato a un paese che mi ha dato grandi opportunità professionali e personali. Forse potrei proprio dire di aver trovato l'America!"